L’Emilia-Romagna punta sull’edilizia green: oltre 9,5 milioni per l’efficienza energetica

Green cities, riqualificazione urbana, città, città verdi. Sono 126 i progetti di edilizia green degli enti locali che saranno cofinanziati nel 2018 grazie al bando Por Fesr 2014-2020 di riqualificazione energetica, con oltre 9,5 milioni di fondi europei veicolati dalla Regione Emilia-Romagna. Un contributo che innescherà un investimento complessivo di circa 38 milioni di euro. Sarà così possibile rendere energeticamente più sostenibili ed efficienti edifici residenziali e strutture pubbliche quali ospedali, scuole, centri sportivi, case di riposo. Un’azione analoga era stata intrapresa dalla Regione lo scorso anno, quando un precedente bando Por Fesr aveva consentito la realizzazione di 95 interventi, con contributi per 8,8 milioni e investimenti complessivi per oltre 25 milioni di euro.

Gli interventi saranno mirati in particolare alla riduzione dei consumi energetici grazie al rinnovamento degli impianti, all’uso razionale dell’energia con sistemi di regolazione e monitoraggio e alla produzione energetica da fonti rinnovabili. I beneficiari delle risorse sono Comuni, Aziende sanitarie, Acer, Unioni di Comuni, Ministeri, Università, società a capitale interamente detenuto da enti locali e soggetti o amministrazioni pubblici in genere.

I progetti in Emilia-Romagna – I 126 interventi ammessi dal bando (che innescano investimenti complessivi per 38 milioni e 464 mila euro grazie a contributi per 9 milioni e 593 mila euro) hanno questa ripartizione territoriale: 25 progetti sono in provincia di Bologna (investimenti per 7.924.078 di euro e contributi per 1.922.020); 19 progetti in provincia di Forlì-Cesena (contributi per 1.568.556 euro e investimenti per 5.727.093); 8 progetti in provincia a Ferrara (contributi per 1.052.107 euro e investimenti per 4.313.112; 9 in provincia di Modena (contributi per 968.328 euro e investimenti per 4.562.767); 6 in provincia di Piacenza (contributi per 442.857 euro e investimenti per 1.538.040); 20 progetti in provincia di Parma (contributi per 1.481.660 euro e investimenti per 5.844.323); 10 in provincia di Ravenna (contributi per 758.863 euro e investimenti per 2.899.610); 22 in provincia di Reggio Emilia (contributi per 811.471 euro e investimenti per 3.638.129); 7in provincia di Rimini (contributi per 587.521 euro e investimenti per 2.017.608).

Biotecnologie: ENEA inventa metodo per produrre lo zafferano, una delle spezie più costose al mondo

ENEA ha brevettato un metodo biotecnologico per produrre in grandi quantità, a basso costo e con alti livelli di purezza le molecole di colore giallo-rosso dei fiori di zafferano, le cosiddette “crocine”, utilizzate storicamente come coloranti in pittura e ingredienti alimentari, ma che vantano anche proprietà antiossidanti e funzioni protettive nei confronti di malattie degenerative della retina e di alcune forme tumorali.

“Questa invenzione appare come l’unica via per produrre crocine in grandi quantità, in considerazione dell’impossibilità di ottenerle tramite sintesi chimica e della stagionalità della pianta che fiorisce solo una volta l’anno”, spiega la ricercatrice del Laboratorio Biotecnologie dell’ENEA Olivia Costantina Demurtas, una delle autrici del brevetto. “Inoltre, il metodo che abbiamo messo a punto consente di ottenere pigmenti a costi fino a 100 volte inferiori rispetto a quelli di origine naturale e con livelli di purezza tali da consentirne l’utilizzo anche in biomedicina”, conclude Demurtas.

Oltre a essere pubblicato sulla rivista del settore Plant Physiology, questo metodo biotecnologico ha consentito a Olivia Costantina Demurtas di vincere recentemente uno dei riconoscimenti del Premio “Hausmann & Co e Patek Philippe – dedicato a chi ha talento”, istituito dai celebri marchi di orologi per premiare le giovani eccellenze italiane.

