Il Sistema Energetico Italiano tra i più efficienti in Europa: online sul sito dell’ISPRA la pubblicazione – Emissioni nazionali di gas serra –

emissione italiana gas serra

Online sul sito dell’ISPRA la pubblicazione “Emissioni nazionali di gas serra: Indicatori di efficienza e decarbonizzazione nei principali Paesi Europei”

Quello italiano è uno dei sistemi energetici più efficienti d’Europa e a minor impatto ambientale in termini di emissioni di gas serra. Un traguardo importante soprattutto se si considera che in molti paesi europei si ricorre ancora ad un forte utilizzo del nucleare.

A dimostrarlo l’ISPRA con lo studio “Emissioni nazionali di gas serra: indicatori di efficienza e decarbonizzazione nei principali Paesi Europei” che mette a confronto l’evoluzione dei sistemi energetici dell’Unione prendendo in considerazione diversi fattori (andamento economico dei vari settori produttivi, composizione del mix di fonti energetiche fossili e rinnovabili insieme al loro consumo e alle emissioni di gas serra ad esso connesse).

Il pedale dell’accelerazione nell’utilizzo di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico, solare termico, geotermico, eolico, bioenergie e rifiuti rinnovabili) l’Italia lo spinge nel 2007, portando nel 2016 la quota nazionale al 17% contro la media europea di poco superiore al 13%. Non solo. Nonostante il ruolo preponderante che ancora svolgono le fonti fossili in Italia, le emissioni di gas serra per unità di consumo di questo tipo di fonti sono tra le più basse a livello europeo (3,41 tonnellate di CO2 equivalente per ogni tonnellata equivalente di petrolio contro 3,56 tCO2eq/tep degli altri Paesi UE).

In generale nel periodo 2008-2016, le emissioni di origine energetica rappresentano mediamente l’82% delle emissioni totali, mentre quelle prodotte da processi industriali e dall’agricoltura rappresentano rispettivamente il 7,4% e il 6,5%. Gli assorbimenti dovuti alle attività forestali nel periodo 2008-2016 ammontano mediamente a 28,3 Mt CO2eq/anno.

Ancora, gli indicatori nazionali indicano un’elevata efficienza energetica ed economica: l’intensità energetica, espressa in termini di consumo interno lordo di energia per unità di PIL, è tra le più basse nei principali paesi europei, 98,50 tep contro 118,62 tep dei Paesi dell’Unione Europea nel 2016). Inoltre, le emissioni di gas serra nazionali per unità di consumo interno lordo di energia sono in linea con la media europea (2,76 tCO2eq/tep contro i 2,62 tCO2eq/tep dei Paesi UE), nonostante l’apporto di una non trascurabile quota di energia di origine nucleare ancora presente in Europa.

Emissioni e Pil in Italia non seguono lo stesso andamento: il confronto del trend delle emissioni di gas serra con quello del PIL mette in risalto il loro disaccoppiamento. Nel periodo 1990-2016, infatti, la crescita delle emissioni è stata generalmente più lenta di quella dell’economia. A giocare un ruolo fondamentale, la sostituzione di combustibili a più alto contenuto di carbonio con il gas naturale, avvenuta principalmente nel settore della produzione di energia elettrica e nell’industria, unita all’incremento della quota di energia da fonti rinnovabili.

Anche l’efficienza complessiva del sistema energetico è al di sopra della media europea: nel 2016 l’energia disponibile per i consumi finali nazionali costituisce il 78% dell’energia primaria contro il 72% della media dei Paesi UE, mostrando quindi una elevata efficienza di trasformazione energetica.

Ottimi risultati anche per l’ industria italiana: il consumo di energia finale e le emissioni di gas serra per unità di valore aggiunto, collocano l’Italia tra i paesi con i valori tra i più bassi dei 28 Stati Europei (259 tCO2/M€ a fronte di una media EU28 di 306 tCO2/M€).

