RLS quando va nominato

All’interno del D.Lgs. 81/2008, vi sono anche le indicazioni per eleggere uno o più Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) in azienda.

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è il portavoce dei lavoratori all’interno di un’azienda. Viene eletto dai lavoratori e rimane in carica, di norma, per 3 anni. Alla scadenza di questo periodo, può essere eletto di nuovo.

Eleggere un RLS è obbligatorio?

L’elezione di un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è obbligatoria in ogni azienda con almeno un lavoratore. Nelle aziende che non superano i 15 lavoratori, l’RLS viene designato scegliendo un membro dello staff interno, mentre, quando si supera questa cifra, solitamente si preferisce eleggere l’RLS tra le rappresentanze sindacali.

Un altro adempimento a cui bisogna prestare attenzione è il numero di rappresentati dei lavoratori da eleggere, il quale varia in base alla formazione aziendale:

  • si elegge un solo Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende con al massimo 200 lavoratori;
  • si eleggono tre Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende con al massimo 1000 lavoratori;
  • si eleggono sei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende più di 1000 lavoratori.

L’elezione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza avviene di norma in corrispondenza della giornata nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro (in Italia è il 28 aprile).

L’elezione di un Rappresentante dei Lavoratori è un diritto dei dipendenti aziendali, ma non è un obbligo. L’articolo 47 del D.Lgs 81/2008 infatti non specifica l’esistenza di sanzioni in merito alla mancata elezione di questa figura.

Le sanzioni scattano solo nel caso in cui il Datore di lavoro non richieda il nominativo del Rappresentante scelto dai lavoratori. A questo punto, l’INAIL assegnerà Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale.

Chi è l’RLS?

Secondo l’articolo 50 del D.lgs. 81/08, l’RLS ha dei compiti specifici:

  • affianca il Datore di Lavoro nella valutazione dei rischi;
  • affianca il Datore di Lavoro sulla designazione del RSPP, degli addetti antincendio, degli addetti al Primo soccorso e del medico competente;
  • viene consultato in merito all’organizzazione della formazione e ispezioni;
  • verifica che le misure di prevenzione e protezione dai rischi siano idonee a garantire l’incolumità dei lavoratori. In caso contrario, è autorizzato a contattare le autorità competenti;
  • può consultare il documento valutazione dei rischi e accedere ai luoghi in cui si svolgono le lavorazioni;
  • può approfittare di un monte ore di permessi retribuiti per agevolare lo svolgimento della sua attività.

Quando non si elegge un RLS?

L’RLS si può non eleggere solo in alcuni casi:

  • Imprese familiari
  • Aziende dove sono impiegati solo lavoratori a progetto
  • Lavoratori a domicilio.

Obblighi del Datore di Lavoro nei confronti dell’RLS

Il Datore di lavoro ha l’obbligo di formare l’RLS e di comunicare all’INAIL su chi è ricaduta la scelta.

Il corso di formazione per RLS consiste in 32 ore, con corso di aggiornamento RLS annuale di sole 4 ore. Queste lezioni vertono su argomenti legati alla sicurezza sui luoghi di lavoro: prevenzione dei rischi, principi giuridici comunitari in materia di salute e sicurezza sul lavoro, obblighi delle varie figure professionali, comunicazione tra dipendenti e dirigenti.

La formazione dell’RLS può avvenire anche a distanza, in quanto non sono previste esercitazioni pratiche.

Per quanto riguarda la comunicazione dell’elezione all’INAIL, il datore di lavoro è obbligato a renderla nota tramite via telematica, come specificato dall’articolo 18 del decreto legislativo 81/2008.

Quali rischi valutare nei luoghi di lavoro

La valutazione dei rischi sui luoghi di lavoro mira a raccogliere informazioni circa tutte le fonti di pericolo presenti in un’impresa, azienda, attività, ufficio ecc. che possano causare danni alla salute dei lavoratori.