Il sistema brevettato da ENEA ha permesso anche di individuare metodi innovativi di ingegneria genetica per produrre le crocine in batteri, lieviti o piante diverse dallo zafferano. Inoltre, grazie a studi sulle molecole biologiche, ENEA e l’Università di Castilla-La Mancha hanno identificato una serie di geni coinvolti nella produzione delle crocine. I risultati ottenuti nell’ambito delle attività di caratterizzazione di uno zafferano selvatico, che accumula crocine anche nella parte gialla di altri organi oltre che negli stimmi, sono stati pubblicati sulla rivista “Scientific report” del gruppo Nature.

“Attraverso l’uso di tecnologie ‘omiche’ per determinare i meccanismi che controllano la sintesi di crocine, abbiamo ottenuto una serie di geni associati all’accumulo di queste molecole e questi risultati saranno oggetto di studi futuri al fine di aumentarne la produzione”, spiega Gianfranco Diretto del Laboratorio Biotecnologie dell’ENEA.

La coltivazione dello zafferano è limitata a terreni ad altitudini superiori ai 300 m. e ogni pianta produce al massimo 3 fiori, ognuno dei quali porta al massimo 3 stigmi; inoltre tutte le operazioni di raccolta e processamento devono essere svolte manualmente. E non è tutto: lo zafferano infatti è una pianta sterile, aspetto che ne aumenta le difficoltà di miglioramento genetico e delle sue caratteristiche produttive. A causa della ridotta produzione e disponibilità e all’alto costo della manodopera, il cosiddetto “oro rosso” rappresenta una delle spezie più costose al mondo, con prezzi che possono raggiungere 30mila euro al chilo. Si calcola che per produrre una bustina di zafferano siano necessari più di 20 fiori dai quali si ricavano 60 pistilli mentre per ottenere 1 chilo di zafferano occorrano 150mila fiori e 500 ore di lavoro.

Gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche: cambia tutto!

La normativa in materia, ovvero il decreto legislativo n. 49 del 14 marzo 2014, recepisce la Direttiva Europea 2012/19/UE e obbliga tutti i produttori di AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) a farsi carico del fine vita delle stesse, secondo il principio della responsabilità estesa del produttore. Dal prossimo 15 agosto l’ambito di applicazione del decreto diventa “aperto”, il cosiddetto Open Scope: in pratica tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche rientreranno negli obblighi del Decreto RAEE, salvo alcune specifiche esclusioni (mentre prima esisteva un elenco con categorie specifiche di prodotti che rientravano nell’ambito di applicazione “chiuso”).

Ne consegue che i produttori di AEE devono innanzitutto:

  • istituire un sistema individuale o aderire a un sistema collettivo per finanziare il sistema di raccolta e smaltimento delle proprie AEE;

  • iscriversi al Registro dei Produttori di AEE e/o aggiornare i prodotti di iscrizione;effettuare le dichiarazioni annuali di immesso sul mercato al Registro.

In un’ottica di Open Scope il produttore di AEE deve fornire agli utilizzatori finali adeguate informazioni riguardanti:

  • l’obbligo di non smaltire i RAEE come rifiuti urbani misti e di effettuare la raccolta differenziata;

  • i sistemi di ritiro o di raccolta dei RAEE, nonché la possibilità e le modalità di consegna al distributore del RAEE all’atto dell’acquisto di una nuova AEE o di conferimento gratuito senza alcun obbligo di acquisto per i RAEE di piccolissime dimensioni;

  • gli effetti potenziali sull’ambiente e sulla salute umana dovuti alla eventuale presenza di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche e a una scorretta gestione delle stesse;

  • il ruolo degli acquirenti nel contribuire al riutilizzo, al riciclaggio e ad altre forme di recupero dei RAEE.

Il produttore di AEE deve fornire specifiche informazioni in materia di preparazione per il riutilizzo e di trattamento adeguato anche agli impianti di trattamento e ai centri di preparazione allo scopo di agevolare la manutenzione, l’ammodernamento e la riparazione, nonché la preparazione per il riutilizzo e il trattamento dei RAEE. Vanno indicati in particolare le diverse componenti e i diversi materiali delle AEE, nonché il punto dell’AEE in cui si trovano le sostanze e le miscele pericolose. Tali informazioni possono essere messe a disposizione in forma di manuali o attraverso strumenti elettronici.