Diversa, invece, la situazione del settore terziario dove si registra un’emissione per unità di valore aggiunto pari a 23 tCO2eq/M€ contro le 19 tCO2eq/M€ della media EU28. La pubblicazione si inserisce nel quadro più ampio delle attività svolte da ISPRA che riguardano i cambiamenti climatici. L’Istituto, infatti, produce annualmente l’inventario nazionale delle emissioni di gas serra, ne calcola le proiezioni sul medio e lungo periodo, fornisce il supporto tecnico-scientifico al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per valutare le politiche che riguardano la riduzione delle emissioni. Inoltre, l’ISPRA sta collaborando con il MATTM per rilanciare il coordinamento gestionale delle stazioni di monitoraggio delle concentrazioni di CO2 in atmosfera e, nel settembre scorso, ha dato avvio alle attività del progetto ICAT (Initiative on Climate Action Transparency), un progetto di supporto ai Paesi emergenti e in via di sviluppo che hanno bisogno di formazione per migliorare la trasparenza negli impegni assunti con l’Accordo di Parigi. Più recentemente, l’Istituto ha introdotto il calcolo dell’andamento delle emissioni nazionali su base trimestrale

Scuole verdi, più tempo all’aperto grazie a giardini, orti e spazi verdi.

scuole verdi

É stato depositato nei giorni scorsi il disegno di legge – Scuole verdi -, che si propone di riqualificare l’edilizia scolastica in modo da far trascorrere agli alunni delle scuole primarie più tempo all’aperto grazie a giardini, orti e spazi verdi.

É stato depositato nei giorni scorsi, anche grazie a un lungo lavoro portato avanti negli anni scorsi dalla Lipu, il disegno di legge – Scuole verdi -, che si propone di riqualificare l’edilizia scolastica in modo da far trascorrere agli alunni delle scuole primarie più tempo all’aperto grazie a giardini, orti e spazi verdi. Meno cemento, dunque, e più verde favorisce – come sostenuto anche da psicologi infantili e pediatri – un maggiore benessere in un’età cruciale, decisiva per la crescita dei nostri giovani.

Un’idea elaborata da tempo dalla Lipu che nasce pensando al movimento statunitense No child left inside, che ha ottenuto dal Governo degli Stati Uniti una legislazione e fondi per la formazione che assicurassero ai ragazzi tempo all’aperto in giardini e spazi verdi. Depositato attualmente al Senato, il disegno di legge è composto da quattro articoli, che prevedono il riconoscimento istituzionale del verde come elemento fondamentale del percorso educativo e formativo nella scuola primaria (articolo 1), la promozione concreta di adeguati spazi verdi nelle scuole primarie italiane (articolo 2), l’emanazione di un decreto ad hoc da parte del ministero dell’Istruzione (articolo 3) e la necessaria copertura finanziaria (articolo 4).

Principi che valgono non solo nei progetti di nuova edificazione di Regioni e Comuni ma anche in tutte le occasioni di ristrutturazione, riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici ospitanti scuole primarie.

Fonte: UnioneArchitetti.com

L’Emilia-Romagna punta sull’edilizia green: oltre 9,5 milioni per l’efficienza energetica

Green cities, riqualificazione urbana, città, città verdi. Sono 126 i progetti di edilizia green degli enti locali che saranno cofinanziati nel 2018 grazie al bando Por Fesr 2014-2020 di riqualificazione energetica, con oltre 9,5 milioni di fondi europei veicolati dalla Regione Emilia-Romagna. Un contributo che innescherà un investimento complessivo di circa 38 milioni di euro. Sarà così possibile rendere energeticamente più sostenibili ed efficienti edifici residenziali e strutture pubbliche quali ospedali, scuole, centri sportivi, case di riposo. Un’azione analoga era stata intrapresa dalla Regione lo scorso anno, quando un precedente bando Por Fesr aveva consentito la realizzazione di 95 interventi, con contributi per 8,8 milioni e investimenti complessivi per oltre 25 milioni di euro.