I rischi che un’azienda presenta sono diversi in base alle attività svolte. Per esempio, i lavoratori all’interno di un ufficio sono esposti a pericoli differenti rispetto a quelli di una falegnameria. Tuttavia, a prescindere dal tipo di attività, è obbligatorio che il datore di lavoro esamini attentamente i potenziali rischi presenti nella propria azienda.

Alla fine di questa valutazione, il datore di lavoro si impegna a redigere un documento, il DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) che va periodicamente aggiornato, ricorrendo determinate condizioni. Deve essere per legge registrato su un supporto informatico e contenere data certa e la firma del datore di lavoro, del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e del medico competente, ove sia stato nominato.

Quali sono i rischi e i pericoli che vanno valutati nella redazione del DVR?

Pericoli e rischi legati al posto di lavoro

L’analisi e la valutazione dei rischi presenti sul posto di lavoro servono per garantire un ambiente di lavoro sicuro e lontano dai pericoli.

Innanzitutto, distinguiamo il rischio dal pericolo:

  1. Il rischio è il prodotto derivante dalla probabilità che accada un evento e le sue conseguenze;
  2. Il pericolo è un oggetto o una situazione che può recare danno.

Per realizzare il DVR è bene tenere conto di entrambi e comprendere quali siano i lavoratori maggiormente esposti. Rischi e pericoli su un luogo di lavoro dipendono dall’ambiente, dalle attrezzature, dalle attività svolte, dalle materie prime che si trattano, dalle condizioni del luogo, dai macchinari e molto altro.

Partendo da questa premessa, sono individuabili diversi rischi sul luogo di lavoro: meccanici, elettrici, chimici, biologici, fisici, incendio ed esplosione, ergonomici, organizzativi, psico-sociali.

E’ bene non sottovalutare alcun dettaglio, mentre si esaminano questi possibili pericoli. Di alcuni, il datore di lavoro potrebbe non rendersene conto subito. Per esempio, un’areazione scorretta dell’ambiente di lavoro potrebbe causare influenza o raffreddori costanti nei lavoratori durante la stagione invernale.

E’ vero, non si tratta di un rischio grave come una contaminazione chimica o un incendio, ma va a nuocere alla salute del lavoratore e alla produttività dell’azienda.

E’ bene, dunque, non dare nulla per scontato e registrare nel DVR qualsiasi fonte di rischio o pericolo presente in azienda.

Aggiornamento DVR

Il documento di valutazione dei rischi è da aggiornare ogni volta che avvengono dei cambiamenti nell’ambiente di lavoro, trasferimenti, aggiunta di nuovi settori produttivi e molto altro.

Valutazione dei sistemi di prevenzione

Il DVR serve per predisporre strategie di prevenzione ed educazione del personale, affinché non si verifichino danni. E’ bene prendere le misure necessarie per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori, ma anche la produttività dell’impianto.

Questo si traduce con corsi di formazione in materia di sicurezza sul lavoro e l’adozione di strumenti di protezione personale.

Queste misure vanno poi verificate e migliorate, con la conseguente modifica del Documento di Valutazione dei Rischi.

formazione finanziata

Ogni azienda è consapevole dell’importanza della formazione dei dipendenti.

Molte, per offrire corsi gratuiti al proprio personale, si avvalgono dei fondi paritetici interprofessionali. Questi sono organismi finanziati dalle aziende stesse, che decidono di destinare lo 0,30% della retribuzione dei lavoratori ai fondi professionali piuttosto che all’INPS. La quota è comunque obbligatoria quando si pagano i contributi e molte imprese decidono di investirla in modo intelligente: nella formazione del personale.

I Fondi Paritetici Interprofessionali, secondo quanto previsto dalla Legge 388/2000, raccolgono la quota versata dalle aziende e ridistribuiscono il totale tra i loro iscritti, con l’obiettivo di promuovere le attività di formazione rivolte ai lavoratori occupati.

Insomma, l’azienda versa una quota annuale ai Fondi Paritetici Interprofessionali e l’organo fa sì che quanto versato le sia offerto indietro sotto forma di corsi di formazione relativi alle attività aziendali.