Il produttore ha infine l’obbligo di apporre su ogni AEE:

  • il simbolo raffigurante il cassonetto barrato (conformemente a quanto riportato all’Allegato IX del D.lgs. n. 49/2014) che ha lo scopo di assicurare che i RAEE non vengano smaltiti come rifiuti urbani misti e facilitarne la raccolta differenziata;

  • il marchio di identificazione, non definito nella forma grafica, ma con un contenuto informativo minimo costituito da almeno uno dei seguenti elementi: nome del produttore (denominazione o ragione sociale) oppure logo del produttore, solo se è un marchio registrato, o numero di registrazione al Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei RAEE.

Alcune apparecchiature sono tuttavia escluse dall’Open Scope. Le esclusioni potenzialmente applicabili ai prodotti di interesse Assoclima (apparecchiature per la climatizzazione e la ventilazione) sono le seguenti:

  • installazioni fisse di grandi dimensioni, ad eccezione delle apparecchiature che non sono progettate e installate specificamente per essere parte di dette installazioni (rif. art. 3, comma 2, lettera c del D.lgs. 49/2014);

  • apparecchiature progettate e installate specificamente come parte di un’altra apparecchiatura che è esclusa o che non rientra nell’ambito di applicazione del decreto legislativo, purché possano svolgere la propria funzione solo in quanto parti di tale apparecchiatura (rif. art. 3, comma 1, lettera b) del D.lgs. 49/2014).

Le apparecchiature soggette alle prescrizioni RAEE, compresi gli apparecchi e i sistemi per la ventilazione e la climatizzazione, vanno distinte tra RAEE provenienti da nuclei domestici e RAEE professionali, così come definiti dalla Direttiva europea e dal decreto nazionale:

“RAEE provenienti dai nuclei domestici”: i RAEE originati dai nuclei domestici e i RAEE di origine commerciale, industriale, istituzionale e di altro tipo, analoghi, per natura e quantità, a quelli originati dai nuclei domestici. I rifiuti delle AEE che potrebbero essere usate sia dai nuclei domestici che da utilizzatori diversi dai nuclei domestici sono in ogni caso considerati RAEE provenienti dai nuclei domestici.

Smaltimento RAEE domestici

I cittadini possono conferire gratuitamente i propri RAEE utilizzando i servizi messi a disposizione dai comuni o dalle aziende di servizio ambientale (Centri di raccolta, stazioni mobili, ritiro a domicilio) o conferire gratuitamente i RAEE al punto vendita, usufruendo del servizio 1 contro 0 per le AEE di piccole dimensioni (lato lungo max 25 cm), oppure al momento dell’acquisto di un prodotto equivalente (1 contro 1).

Europarlamento: ENEA presenta il 7° Rapporto Annuale Efficienza Energetica

Presentato presso la sede del Parlamento europeo a Bruxelles il 7° Rapporto Annuale Efficienza Energetica dell’ENEA, che fa il punto sulle politiche nazionali nel settore e sui risultati raggiunti in Italia, inserendoli nel contesto comunitario dove l’efficienza energetica continua a rappresentare una priorità, come confermato dall’adozione del pacchetto di misure legislative “Energia pulita per tutti gli europei” e, in particolare, dalla revisione della direttiva Ue sull’efficienza energetica e dalla direttiva Ue sulle prestazioni degli edifici, in linea con gli obiettivi energetici e climatici del 2030.

La buona performance dell’Italia in termini di risultati ottenuti nel settore è stata recentemente confermata da una valutazione indipendente dell’American Council for an Energy-Efficient Economy (ACEEE) che, analizzando i dati di 25 nazioni, pone l’Italia in vetta alla classifica a pari merito con la Germania, ma con una spesa pubblica assoluta e procapite inferiore.

“L’evento di oggi è un importante momento di confronto con i principali attori del settore sugli scenari futuri oltre che sulle misure utili al fine di confermare e superare i già importanti risultati raggiunti fino ad ora, come confermato dal primo posto dell’Italia nel rapporto ACEEE”, commenta il sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa. “L’efficienza è uno dei pilastri su cui si baserà la nostra politica energetica. Per questo sarà necessario impegnarsi ancora di più per rafforzare il nostro ruolo di guida nel settore per l’Unione europea. Vogliamo arrivare quanto prima ad una roadmap dell’efficienza che sia condivisa con gli operatori di settore e con la società italiana tutta per raggiungere e se possibile superare gli obiettivi recentemente stabiliti a livello europeo”, conclude Crippa.