Gli interventi saranno mirati in particolare alla riduzione dei consumi energetici grazie al rinnovamento degli impianti, all’uso razionale dell’energia con sistemi di regolazione e monitoraggio e alla produzione energetica da fonti rinnovabili. I beneficiari delle risorse sono Comuni, Aziende sanitarie, Acer, Unioni di Comuni, Ministeri, Università, società a capitale interamente detenuto da enti locali e soggetti o amministrazioni pubblici in genere.

I progetti in Emilia-Romagna – I 126 interventi ammessi dal bando (che innescano investimenti complessivi per 38 milioni e 464 mila euro grazie a contributi per 9 milioni e 593 mila euro) hanno questa ripartizione territoriale: 25 progetti sono in provincia di Bologna (investimenti per 7.924.078 di euro e contributi per 1.922.020); 19 progetti in provincia di Forlì-Cesena (contributi per 1.568.556 euro e investimenti per 5.727.093); 8 progetti in provincia a Ferrara (contributi per 1.052.107 euro e investimenti per 4.313.112; 9 in provincia di Modena (contributi per 968.328 euro e investimenti per 4.562.767); 6 in provincia di Piacenza (contributi per 442.857 euro e investimenti per 1.538.040); 20 progetti in provincia di Parma (contributi per 1.481.660 euro e investimenti per 5.844.323); 10 in provincia di Ravenna (contributi per 758.863 euro e investimenti per 2.899.610); 22 in provincia di Reggio Emilia (contributi per 811.471 euro e investimenti per 3.638.129); 7in provincia di Rimini (contributi per 587.521 euro e investimenti per 2.017.608).

Biotecnologie: ENEA inventa metodo per produrre lo zafferano, una delle spezie più costose al mondo

ENEA ha brevettato un metodo biotecnologico per produrre in grandi quantità, a basso costo e con alti livelli di purezza le molecole di colore giallo-rosso dei fiori di zafferano, le cosiddette “crocine”, utilizzate storicamente come coloranti in pittura e ingredienti alimentari, ma che vantano anche proprietà antiossidanti e funzioni protettive nei confronti di malattie degenerative della retina e di alcune forme tumorali.

“Questa invenzione appare come l’unica via per produrre crocine in grandi quantità, in considerazione dell’impossibilità di ottenerle tramite sintesi chimica e della stagionalità della pianta che fiorisce solo una volta l’anno”, spiega la ricercatrice del Laboratorio Biotecnologie dell’ENEA Olivia Costantina Demurtas, una delle autrici del brevetto. “Inoltre, il metodo che abbiamo messo a punto consente di ottenere pigmenti a costi fino a 100 volte inferiori rispetto a quelli di origine naturale e con livelli di purezza tali da consentirne l’utilizzo anche in biomedicina”, conclude Demurtas.

Oltre a essere pubblicato sulla rivista del settore Plant Physiology, questo metodo biotecnologico ha consentito a Olivia Costantina Demurtas di vincere recentemente uno dei riconoscimenti del Premio “Hausmann & Co e Patek Philippe – dedicato a chi ha talento”, istituito dai celebri marchi di orologi per premiare le giovani eccellenze italiane.

Il sistema brevettato da ENEA ha permesso anche di individuare metodi innovativi di ingegneria genetica per produrre le crocine in batteri, lieviti o piante diverse dallo zafferano. Inoltre, grazie a studi sulle molecole biologiche, ENEA e l’Università di Castilla-La Mancha hanno identificato una serie di geni coinvolti nella produzione delle crocine. I risultati ottenuti nell’ambito delle attività di caratterizzazione di uno zafferano selvatico, che accumula crocine anche nella parte gialla di altri organi oltre che negli stimmi, sono stati pubblicati sulla rivista “Scientific report” del gruppo Nature.