Come aderire a un fondo interprofessionale

Aderire a un fondo paritetico interprofessionale è abbastanza semplice:

  • Si possono affidare le procedure a un servizio esterno, che si occupa di tutto il procedimento di iscrizione, dalla scelta del fondo paritetico interprofessionale alla certificazione del percorso di formazione realizzato;
  • Oppure si aderisce direttamente, compilando gli appositi moduli da presentare all’INPS, indicando quale Fondo Paritetico Interprofessionale si vuole finanziare e quanti dipendenti necessitano della formazione.

L’adesione ha, in ogni caso, validità annuale ed è sempre possibile presentare la revoca. Inoltre, non sono previsti costi di adesione o ulteriori quote sul versamento del contributo dello 0,30%.

E’ possibile anche aderire a un nuovo fondo: basta presentare la revoca d’iscrizione a quello attuale e trasferire il 70% delle somme confluite nel triennio precedente, al nuovo fondo. Tuttavia, questa possibilità è offerta solo alle medie e grandi imprese e solo se hanno accumulato un fondo superiore ai 3000 euro.

Vantaggi di aderire a un Fondo Paritetico Interprofessionale

Le imprese che scelgono di non aderire ai Fondi Paritetici Interprofessionali devono comunque versare all’INPS il contributo dello 0,30% della retribuzione dei lavoratori. Molte aziende scelgono, quindi, di non lasciarsi sfuggire l’occasione di offrire ai dipendenti una maggiore formazione, che potrebbe incidere positivamente sui profitti.

  1. Il vantaggio più evidente dell’adesione a un Fondo Paritetico Interprofessionale è quello di poter investire la quota dello 0,30% direttamente nella formazione dei propri dipendenti aziendali, piuttosto che versarla all’INPS.
  2. Esistono 18 Fondi Interprofessionali tra cui scegliere, dedicati a settori come banche, industrie, turismo o terziario, e pensati per tutte le figure professionali: dirigenti, artigiani, consulenti, ecc.
  3. La formazione dei dipendenti consente di rendere l’impresa più competitiva nel mercato di riferimento.
  4. I Fondi Interprofessionali consentono di risparmiare sui corsi di formazione per i lavoratori e di investirli altrove.
  5. Aspetto da non sottovalutare, è poi il grado di fidelizzazione offerta ai dipendenti, i quali si sentono più coinvolti nella crescita aziendale e nella possibilità di trovare nuovi sbocchi lavorativi.

Conclusioni: scegliere il Fondo Interprofessionale a cui aderire

La decisione del Fondo Paritetico Interprofessionale a cui aderire è legata ad alcuni criteri:

  1. Al settore di appartenenza, perché i Fondi Interprofessionali sono pensati per diversi ambiti e figure professionali;
  2. ai bisogni formativi dell’azienda;
  3. alle leggi in vigore in materia di lavoro e sicurezza;
  4. al tipo di contratto applicato ai dipendenti;
  5. alla modalità di erogazione dei finanziamenti. Infatti, alcune aziende devono presentare il proprio piano formativo entro il termine indicato nel bando e superare la valutazione di una commissione, altre dispongono di un Conto Formazione Aziendale dal quale l’azienda può prelevare le somme versate e utilizzarle, nei limiti di finanziamento stabiliti dal Fondo, come meglio crede. Altre aziende, ancora, dispongono del Conto Formazione Aggregato, un fondo di denaro comune in cui diverse imprese decidono di cumulare i versamenti;
  6. alla classe dimensionale dell’azienda, in quanto è più facile che le grandi aziende riescano a finanziare la formazione solo con i propri guadagni.

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    Il Super Bonus 110% è una misura di incentivazione, introdotta dal decreto-legge “Rilancio” del 19 maggio 2020, che punta a rendere più efficienti e sicure le abitazioni. Esso è stato varato per consentire ai cittadini e alle imprese di effettuare lavori a costo zero, purché siano finalizzati al risparmio energetico e all’adeguamento sismico, e vengano iniziati tra 1° luglio 2020 e il 30 giugno 2022.