“I risultati raggiunti dal nostro Paese nel settore dell’efficienza energetica confermano che le misure e gli strumenti adottati seguono la direzione intrapresa dall’Unione europea in materia di decarbonizzazione”, sottolinea il presidente dell’ENEA Federico Testa. “Per accelerare ulteriormente questo processo e centrare gli obiettivi comunitari, l’ENEA ha messo in campo una serie di azioni con ricadute significative per la riduzione dei consumi, la sicurezza e la gestione più razionale degli edifici pubblici e privati e il contrasto alla povertà energetica, fenomeno che colpisce sia in Italia che in Europa la parte più vulnerabile della popolazione.

Le attività di sensibilizzazione e supporto nei confronti del cittadino, delle imprese e della Pubblica Amministrazione, svolte dall’ENEA vanno incontro all’esigenza di realizzare effettivamente le opportunità offerte dall’efficienza anche in chiave occupazionale e di competitività”, conclude Testa.

Oltre al presidente Testa e al sottosegretario Crippa, hanno partecipato alla presentazione gli europarlamentari Simona Bonafé, promotrice dell’evento, Patrizia Toia, Theresa Griffin e Dario Tamburrano, il direttore generale della DG Energia della Commissione Ue, Dominique Ristori, e il responsabile Energy Services di Eni gas e luce, Giorgio Fontana.

Energia: fusione, è made in Italy il primo componente del divertore di ITER

È made in Italy il primo prototipo dell’Inner Vertical Target, uno dei tre componenti del divertore di ITER, il grande reattore per la ricerca sulla fusione nucleare in costruzione nel Sud della Francia. Realizzato da ENEA e Ansaldo Nucleare, servirà per assemblare il divertore, l’elemento più sollecitato dal flusso termico del plasma, composto da 54 moduli in grado di sopportare un flusso termico di 20 MW per mq e temperature che raggiungono i 2mila gradi centigradi.

AL’Inner Vertical Target servirà come “bersaglio” delle particelle prodotte in eccesso dal plasma per mantenere accesa la reazione di fusione nucleare, smaltire il calore e renderlo disponibile per la produzione di energia elettrica. Pesa 5 quintali concentrati in otto tubi di lega di rame lunghi 1,8 m ricoperti di blocchi di tungsteno, un materiale con alto punto di fusione, ottima conducibilità termica e alta resistenza. Il processo di costruzione messo a punto dall’ENEA si chiama Hot Radial Pressing (HRP): in pratica il tubo in lega di rame viene accostato al blocco in tungsteno, “gonfiato” con una pressione di 60MPa (600 bar) e contemporaneamente portato a una temperatura di 600 °C.

Oltre a consentire una saldatura in grado di sopportare le più estreme condizioni di carico, la tecnologia permette il mantenimento delle caratteristiche meccaniche dei tubi in rame e la perfetta geometria della superficie rivolta al plasma, evitando ulteriori costose e pericolose lavorazioni meccaniche.

“Le pressioni e le temperature a cui avviene la giunzione possono sembrare alte, ma sono in realtà le più basse utilizzate in tutti i metodi alternativi proposti per la realizzazione di questo stesso componente”, commenta Eliseo Visca, responsabile del Laboratorio Tecnologie Speciali dell’ENEA. “Grazie a un forno hi-tech progettato nei nostri laboratori e all’esperienza decennale nella ricerca sui controlli non distruttivi, nel nostro laboratorio di Frascati abbiamo prodotto, testato e controllato tutti i tubi rivestiti di tungsteno che compongono l’Inner Vertical Target, i cosiddetti Plasma Facing Unit, divenendo un’eccellenza in campo internazionale”, precisa Eliseo Visca.

Grazie a un contratto con F4E, l’agenzia Ue responsabile delle commesse europee per il programma ITER, Ansaldo Nucleare ha lavorato all’industrializzazione del processo brevettato da Enea e ha realizzato il prototipo nelle officine di Ansaldo Energia, a Genova Campi, con il contributo degli esperti dell’ENEA e dell’azienda Walter Tosto per parte delle lavorazioni di supporto.