“Attraverso l’uso di tecnologie ‘omiche’ per determinare i meccanismi che controllano la sintesi di crocine, abbiamo ottenuto una serie di geni associati all’accumulo di queste molecole e questi risultati saranno oggetto di studi futuri al fine di aumentarne la produzione”, spiega Gianfranco Diretto del Laboratorio Biotecnologie dell’ENEA.

La coltivazione dello zafferano è limitata a terreni ad altitudini superiori ai 300 m. e ogni pianta produce al massimo 3 fiori, ognuno dei quali porta al massimo 3 stigmi; inoltre tutte le operazioni di raccolta e processamento devono essere svolte manualmente. E non è tutto: lo zafferano infatti è una pianta sterile, aspetto che ne aumenta le difficoltà di miglioramento genetico e delle sue caratteristiche produttive. A causa della ridotta produzione e disponibilità e all’alto costo della manodopera, il cosiddetto “oro rosso” rappresenta una delle spezie più costose al mondo, con prezzi che possono raggiungere 30mila euro al chilo. Si calcola che per produrre una bustina di zafferano siano necessari più di 20 fiori dai quali si ricavano 60 pistilli mentre per ottenere 1 chilo di zafferano occorrano 150mila fiori e 500 ore di lavoro.

Gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche: cambia tutto!

La normativa in materia, ovvero il decreto legislativo n. 49 del 14 marzo 2014, recepisce la Direttiva Europea 2012/19/UE e obbliga tutti i produttori di AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) a farsi carico del fine vita delle stesse, secondo il principio della responsabilità estesa del produttore. Dal prossimo 15 agosto l’ambito di applicazione del decreto diventa “aperto”, il cosiddetto Open Scope: in pratica tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche rientreranno negli obblighi del Decreto RAEE, salvo alcune specifiche esclusioni (mentre prima esisteva un elenco con categorie specifiche di prodotti che rientravano nell’ambito di applicazione “chiuso”).

Ne consegue che i produttori di AEE devono innanzitutto:

  • istituire un sistema individuale o aderire a un sistema collettivo per finanziare il sistema di raccolta e smaltimento delle proprie AEE;

  • iscriversi al Registro dei Produttori di AEE e/o aggiornare i prodotti di iscrizione;effettuare le dichiarazioni annuali di immesso sul mercato al Registro.

In un’ottica di Open Scope il produttore di AEE deve fornire agli utilizzatori finali adeguate informazioni riguardanti:

  • l’obbligo di non smaltire i RAEE come rifiuti urbani misti e di effettuare la raccolta differenziata;

  • i sistemi di ritiro o di raccolta dei RAEE, nonché la possibilità e le modalità di consegna al distributore del RAEE all’atto dell’acquisto di una nuova AEE o di conferimento gratuito senza alcun obbligo di acquisto per i RAEE di piccolissime dimensioni;

  • gli effetti potenziali sull’ambiente e sulla salute umana dovuti alla eventuale presenza di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche e a una scorretta gestione delle stesse;

  • il ruolo degli acquirenti nel contribuire al riutilizzo, al riciclaggio e ad altre forme di recupero dei RAEE.

Il produttore di AEE deve fornire specifiche informazioni in materia di preparazione per il riutilizzo e di trattamento adeguato anche agli impianti di trattamento e ai centri di preparazione allo scopo di agevolare la manutenzione, l’ammodernamento e la riparazione, nonché la preparazione per il riutilizzo e il trattamento dei RAEE. Vanno indicati in particolare le diverse componenti e i diversi materiali delle AEE, nonché il punto dell’AEE in cui si trovano le sostanze e le miscele pericolose. Tali informazioni possono essere messe a disposizione in forma di manuali o attraverso strumenti elettronici.