    Quali obblighi per chi lavora in cantiere?

    Secondo il D.lgs. 81/08 i professionisti e i lavoratori devono seguire dei corsi obbligatori, finalizzati a garantire la sicurezza nei cantieri. L’art. 37 del Decreto dispone: Il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza. Con particolare riferimento a:

    1. a) concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza; b) rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda.

    Questo vale per aziende, professionisti e impiantisti.

    Requisiti per professionisti

    • L’APE, ovvero il certificato di prestazione energetica, è un documento che consente di avere tutte le informazioni su com’è stato costruito un edificio, sia sotto il profilo dell’isolamento termico, che del consumo energetico. Per redigere questi certificati, il tecnico abilitato deve aver seguito un corso di certificazione energetica, conseguendo il relativo attestato.
    • Per garantire il rispetto di tutte le norme sulla sicurezza nei cantieri, il professionista deve aver seguito il corso obbligatorio di Coordinatore della Sicurezza, nonchè i relativi Aggiornamenti, ogni 5 anni.

    Requisiti per aziende

    • Per poter accettare l’incarico, e dunque effettuare i lavori con il Superbonus, le imprese oltre a produrre il DURC (Documento unico di regolarità contributiva), sono obbligate ad adempiere agli obblighi formativi di cui al D.lgs. 81/08, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, per i dipendenti.

    Requisiti per impiantisti

    • Per poter rilasciare le Dichiarazioni di Conformità sugli impianti, gli impiantisti sono obbligati ad adempiere agli obblighi formativi di cui al DM 37/08.

    Agatos Service fornisce pacchetti completi di corsi, per adempiere agli obblighi formativi previsti dalla legge. I corsi si distinguono in base al livello di rischio dell’azienda, sia esso basso, medio o alto.

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    I corsi di Agatos Service per il Superbonus 110%

    Corsi di Formazione per Aziende

    • CORSO RSPP DATORI DI LAVORO, per preparare i datori di lavoro alla corretta valutazione dei rischi delle proprie aziende.
    • CORSO FORMAZIONE GENERALE LAVORATORI, obbligatorio per tutti i lavoratori, riguardante la salute, la sicurezza e la prevenzione sul posto di lavoro.
    • CORSO RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA – RLS, per quei dipendenti eletti o designati per rappresentare i lavoratori per quanto riguarda gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro.
    • CORSO FORMAZIONE LAVORATORI PARTE SPECIFICA, destinato ad aziende a basso, medio e alto rischio. Lo scopo è quello di far apprendere ai lavoratori i rischi che possono insorgere sul luogo di lavoro, nonchè tutte le misure di prevenzione e protezione da adottare per salvaguardare la propria salute e sicurezza.

    Corsi di Formazione per Professionisti

    • CORSI DI CERTIFICAZIONE:
      • ArchiCad e BIM, per architetti, geometri e progettisti che si apprestano a utilizzare tali i software;
      • Progettazione di un sistema solare termico e fotovoltaico: per fornire ai professionisti del settore la preparazione tecnica necessaria per giungere all’efficienza energetica degli impianti;
      • Certificazione energetica degli edifici: destinata ai professionisti che hanno a che fare con valutazioni energetiche e gli APE;
      • Progettazione di un sistema eolico: per i lavoratori che ricoprono ruoli di natura economica e tecnica nella progettazione dei sistemi eolici.
    • CORSI DI AGGIORNAMENTO:
      • Fonti Energia Rinnovabile: Macrotipologia elettrica o termoidraulica

    Corsi di Formazione per Impiantisti

    • PATENTINO PER FRIGORISTA, ovvero per le figure professionali che si occupano di installazione, manutenzione e riparazione su apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento d’aria, pompe di calore, di controllo perdite e di recupero gas.
    • Corsi di aggiornamento FER, macrotipologia elettrica o termoidraulica, obbligatorio per tutti i Responsabili Tecnici, ai sensi del D. Lgs. 28/2011.
    apprendistato

    L’apprendistato è un contratto di lavoro con carattere formativo: infatti, all’interno di un ambiente di lavoro, l’apprendista svolge un compito e viene retribuito per questo, ma si sottopone anche a ore di formazione attraverso l’ascolto di colleghi, superiori e altre figure professionali, interne o esterne all’azienda.