Nel campo della produzione della componentistica ad alta tecnologia per la fusione, complessivamente l’industria italiana si è aggiudicata contratti del valore di 1 miliardo di euro, circa il 60% del totale delle commesse europee.

“Questo risultato rappresenta un grande successo per la ricerca e l’industria italiana e dimostra ancora una volta come il Paese sia competitivo a livello mondiale in un settore fortemente high-tech, con importanti ricadute scientifiche, economiche e occupazionali”, evidenzia Aldo Pizzuto, Direttore del Dipartimento Fusione e Sicurezza Nucleare dell’ENEA.

Agenda Urbana Nazionale e Politiche di Coesione: favorire la diffusione, sul territorio, di una rete di professionisti qualificati

Attivare un concreto processo di partecipazione dei professionisti all’attuazione delle Politiche di Coesione e avviare un’azione formativa congiunta con la PA, per favorire la diffusione, sul territorio, di una rete di professionisti qualificati per attuare i progetti secondo gli standard comunitari.

E’ questo uno degli obiettivi dell’incontro-seminario “L’attuazione dell’Agenda Urbana Nazionale e la partecipazione degli Architetti PPC alle Politiche di Coesione” in programma giovedì 7 giugno dalle 9.30 alle 17.30 presso Roma Eventi – Fontana di Trevi (piazza della Pilotta 4).

La giornata di studio – promossa dal CNAPPC nell’ambito del più ampio processo di confronto avviato per preparare l’VIII Congresso Nazionale degli Architetti PPC, che si svolgerà a Roma dal 5 al 7 luglio 2018, sul tema delle Città del futuro prossimo – intende avviare un confronto tra i diversi attori delle politiche di coesione. Dopo i saluti istituzionali di Giuseppe Cappochin – presidente del Consiglio Nazionale Architetti PPC – e Paolo Galletta – Agenzia per la coesione territoriale – Dirigente ufficio 6 – le consigliere nazionali Ilaria Becco, coordinatrice dipartimento Formazione e Qualificazione Professionale del CNAPPC e Lilia Cannarella, coordinatrice dipartimento Agenda Urbana e Politiche Europee del CNAPPC, presentano il rapporto “Le politiche di coesione e la programmazione europea 2014/2020”.

A seguire gli interventi di: Paolo Galletta, Agenzia per la Coesione Territoriale; Giorgio Martini, AdG PON Metro; Sabrina Lucatelli, coordinatore Comitato Tecnico Aree Interne Dipartimento per le Politiche di Coesione Presidenza del Consiglio dei Ministri; Anna Casini, Presidente Istituto Itaca; Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente Regione Toscana e Delegato alla Commissione Regionale Soggetti Professionali; Antonio Bernardo, AdG POR FESR Regione Basilicata; Gianluca Cocco, direttore del Servizio Sostenibilità Ambientale e Sistemi Informativi (SASI) Regione Sardegna e Giuseppe Rizzuto, direttore Istituto Itaca.

Dopo la pausa pranzo sono previsti gli interventi dei rappresentanti del sistema ordinistico: ordini territoriali, federazioni e consulte regionali. Il programma dell’evento con l’elenco dei singoli interventi è scaricabile nella sezione Agenda del sito (link diretto www.awn.it/news/agenda).

Fonte: UnioneArchitetti.com

Eliminare i dazi sul fotovoltaico per aprire il mercato energetico

I dazi sul fotovoltaico, decisi dalla Commissione Europea oltre 5 anni fa per difendere il manifatturiero europeo nel settore del fotovoltaico nei confronti dell’industria cinese, non hanno sortito l’effetto desiderato: le installazioni di nuova potenza fotovoltaica in Italia come in tutta Europa si sono drasticamente ridotte, decine di migliaia di posti di lavoro sono andati perduti, l’industria solare europea ha perso in competitività e in volumi, sia nella produzione di celle che di moduli.

“Si ritiene che l’eliminazione dei dazi porterà a un incremento delle installazioni fotovoltaiche in Europa” aggiunge Paolo Rocco Viscontini, presidente di ITALIA SOLARE “consentendo al fotovoltaico di contribuire in modo significativo alla transizione energetica dalle fonti fossili alle rinnovabili mettendo al centro l’interesse del cittadino europeo. Più potenza fotovoltaica significherà ovviamente nuovi posti di lavoro, molti dei quali sostituiranno di fatto quelli che inevitabilmente andranno perduti nel settore delle fonti fossili”.