Il produttore ha infine l’obbligo di apporre su ogni AEE:

  • il simbolo raffigurante il cassonetto barrato (conformemente a quanto riportato all’Allegato IX del D.lgs. n. 49/2014) che ha lo scopo di assicurare che i RAEE non vengano smaltiti come rifiuti urbani misti e facilitarne la raccolta differenziata;

  • il marchio di identificazione, non definito nella forma grafica, ma con un contenuto informativo minimo costituito da almeno uno dei seguenti elementi: nome del produttore (denominazione o ragione sociale) oppure logo del produttore, solo se è un marchio registrato, o numero di registrazione al Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei RAEE.

Alcune apparecchiature sono tuttavia escluse dall’Open Scope. Le esclusioni potenzialmente applicabili ai prodotti di interesse Assoclima (apparecchiature per la climatizzazione e la ventilazione) sono le seguenti:

  • installazioni fisse di grandi dimensioni, ad eccezione delle apparecchiature che non sono progettate e installate specificamente per essere parte di dette installazioni (rif. art. 3, comma 2, lettera c del D.lgs. 49/2014);

  • apparecchiature progettate e installate specificamente come parte di un’altra apparecchiatura che è esclusa o che non rientra nell’ambito di applicazione del decreto legislativo, purché possano svolgere la propria funzione solo in quanto parti di tale apparecchiatura (rif. art. 3, comma 1, lettera b) del D.lgs. 49/2014).

Le apparecchiature soggette alle prescrizioni RAEE, compresi gli apparecchi e i sistemi per la ventilazione e la climatizzazione, vanno distinte tra RAEE provenienti da nuclei domestici e RAEE professionali, così come definiti dalla Direttiva europea e dal decreto nazionale:

“RAEE provenienti dai nuclei domestici”: i RAEE originati dai nuclei domestici e i RAEE di origine commerciale, industriale, istituzionale e di altro tipo, analoghi, per natura e quantità, a quelli originati dai nuclei domestici. I rifiuti delle AEE che potrebbero essere usate sia dai nuclei domestici che da utilizzatori diversi dai nuclei domestici sono in ogni caso considerati RAEE provenienti dai nuclei domestici.

Smaltimento RAEE domestici

I cittadini possono conferire gratuitamente i propri RAEE utilizzando i servizi messi a disposizione dai comuni o dalle aziende di servizio ambientale (Centri di raccolta, stazioni mobili, ritiro a domicilio) o conferire gratuitamente i RAEE al punto vendita, usufruendo del servizio 1 contro 0 per le AEE di piccole dimensioni (lato lungo max 25 cm), oppure al momento dell’acquisto di un prodotto equivalente (1 contro 1).

Europarlamento: ENEA presenta il 7° Rapporto Annuale Efficienza Energetica

Presentato presso la sede del Parlamento europeo a Bruxelles il 7° Rapporto Annuale Efficienza Energetica dell’ENEA, che fa il punto sulle politiche nazionali nel settore e sui risultati raggiunti in Italia, inserendoli nel contesto comunitario dove l’efficienza energetica continua a rappresentare una priorità, come confermato dall’adozione del pacchetto di misure legislative “Energia pulita per tutti gli europei” e, in particolare, dalla revisione della direttiva Ue sull’efficienza energetica e dalla direttiva Ue sulle prestazioni degli edifici, in linea con gli obiettivi energetici e climatici del 2030.

La buona performance dell’Italia in termini di risultati ottenuti nel settore è stata recentemente confermata da una valutazione indipendente dell’American Council for an Energy-Efficient Economy (ACEEE) che, analizzando i dati di 25 nazioni, pone l’Italia in vetta alla classifica a pari merito con la Germania, ma con una spesa pubblica assoluta e procapite inferiore.