    La formazione, in particolare, prevede una durata variabile in base alla tipologia di apprendistato, come vedremo fra poco. Avviene inoltre: tramite l’affiancamento di un tutor, con brevi corsi interni all’azienda o con incontri che si svolgono all’esterno, presso strutture formative specializzate.

    L’obiettivo dell’apprendistato è quello di garantire all’apprendista la formazione necessaria per acquisire competenze professionali inerenti al ruolo e alle mansioni per cui è stato assunto.

    Differenze tra stage e apprendistato

    Sia stage che apprendistato sono rivolti a giovani studenti che entrano nel mondo del lavoro e devono imparare una professione. Tuttavia, persistono delle differenze:

    • il tirocinio non è un contratto di lavoro, mentre l’apprendistato sì
    • lo stage è il consolidamento di abilità acquisite durante il percorso scolastico, mentre l’apprendistato è l’inserimento in una realtà aziendale attraverso la formazione
    • lo stage non prevede un diritto alla retribuzione, mentre l’apprendistato sì
    • lo stage non prevede diritti a ferie, malattia, maternità ecc. l’apprendistato sì

    Tipi di apprendistato

    In Italia, esistono tre tipi di apprendistato:

    1. Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale. Questo modello permette di proseguire gli studi mentre ci si forma all’interno di una realtà aziendale. La durata massima per questo apprendistato è di quattro anni e accompagna il giovane fino al conseguimento del diploma. Possono essere considerati apprendisti i ragazzi dai 15 ai 25 anni d’età
    2. Apprendistato professionalizzante. Consente di qualificarsi per una precisa mansione e può durare massimo 5 anni. I giovani che possono essere assunti tramite questa modalità hanno età compresa tra i 17 (solo in caso di possesso di qualifica professionale, altrimenti l’età minima è 18 anni) e i 29 anni.
    3. Apprendistato di alta formazione e ricerca. Viene utilizzato per conseguire diversi livelli di titoli di studio, o per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche. Le età di assunzione sono le stesse dell’apprendistato professionalizzante.

    Durata e retribuzione dell’apprendistato

    La retribuzione di un contratto di apprendistato varia in base a dei criteri:

    • alla tipologia dell’apprendistato (2 mila euro all’anno nel caso di minorenni e di 3 mila per i maggiorenni per l’apprendistato qualificante, 60% della retribuzione prevista per il proprio livello di assunzione per quello professionalizzante e in base al livello di inquadramento nel caso dell’apprendistato di ricerca);
    • alla qualifica da conseguire;
    • alla mansione.

    La retribuzione, comunque, è destinata ad aumentare fino a raggiungere quella di un lavoratore qualificato. Il trattamento fiscale dell’apprendista è agevolato perché prevede un’aliquota ridotta. All’apprendista, come accennato poco fa, spettano i diritti di tutti gli altri lavoratori dipendenti: copertura assistenziale e previdenziale, ammortizzatori sociali, ferie, malattie ecc.

    Anche la durata dell’apprendistato varia in base alle tre tipologie, alle qualifiche ed esperienze. Per esempio, l’esperienza lavorativa potrebbe durare meno se l’apprendista è particolarmente qualificato. Oppure, chi deve acquisire una qualifica necessita di soli tre anni di apprendistato, mentre chi deve essere abilitato a svolgere una professione ha bisogno anche di cinque anni.