L’Europa può e deve guidare lo sviluppo tecnologico nel cosiddetto “downstream”: ingegneria dei sistemi, software e componentistica avanzata per il continuo miglioramento delle prestazioni degli impianti fotovoltaici, installazioni, monitoraggi, assistenza tecnica, integrazione del fotovoltaico negli edifici e nelle reti elettriche, oltre alla gestione ottimizzata dei flussi energetici con una presenza crescente delle rinnovabili, fotovoltaico in testa, con un ruolo crescente degli accumuli.

Per la produzione manifatturiera bisogna essere pratici: la concorrenza con i giganti cinesi è e sarà molto difficile. Infatti, le produzioni multigigawatt di celle e moduli consentono economie di scala che portano a prezzi sempre più bassi pur nel frequente conseguimento di utili a fine anno. Pensare di competere con questi grandissimi player è come pensare di voler produrre in Italia o in Europa cellulari, computer o televisori, trattandosi di componenti elettronici come sono d’altronde le stesse celle fotovoltaiche. Non è solo una questione di facilitazioni presenti in Cina e non in Europa (spesso comunque non corrispondenti a quel che si sente dire), ma è anche un problema di mercato locale (in Cina) che aiuta sostanzialmente i produttori del Sol Levante. Dei 100 GWp di impianti fotovoltaici installati nel 2017 in tutto il mondo oltre la metà sono stati installati nella sola Cina!

Bisogna tenere presente questa situazione, guidando la politica industriale italiana ed europea verso quegli ambiti in cui vale davvero la pena conquistare e difendere un proprio spazio, anche nell’upstream, a cominciare dallo sviluppo di materiali innovativi e processi industriali.

Per la produzione di massa di celle e moduli bisognerebbe fare investimenti di molti miliardi di dollari per riuscire a competere coi giganti cinesi. Trattandosi di un settore ormai caratterizzato da bassi o bassissimi margini, ne vale la pena?

Intanto, non perdiamo terreno e, anzi, cerchiamo di recuperare quello perduto, annullando al più presto i dazi che di fatto hanno portato solo ulteriori problemi a un settore che già si trovava in grande difficoltà per una gestione poco attenta del passaggio dai sussidi alla grid parity.

A ulteriore riprova della serietà di questa richiesta si ricorda che ad oggi chiedono la rimozione dei dazi 37 associazioni delle rinnovabili e del solare, 400 compagnie europee, 5 organizzazioni non governative tra le quali WWF e Greenpeace e 22 membri del parlamento (solo 4 contrari).

Fonte: UnioneIngegneri.com

Criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici

Con il Decreto 11 ottobre 2017 il Ministero dell’Ambiente indica i criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici riportati nell’allegato al decreto.

Energia, Bolzano e Oristano tra le quaranta città al 100% rinnovabili

Nel mondo ci sono oltre 100 centri urbani alimentati almeno al 70% da fonti green. L’Italia vanta due punte di diamante – nel più ristretto gruppo di quaranta – che derivano il 100% dell’elettricità senza ricorso alle fonti fossili.

MILANO – Bolzano e Oristano paladine italiane delle rinnovabili nel mondo. Sul globo ci sono oltre cento città che dichiarano di ottenere almeno il 70 per cento dell’energia che le muove dalle fonti rinnovabili. E ce ne sono quaranta che sono alimentate interamente dalle fonti verdi, tra le quali rientrano appunto la provincia autonoma dell’estremo nord e il capoluogo della Sardegna centrale.

I dati sono stati diffusi dalla organizzazione non-profit Cdp, precedentemente nota come Carbon Disclosure Project, che copre 570 città del mondo raccogliendo da loro le informazioni sulla tematica energetica.