“L’evento di oggi è un importante momento di confronto con i principali attori del settore sugli scenari futuri oltre che sulle misure utili al fine di confermare e superare i già importanti risultati raggiunti fino ad ora, come confermato dal primo posto dell’Italia nel rapporto ACEEE”, commenta il sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa. “L’efficienza è uno dei pilastri su cui si baserà la nostra politica energetica. Per questo sarà necessario impegnarsi ancora di più per rafforzare il nostro ruolo di guida nel settore per l’Unione europea. Vogliamo arrivare quanto prima ad una roadmap dell’efficienza che sia condivisa con gli operatori di settore e con la società italiana tutta per raggiungere e se possibile superare gli obiettivi recentemente stabiliti a livello europeo”, conclude Crippa.

“I risultati raggiunti dal nostro Paese nel settore dell’efficienza energetica confermano che le misure e gli strumenti adottati seguono la direzione intrapresa dall’Unione europea in materia di decarbonizzazione”, sottolinea il presidente dell’ENEA Federico Testa. “Per accelerare ulteriormente questo processo e centrare gli obiettivi comunitari, l’ENEA ha messo in campo una serie di azioni con ricadute significative per la riduzione dei consumi, la sicurezza e la gestione più razionale degli edifici pubblici e privati e il contrasto alla povertà energetica, fenomeno che colpisce sia in Italia che in Europa la parte più vulnerabile della popolazione.

Le attività di sensibilizzazione e supporto nei confronti del cittadino, delle imprese e della Pubblica Amministrazione, svolte dall’ENEA vanno incontro all’esigenza di realizzare effettivamente le opportunità offerte dall’efficienza anche in chiave occupazionale e di competitività”, conclude Testa.

Oltre al presidente Testa e al sottosegretario Crippa, hanno partecipato alla presentazione gli europarlamentari Simona Bonafé, promotrice dell’evento, Patrizia Toia, Theresa Griffin e Dario Tamburrano, il direttore generale della DG Energia della Commissione Ue, Dominique Ristori, e il responsabile Energy Services di Eni gas e luce, Giorgio Fontana.

Energia: fusione, è made in Italy il primo componente del divertore di ITER

È made in Italy il primo prototipo dell’Inner Vertical Target, uno dei tre componenti del divertore di ITER, il grande reattore per la ricerca sulla fusione nucleare in costruzione nel Sud della Francia. Realizzato da ENEA e Ansaldo Nucleare, servirà per assemblare il divertore, l’elemento più sollecitato dal flusso termico del plasma, composto da 54 moduli in grado di sopportare un flusso termico di 20 MW per mq e temperature che raggiungono i 2mila gradi centigradi.

AL’Inner Vertical Target servirà come “bersaglio” delle particelle prodotte in eccesso dal plasma per mantenere accesa la reazione di fusione nucleare, smaltire il calore e renderlo disponibile per la produzione di energia elettrica. Pesa 5 quintali concentrati in otto tubi di lega di rame lunghi 1,8 m ricoperti di blocchi di tungsteno, un materiale con alto punto di fusione, ottima conducibilità termica e alta resistenza. Il processo di costruzione messo a punto dall’ENEA si chiama Hot Radial Pressing (HRP): in pratica il tubo in lega di rame viene accostato al blocco in tungsteno, “gonfiato” con una pressione di 60MPa (600 bar) e contemporaneamente portato a una temperatura di 600 °C.

Oltre a consentire una saldatura in grado di sopportare le più estreme condizioni di carico, la tecnologia permette il mantenimento delle caratteristiche meccaniche dei tubi in rame e la perfetta geometria della superficie rivolta al plasma, evitando ulteriori costose e pericolose lavorazioni meccaniche.

“Le pressioni e le temperature a cui avviene la giunzione possono sembrare alte, ma sono in realtà le più basse utilizzate in tutti i metodi alternativi proposti per la realizzazione di questo stesso componente”, commenta Eliseo Visca, responsabile del Laboratorio Tecnologie Speciali dell’ENEA. “Grazie a un forno hi-tech progettato nei nostri laboratori e all’esperienza decennale nella ricerca sui controlli non distruttivi, nel nostro laboratorio di Frascati abbiamo prodotto, testato e controllato tutti i tubi rivestiti di tungsteno che compongono l’Inner Vertical Target, i cosiddetti Plasma Facing Unit, divenendo un’eccellenza in campo internazionale”, precisa Eliseo Visca.