    Inoltre, istituzioni scolastiche e Regioni possono intervenire nella decisione della durata di alcuni tipi di apprendistato. Anche l’azienda potrebbe decidere di prolungare o abbreviare il periodo di permanenza in base alle esigenze del lavoratore.

    corso pes pav pei

    Chi lavora con cavi elettrici, corrente e alta tensione, deve obbligatoriamente seguire un corso PES PAV PEI. Le tre sigle indicano la qualifica per chi opera su impianti in presenza di rischio elettrico:

    1. Persona Esperta (PES), chi è sia istruito che esperto, poiché ha già lavorato sul campo, e sa riconoscere i rischi legati all’elettricità
    2. Persona Avvertita (PAV), ovvero che è stata adeguatamente avvisata da professionisti più esperti in modo da evitare i pericoli dell’elettricità
    3. Persona Idonea ai lavori elettrici sotto tensione (PEI), ovvero che ha le competenze necessarie per eseguire uno o più lavori sotto tensione

    L’importanza di questo corso, ed è anche per il seguente motivo che la maggior parte delle scuole non consentono la frequenza a distanza, risiede nella preparazione del lavoratore che acquisisce le competenze necessarie per operare in situazioni di rischio elettrico e comprendere le modalità operative da adottare per lavorare in sicurezza.

    La qualifica che si ottiene al termine di ogni corso, dipende dal grado di rischio che si incontra mentre si svolge il proprio lavoro, il quale può essere di tre tipi:

    1. sotto tensione, eseguito su parti attive di impianti elettrici sotto tensione;
    2. in prossimità di tensione, eseguito a distanza di impianti elettrici sotto tensione;
    3. fuori tensione, eseguito impianti elettrici a cui viene tolta tensione durante lo svolgimento del lavoro.

    Alla luce di questa distinzione, possiamo dire che un PES può svolgere lavori fuori tensione e in prossimità, un PAV si può occupare di lavori fuori tensione e in prossimità solo se assistito da un PES, mentre un PEI può eseguire lavori sotto tensione su sistemi di Categoria 0 e I, ovvero  a bassa e bassissima tensione.

    Queste qualifiche devono essere emesse dal Datore di Lavoro che riconosce l’idoneità della persona a svolgere determinate mansioni. Prima di effettuare tutta la procedura, comunque, deve anche chiedere il consulto del medico curante per verificare che il lavoratore sia idoneo fisicamente e psicologicamente allo svolgimento della mansione.

    Cosa insegna il corso

    Si comincia di solito con un’introduzione legata alla tematica della sicurezza sul lavoro in ambienti che prevedono impianti elettrici e alta tensione. Vengono poi illustrati gli obblighi del Datore di Lavoro, il quale è responsabile della valutazione dei rischi e della formazione del personale.

    Si studiano nella pratica le procedure dell’esercizio normale e di manutenzione, in modo da comprendere qualsiasi rischio legato a un ambiente in cui sono presenti impianti elettrici e quali precauzioni vanno adottate per ridurre i pericoli.

    In ogni corso PES PAV PEI, viene affrontato il discorso sugli effetti della corrente elettrica sul corpo umano e fornite le indicazioni sul primo soccorso, quali siano i dispositivi di protezione e come evitare i pericoli più comuni.

    Si passa poi all’analisi di Impianti di terra, quadri e macchine, classificando i sistemi elettrici secondo la CEI 64‐8 e analizzando gli aspetti legati alla loro sicurezza. Questo serve in vista dell’apprendimento dell’esecuzione di lavoro sui vari impianti elettrici.

    Durante il corso, sono previste esercitazioni pratiche di lavori fuori tensione, divise in analisi dell’intervento da eseguire, preparazione del Piano di Lavoro ed effettiva esecuzione.

    Il corso si conclude con una verifica finale che si svolge attraverso un test scritto, un questionario e un colloquio.

    I requisiti

    I requisiti di PES e PAV sono indicati dalla norma CEI 11-27 al punto 4.15.1:

    1. ​conoscenza degli impianti elettrici e della normativa di sicurezza
    2. esperienza maturata sul campo
    3. precisione, attenzione e padronanza del lavoro

    L’attribuzione della PEI spetta al Datore di lavoro, che può essere assegnata a PES o PAV ritenuti idonei:

    1. formazione necessaria per lavorare su impianti elettrici
    2. maturata esperienza
    3. equilibrio psicofisico
    4. padronanza di tutti i livelli di competenza previsti dalla norma CEI 11-27 (mentre a PAV e PES basta padroneggiare solo l’1A e l’1B)
    stop covid 19

    Dal 18 maggio quasi tutte le aziende e le attività commerciali hanno ripreso la loro attività.