Fonti quali l’idroelettrico, il geotermico, il solare e l’eolico sono ampiamente maggioritarie nella propulsione di grandi centri come Auckland (Nuova Zelanda), Nairobi (Kenya), Oslo (Norvegia), Seattle (USA) e Vancouver (Canada). La lista completa di città rinnvoabili almeno al 70% si è allungata più del doppio rispetto al 2015, quando erano solo 42 città a dichiarare di aver raggiunto il 70% di alimentazione da fonti pulite. “Tra le città che, secondo i dati Cdp, possono invece possono vantare di essere alimentate al 100% da energia rinnovabile, ci sono le italiane Bolzano Oristano. La prima ricava la propria elettricità al 100% da fonti idroelettriche e ha già in atto un programma di generale riduzione delle proprie emissioni del 23% entro il 2020. Il capoluogo sardo invece ricava la propria energia da un mix di idroelettrico e solare”, dice una nota di Cdp.

Tra i maggiori centri urbani interamente rinnovabili del mondo, invece, si citano Burlington nel Vermont (Usa) che ricava l’elettricità da eolico, solare, idroelettrico e biomasse, il tutto gestito da una utility locale su una rete proprietaria; o ancora la capitale islandese Reykjavik che deve la sua virtuosità a idroelettrico e geotermico. L’altra città del Vecchio continente a essere interamente green è la svizzera Basilea, quindi l’Italia è l’unica nazione Ue con questa doppia rappresentanza.

“I dati CDP 2017 mettono in evidenza come le città stiano intensificando le azioni contro i cambiamenti climatici, con un significativo aumento dei report ambientali, degli obiettivi di riduzione delle emissioni e dei piani di azione per il clima fin dal 2015, in seguito all’Accordo di Parigi per limitare il riscaldamento globale a meno di 2 gradi”, dice l’organizzazione. I dati arrivano per altro insieme all’annuncio da parte di UK100, network di amministrazioni locali britanniche, “dell’impegno di oltre 80 tra città e paesi del Regno Unito di completare la transizione al 100% alle fonti rinnovabili entro il 2050. Tra i sottoscrittori figurano Manchester, Birmingham, Newcastle, Glasgow e 16 distretti amministrativi di Londra”. Percorso già iniziato, ad esempio, negli Usa da oltre cinquanta municipalità. Secondo Cdp, nel mix delle fonti 275 città dichiarano di utilizzare energia idroelettrica, 189 eolica e 184 solare. Altre 164 utilizzano biomasse e 65 fonti geotermiche.

Le città del mondo alimentate da energie rinnovabili – Città che dichiarano di utilizzare almeno il 70% di energia da fonti rinnovabili
Città Paese Regione
Bangangté Cameroon Africa
Foumban Cameroon Africa
Addis Ababa Ethiopia Africa
Kisumu Kenya Africa
Nairobi Kenya Africa
Nakuru Kenya Africa
Quelimane Mozambique Africa
Dar es Salaam United Republic of Tanzania Africa
Harare Zimbabwe Africa
Inje South Korea East Asia
Ærøskøbing Denmark Europe
Gladsaxe Kommune Denmark Europe
Akureyri Iceland Europe
Reykjavík Iceland Europe
Bolzano Italy Europe
Oristano Italy Europe
Arendal Norway Europe
Bærum Kommune Norway Europe
Oslo Norway Europe
Braga Portugal Europe
Cascais Portugal Europe
Fafe Portugal Europe
Moita Portugal Europe
Porto Portugal Europe
Alba-Iulia Romania Europe
Ljubljana Slovenia Europe
Stockholm Sweden Europe
Basel Switzerland Europe
Lausanne Switzerland Europe
Nyon Switzerland Europe
Stadt Zürich Switzerland Europe
Angra dos Reis Brazil Latin America
Aparecida Brazil Latin America
Aracaju Brazil Latin America
Assis Brazil Latin America
Belém Brazil Latin America
Belo Horizonte Brazil Latin America
Birigui Brazil Latin America
Brasília Brazil Latin America
Brotas Brazil Latin America
Brusque Brazil Latin America
Cabreúva Brazil Latin America
Cajamar Brazil Latin America
Campinas Brazil Latin America
Campos de Goytacazes Brazil Latin America
Canoas Brazil Latin America
Capivari Brazil Latin America
Caxias do Sul Brazil Latin America
Cerquilho Brazil Latin America
Curitiba Brazil Latin America
Estância Climática de São Bento do Sapucaí Brazil Latin America
Estância Hidromineral de Águas de São Pedro Brazil Latin America
Estância Turística de Guaratinguetá Brazil Latin America
Estância Turística de ITU Brazil Latin America
Extrema Brazil Latin America
Fernandópolis Brazil Latin America
Florianópolis Brazil Latin America
Goiânia Brazil Latin America
Jaboatão dos Guararapes Brazil Latin America
Limeira Brazil Latin America
Lorena Brazil Latin America
Maceió Brazil Latin America
Mairiporã Brazil Latin America
Montes Claros Brazil Latin America
Niterói Brazil Latin America
Nova Odessa Brazil Latin America
Palmas Brazil Latin America
Salvador Brazil Latin America
Santos Brazil Latin America
São Caetano Brazil Latin America
São Gonçalo Brazil Latin America
São João da Boa Vista Brazil Latin America
São José do Rio Preto Brazil Latin America
São José dos Campos Brazil Latin America
Tatuí Brazil Latin America
Uberlândia Brazil Latin America
Vinhedo Brazil Latin America
Vitória Brazil Latin America
Temuco Chile Latin America
Bogotá Colombia Latin America
Ibagué Colombia Latin America
Medellín Colombia Latin America
Santiago de Cali Colombia Latin America
Quito Ecuador Latin America
León de los Aldamas Mexico Latin America
Chorrera Panama Latin America
Asunción Paraguay Latin America
Alcaldía de Córdoba Venezuela Latin America
Montreal Canada North America
North Vancouver Canada North America
Prince George, BC Canada North America
Vancouver Canada North America
Winnipeg Canada North America
Aspen USA North America
Burlington USA North America
Eugene USA North America
Seattle USA North America
Hobart Australia South Asia and Oceania
Auckland New Zealand South Asia and Oceania
Kapiti Coast New Zealand South Asia and Oceania
Wellington New Zealand South Asia and Oceania