Grazie a un contratto con F4E, l’agenzia Ue responsabile delle commesse europee per il programma ITER, Ansaldo Nucleare ha lavorato all’industrializzazione del processo brevettato da Enea e ha realizzato il prototipo nelle officine di Ansaldo Energia, a Genova Campi, con il contributo degli esperti dell’ENEA e dell’azienda Walter Tosto per parte delle lavorazioni di supporto.

Nel campo della produzione della componentistica ad alta tecnologia per la fusione, complessivamente l’industria italiana si è aggiudicata contratti del valore di 1 miliardo di euro, circa il 60% del totale delle commesse europee.

“Questo risultato rappresenta un grande successo per la ricerca e l’industria italiana e dimostra ancora una volta come il Paese sia competitivo a livello mondiale in un settore fortemente high-tech, con importanti ricadute scientifiche, economiche e occupazionali”, evidenzia Aldo Pizzuto, Direttore del Dipartimento Fusione e Sicurezza Nucleare dell’ENEA.

Agenda Urbana Nazionale e Politiche di Coesione: favorire la diffusione, sul territorio, di una rete di professionisti qualificati

Attivare un concreto processo di partecipazione dei professionisti all’attuazione delle Politiche di Coesione e avviare un’azione formativa congiunta con la PA, per favorire la diffusione, sul territorio, di una rete di professionisti qualificati per attuare i progetti secondo gli standard comunitari.

E’ questo uno degli obiettivi dell’incontro-seminario “L’attuazione dell’Agenda Urbana Nazionale e la partecipazione degli Architetti PPC alle Politiche di Coesione” in programma giovedì 7 giugno dalle 9.30 alle 17.30 presso Roma Eventi – Fontana di Trevi (piazza della Pilotta 4).

La giornata di studio – promossa dal CNAPPC nell’ambito del più ampio processo di confronto avviato per preparare l’VIII Congresso Nazionale degli Architetti PPC, che si svolgerà a Roma dal 5 al 7 luglio 2018, sul tema delle Città del futuro prossimo – intende avviare un confronto tra i diversi attori delle politiche di coesione. Dopo i saluti istituzionali di Giuseppe Cappochin – presidente del Consiglio Nazionale Architetti PPC – e Paolo Galletta – Agenzia per la coesione territoriale – Dirigente ufficio 6 – le consigliere nazionali Ilaria Becco, coordinatrice dipartimento Formazione e Qualificazione Professionale del CNAPPC e Lilia Cannarella, coordinatrice dipartimento Agenda Urbana e Politiche Europee del CNAPPC, presentano il rapporto “Le politiche di coesione e la programmazione europea 2014/2020”.

A seguire gli interventi di: Paolo Galletta, Agenzia per la Coesione Territoriale; Giorgio Martini, AdG PON Metro; Sabrina Lucatelli, coordinatore Comitato Tecnico Aree Interne Dipartimento per le Politiche di Coesione Presidenza del Consiglio dei Ministri; Anna Casini, Presidente Istituto Itaca; Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente Regione Toscana e Delegato alla Commissione Regionale Soggetti Professionali; Antonio Bernardo, AdG POR FESR Regione Basilicata; Gianluca Cocco, direttore del Servizio Sostenibilità Ambientale e Sistemi Informativi (SASI) Regione Sardegna e Giuseppe Rizzuto, direttore Istituto Itaca.

Dopo la pausa pranzo sono previsti gli interventi dei rappresentanti del sistema ordinistico: ordini territoriali, federazioni e consulte regionali. Il programma dell’evento con l’elenco dei singoli interventi è scaricabile nella sezione Agenda del sito (link diretto www.awn.it/news/agenda).