    La riapertura è stata però subordinata al rispetto di rigorose regole di distanziamento sociale e disinfezione continua dei locali, oltre, ovviamente, ad una sanificazione completa prima dell’apertura. Il datore di lavoro deve portare a conoscenza i propri dipendenti di tutte le regole che devono essere rispettate sul luogo di lavoro.

    Elenchiamo qui di seguito, le più importanti

    • Gli ingressi in azienda dovranno essere contingentati per evitare assembramenti, quindi ampliare i turni di lavoro, per far sì che in uno stesso posto permangano poche persone e ben distanziate fra loro. Se necessario si dovrà quindi rimodulare la produzione.
    • Dovrà essere giornalmente misurata la temperatura corporea a tutto il personale e i visitatori e contattare tempestivamente il medico in caso di manifestazione febbrile.
    • Riguardo l’accesso di fornitori esterni e visitatori in azienda, dovrà essere definita la procedura di ingresso, transito e uscita, per ridurre al minimo i contatti fra gli individui.
    • Prima di riaprire, ogni azienda dovrà provvedere alla sanificazione dei locali. Sanificare vuol dire porre in essere tutti quei procedimenti atti alla distruzione di virus e agenti patogeni, non si tratta quindi di una semplice pulizia. È opportuno rivolgersi ad aziende che abbiano i requisiti e le autorizzazioni per fare sanificazione, che possono esercitare l’attività (codice Ateco 81.29.10) e che sono abilitate al rilascio della relativa certificazione.
    • Punto importantissimo sono i dispositivi di protezione individuale, ogni lavoratore dovrà indossare mascherine, guanti e, ove necessario, visiere protettive.
    • Le postazioni di lavoro con PC devono essere separati con pannelli in plexiglass di dimensioni tali da garantire la distanza interpersonale.

    Per assicurare il rispetto delle regole, nelle aziende verrà costituito un comitato di controllo con la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori. Nei casi in cui questo non sia possibile, a vigilare saranno invece comitati territoriali o settoriali.

    Se ogni cittadino si atterrà scrupolosamente alle regole, si può ben sperare di lasciarci questa pandemia alle spalle e ritornare a far crescere e prosperare il nostro sistema produttivo.

    La figura del progettista o del disegnatore AutoCAD coniuga il disegno industriale e tecnico con l’utilizzo professionale del programma AutoCAD della Autodesk.

    Il mercato del lavoro oggi, tanto le piccole industrie quanto le grandi realtà, cercano progettisti/disegnatori AutoCAD (Corso AutoCAD 2D, 3D e Rendering), ma è molto difficile trovarne.

    A rendere importante la conoscenza del software Autodesk è la estrema versatilità del suo utilizzo in molti settori lavorativi e della industria.

    Si può progettare praticamente qualsiasi cosa:

    • dalle strade agli edifici
    • dai grattacieli alle componenti elettroniche
    • ma anche borse, bracciali ed accessori per la moda.

    Peculiarità del software Autodesk è proprio la sua adattabilità a vari settori dell’industria, il progettista può, quindi acquisire delle competenze estremamente versatili che potrà facilmente sfruttare in diverse posizioni lavorative.

    Come dicevamo, l’utilizzo di Autocad è moto ricercato ma al momento è una prerogativa di pochi, ragion per cui sembra importante cogliere questa opportunità per riqualificarsi professionalmente e per arricchire il proprio curriculum con una specializzazione specifica.

    Per diventare un buon progettista/disegnatore AutoCAD bisogna frequentare dei corsi post-diploma poiché la sola formazione universitaria non è sufficiente.

    Il corso scelto dovrà mettere lo studente nelle condizioni di usare il software con padronanza e versatilità e di  realizzare progetti sia in 2D che in 3D.