Fonte: Repubblica.it

Safe School 4.0: l’app che misura la vulnerabilità energetico-strutturale degli edifici scolastici

Safe School 4.0 è l’applicazione per smartphone e tablet in grado di misurare la vulnerabilità energetico-strutturale degli edifici scolastici per programmare e gestire in modo più economico e sostenibile gli interventi di riqualificazione e manutenzione degli immobili adibiti ad uso scolastico.

Safe School 4.0 è l’applicazione per smartphone e tablet in grado di misurare la vulnerabilità energetico-strutturale degli edifici scolastici per programmare e gestire in modo più economico e sostenibile gli interventi di riqualificazione e manutenzione degli immobili adibiti ad uso scolastico.

Nel darne notizia nella rubrica online @Eneainforma, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile spiega che inserendo le informazioni nelle apposite sezioni dell’applicativo, è possibile evidenziare: un report dei rilievi completo di foto; il livello della classe di merito energetica e degli interventi per ottimizzarne la prestazione; gli elementi di vulnerabilità strutturale e il livello di intervento richiesto per migliorare la sicurezza dell’edificio.

In particolare l’indagine strutturale si articola in tre sezioni:

  • Pericolosità del sito – registra i dati per valutare la pericolosità sismica del luogo di ubicazione della scuola;
  • Vulnerabilità – La struttura dei dati richiesti è ispirata alle schede di valutazione della Vulnerabilità Sismica redatte dal Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti (GNDT) e prevede delle sotto sezioni distinte per le due tipologie principali di edifici esistenti: C.A. e muratura;
  • Livello di intervento – Riepiloga quali sono gli aspetti più critici fino a definire il livello degli interventi necessari per migliorare le capacità dell’edificio.

Per quanto riguarda l’indagine energetica compilando i dati di input richiesti nelle diverse sezioni dell’applicativo, si ottengono i seguenti risultati finali:

  • il report del rilievo eseguito in formato editabile (completo di foto e riferimenti ad elaborati progettuali analizzati in fase di sopralluogo);
  • il livello della Classe di merito energetica (per riscaldamento ed elettrica) e l’elenco degli interventi necessari per migliorarne la prestazione;
  • il livello di Intervento ed il livello di priorità, evidenziando situazioni critiche dal punto di vista strutturale e permettendo una prima valutazione delle priorità di intervento;
  • un file in formato .xml contenente tutte le informazioni inserite dal tecnico, che verrà utilizzato da ENEA per creare una piattaforma informatica di pianificazione strategica per l’attuazione di interventi di sicurezza e di riqualificazione energetica per le scuole.

Fonte: UnioneIngegneri.com