Fonte: UnioneArchitetti.com

Eliminare i dazi sul fotovoltaico per aprire il mercato energetico

I dazi sul fotovoltaico, decisi dalla Commissione Europea oltre 5 anni fa per difendere il manifatturiero europeo nel settore del fotovoltaico nei confronti dell’industria cinese, non hanno sortito l’effetto desiderato: le installazioni di nuova potenza fotovoltaica in Italia come in tutta Europa si sono drasticamente ridotte, decine di migliaia di posti di lavoro sono andati perduti, l’industria solare europea ha perso in competitività e in volumi, sia nella produzione di celle che di moduli.

“Si ritiene che l’eliminazione dei dazi porterà a un incremento delle installazioni fotovoltaiche in Europa” aggiunge Paolo Rocco Viscontini, presidente di ITALIA SOLARE “consentendo al fotovoltaico di contribuire in modo significativo alla transizione energetica dalle fonti fossili alle rinnovabili mettendo al centro l’interesse del cittadino europeo. Più potenza fotovoltaica significherà ovviamente nuovi posti di lavoro, molti dei quali sostituiranno di fatto quelli che inevitabilmente andranno perduti nel settore delle fonti fossili”.

L’Europa può e deve guidare lo sviluppo tecnologico nel cosiddetto “downstream”: ingegneria dei sistemi, software e componentistica avanzata per il continuo miglioramento delle prestazioni degli impianti fotovoltaici, installazioni, monitoraggi, assistenza tecnica, integrazione del fotovoltaico negli edifici e nelle reti elettriche, oltre alla gestione ottimizzata dei flussi energetici con una presenza crescente delle rinnovabili, fotovoltaico in testa, con un ruolo crescente degli accumuli.

Per la produzione manifatturiera bisogna essere pratici: la concorrenza con i giganti cinesi è e sarà molto difficile. Infatti, le produzioni multigigawatt di celle e moduli consentono economie di scala che portano a prezzi sempre più bassi pur nel frequente conseguimento di utili a fine anno. Pensare di competere con questi grandissimi player è come pensare di voler produrre in Italia o in Europa cellulari, computer o televisori, trattandosi di componenti elettronici come sono d’altronde le stesse celle fotovoltaiche. Non è solo una questione di facilitazioni presenti in Cina e non in Europa (spesso comunque non corrispondenti a quel che si sente dire), ma è anche un problema di mercato locale (in Cina) che aiuta sostanzialmente i produttori del Sol Levante. Dei 100 GWp di impianti fotovoltaici installati nel 2017 in tutto il mondo oltre la metà sono stati installati nella sola Cina!

Bisogna tenere presente questa situazione, guidando la politica industriale italiana ed europea verso quegli ambiti in cui vale davvero la pena conquistare e difendere un proprio spazio, anche nell’upstream, a cominciare dallo sviluppo di materiali innovativi e processi industriali.

Per la produzione di massa di celle e moduli bisognerebbe fare investimenti di molti miliardi di dollari per riuscire a competere coi giganti cinesi. Trattandosi di un settore ormai caratterizzato da bassi o bassissimi margini, ne vale la pena?

Intanto, non perdiamo terreno e, anzi, cerchiamo di recuperare quello perduto, annullando al più presto i dazi che di fatto hanno portato solo ulteriori problemi a un settore che già si trovava in grande difficoltà per una gestione poco attenta del passaggio dai sussidi alla grid parity.

A ulteriore riprova della serietà di questa richiesta si ricorda che ad oggi chiedono la rimozione dei dazi 37 associazioni delle rinnovabili e del solare, 400 compagnie europee, 5 organizzazioni non governative tra le quali WWF e Greenpeace e 22 membri del parlamento (solo 4 contrari).

Fonte: UnioneIngegneri.com

Criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici

Con il Decreto 11 ottobre 2017 il Ministero dell’Ambiente indica i criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici riportati nell’allegato al decreto.