    Scopri di più: Corso AutoCAD 2D, 3D e Rendering

    dvr covid-19

    Ogni attività lavorativa, già prima dello stato di pandemia, doveva essere in regola con la sicurezza nei luoghi di lavoro e con la redazione del DVR (Documento di valutazione dei rischi), in cui rientra anche la valutazione dei rischi specifici. In questo periodo il dilemma di molte aziende è se aggiornare o meno il Documento di valutazione dei rischi o se affrontare solo la valutazione del rischio biologico in azienda. La risposta non può essere sicuramente univoca, vediamo un pò di attuare un ragionamento logico.

    Ricordiamoci come nel nostro ordinamento una fonte di grado inferiore non può contrastare una norma contenuta in una fonte di grado superiore (gerarchia delle fonti del diritto), i DPCM non possono esulare i datori di lavoro all’applicazione del D. Lgs. 81/08 s.m.i.

    I Protocolli firmati nelle scorse settimane dalle parti sociali e promossi su invito del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei vari Ministri, non sono obbligatori ma un valido “strumento” per la tutela del datore di lavoro.

    Quindi una prima affermazione è che tutte le aziende devono avere un DVR, inoltre, per una maggior tutela del datore di lavoro e dei lavoratori nel contrasto ed il contenimento della diffusione del Virus Covid-19 tale documento deve essere integrato con un protocollo organizzativo. Se il protocollo organizzativo non modifica il processo produttivo o l’organizzazione aziendale a livelli significativi, per quanto concerne la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e/o le misure di prevenzione e protezione, il Documento di valutazione dei rischi può non essere aggiornato.

    Se in un’azienda sanitaria, il datore di lavoro o il dirigente ha provveduto a:

    • redigere il DVR;
    • Formare ed informare i lavoratori anche sul rischio biologico;
    • Addestrare i lavoratori all’uso dei DPI;
    • Valutare il rischio biologico endogeno

    Possiamo concludere, anche in questo caso generico, che il Documento di valutazione dei rischi può non essere aggiornato, bisogna solo integrarlo con il rispetto del protocollo firmato dalle parti sociali. In ogni caso se proprio dobbiamo aggiornare i DVR facciamolo dopo aver applicato le misure atte al contrasto e il contenimento del VIRUS COVID-19.

    corsi video conferenza da casa

    Con l’Italia ferma da più di un mese a causa di quest’epidemia di Coronavirus, la maggior parte degli imprenditori e dei loro dipendenti si ritrovano forzatamente a casa.

    E’ importante in questo difficile momento non scoraggiarsi e, anzi, utilizzare questo tempo che inaspettatamente ci siamo trovati libero, per arricchire la nostra formazione professionale e il nostro bagaglio culturale. In questo la tecnologia ci viene in aiuto: con la videoconferenza è possibile infatti riprodurre un’aula in forma virtuale, con tutti i vantaggi che questa comporta, in termini di interazione col docente, partecipazione attiva, ecc.

    Docente e discenti sono collegati contemporaneamente attraverso piattaforme dedicate e possono vedersi e interagire, proprio come durante una lezione di presenza. A proposito delle imprese, si possono espletare in videoconferenza tutti gli obblighi formativi previsti dal D.Lgs. 81/08, in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, sia per il datore di lavoro che per i lavoratori.

    Quali corsi di formazione si possono fare in videoconferenza?

    Vi rientrano i corsi di:

    E’ possibile anche fare in videoconferenza i corsi PES/PAV/PEI Addetti ai lavori elettrici, obbligatorio per tutti coloro che lavorano sugli impianti elettrici, nonché il corso per Responsabili e Addetti alla manutenzione di Cabine Elettriche MT/MT e MT/BT, anche questi obbligatori per legge.

    Chiaramente la videoconferenza è prevista solo per quei corsi interamente teorici o, nel caso di corsi con parte teorica e parte pratica, la videoconferenza assolve esclusivamente la parte di teoria, restando la parte pratica sospesa fino a quando non sarà possibile espletarla.