Politecnico di Milano partner ufficiale per il progetto Europeo Prochip

politecnico milano

Il progetto europeo PROCHIP (Chromatin organization PROfiling with high-throughput super-resolution microscopy on a CHIP), coordinato dal CNR e di cui il Politecnico di Milano è partner, si propone di sviluppare un innovativo microscopio in grado di analizzare un elevato numero di cellule tumorali e ottenere informazioni sulla distribuzione spaziale della cromatina, in modo da individuare un parametro da utilizzare come marker tumorale. La possibilità di osservare la distribuzione della cromatina aiuterà a decifrare l’eterogeneità di certe tipologie di cancro, ma anche a valutarne la risposta alle terapie e riuscire a sviluppare una medicina personalizzata per ogni specifico paziente.

È ormai evidente che le origini del cancro possono essere sia genetiche che epigenetiche, ovvero che il cancro è causato non solo da mutazioni della sequenza del DNA ma anche da mutazioni della sua struttura, costituita da strati di cromatina. Studi epigenetici, che analizzano i meccanismi responsabili di cambiamenti ereditabili nel genoma, hanno infatti dimostrato come il microambiente possa influenzare il comportamento cellulare provocando alterazioni nella struttura della cromatina all’interno del nucleo cellulare, portando così alla trasformazione di cellule da sane a tumorali.

Il microscopio di PROCHIP sarà un dispositivo optofluidico in vetro in grado di scansionare un elevato numero di campioni in maniera automatica; verrà sviluppato su chip e sarà capace di acquisire immagini con una risoluzione oltre il limite della diffrazione della luce. A differenza di microscopi che possono realizzare immagini in super-risoluzione, il prototipo realizzato in PROCHIP integrerà in un solo dispositivo sia il sistema di illuminazione del campione che un microcanale in cui le cellule da esaminare fluiranno a velocità tali da consentire un tasso di misura superiore a quello consentito dalle tecnologie attuali.

Il progetto europeo FET Open H2020 PROCHIP è coordinato dall’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR ed il consorzio è formato da 6 partner di 3 paesi europei tra cui università, centri di ricerca e un’ azienda: CNR – coordinatore (Italia), Politecnico di Milano (Italia), Imperial College of Science Technology and Medicine (Regno Unito), Università degli Studi di Trento (Italia), Institut National des Sciences Appliquées de Lyon (Francia), Université d’Angers (Francia), Elvesys (Francia). Il progetto partirà a settembre 2018 e si concluderà ad agosto 2021.

Fonte: unioneingegneri.com

Architetti, Congresso Nazionale: grave crisi demografica; tra 20 anni l’Italia sarà senza “Roma”

Tra il 2014 e il 2017 l’Italia ha perso 310.000 abitanti; tra 2017 e 2036, ne avrà persi 2,8 milioni pari alla popolazione di Roma, oppure all’insieme della popolazione di Molise, Basilicata, Umbria e Friuli Venezia-Giulia.

In un quadro mondiale in cui la popolazione è in forte crescita, in particolare quella giovane (il 40% della popolazione mondiale ha meno di 24 anni), l’Italia si trova, invece, ai primi posti tra le economie mondiali, insieme al Giappone e alla Germania, per tassi di natalità deboli e saldi naturali negativi. Nel 2015, per la prima volta dal secondo dopoguerra la popolazione italiana ha iniziato a diminuire, e la diminuzione è continuata nel 2016 e nel 2017. In tre anni si è ridotta di oltre 310.000 abitanti. E’ la popolazione di Catania.

Sono questi alcuni dei dati della ricerca “Cenni storici, periferie, città diffusa”: sviluppo e squilibri nell’Italia di oggi” che il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha commissionato al Cresme in occasione dell’VIII Congresso Nazionale “Abitare il Paese. Città e territori del Futuro prossimo” in corso di svolgimento a Roma all’Auditorium Parco della Musica.

Le regioni più toccate dalla crisi demografica sono la Basilicata, che perde il 13,1% della popolazione, la Liguria (-11,8%); Puglia, Molise, Sardegna, Sicilia e Calabria perdono circa il 10% della loro popolazione; Campania e Abruzzo diminuiscono di oltre l’8%, mentre l’Umbria del 7,8% e il Piemonte del 7,1%. Solo Trentino-Alto Adige e Lombardia registreranno una crescita della popolazione; mentre per Emilia Romagna e Lazio si può parlare di stagnazione e per Toscana e Veneto di lieve contrazione. Le maggiori criticità si registrano nel Mezzogiorno, nel Nord ovest e nel Centro, con eccezione della provincia di Roma.

E’ come se l’Italia si andasse restringendo a una piccola parte del Paese: Lombardia, Trentino – Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Provincia di Roma.

Gli stessi forti squilibri territoriali riguardano gli indicatori economici. L’analisi della dinamica del PIL dal 2007 al 2016, mostra non solo che la ripresa non è per tutti, ma soprattutto che la ripresa esaspera le differenze, quasi più che la crisi: nel 2016, ultimo anno per cui sono disponibili i dati ufficiali su base regionale, il Trentino-Alto Adige superava il PIL del 2007 del +4%; la Lombardia era “sotto” dell’1,3%; l’Emilia Romagna del 3,3%; la Toscana del 5%; il Veneto del 6,2%. Queste sono le situazioni migliori, perché se ne registrano ben più gravi in altre regioni: il PIL del Molise nel 2016 è inferiore a quello del 2007 del 17,8%; in Sicilia si è a -13,7%; in Calabria a -12,1%; in Campania a -10,5%. Ma non è solo il Sud che fatica: anche nelle altre regioni del Nord Ovest le cose non vanno bene: il Piemonte è -10%, la Liguria a -12,5, la Valle d’Aosta a -11,1%; e nel centro Italia l’Umbria, una volta regione virtuosa è a -16,1%.

Le criticità che emergono nel confronto tra l’Italia e le altre economie e tra le varie regioni, fissano una prima condizione di base con la quale è necessario confrontarsi ed è quella delle diverse capacità di affrontare le sfide che lo scenario economico attuale pone.

Sabato 7 luglio, giornata conclusiva del Congresso, è stata presentata l’indagine “L’immagine sociale dell’architetto” curata dal sociologo Mario Abis alla quale seguiranno gli interventi di Paolo Baratta, Presidente de La Biennale di Venezia; Vittorino Andreoli, Psichiatra e Scrittore; Michele Dall’Ongaro, Presidente – Sovrintendente Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Gabriele Scicolone confermato alla presidenza di OICE; Vice presidenti Boi, Carpaneto, Furlan e Marotta

L’Assemblea degli associati OICE, riunitasi oggi a Roma, ha confermato alla presidenza per il quadriennio 2018-2022 l’ing. Gabriele Scicolone, Amministratore Delegato delle Società del Gruppo Artelia in Italia. Faranno parte del Consiglio di Presidenza oltre al Presidente, anche quattro vice presidenti, eletti anch’essi oggi: l’ing. Maurizio Boi, Amministratore Unico di Tecnolav Engineering srl, con delega ai rapporti con FIDIC, EFCA e alle PMI, l’ing. Roberto Carpaneto, Direttore Generale di Rina SpA, con delega all’Internazionalizzazione, l’ing. Giovanni Battista Furlan, Presidente Net Engineering International SpA, con delega ai Grandi Committenti, al PPP e ai Progetti Speciali, l’ing. Nicola Angelo Marotta, Vice Presidente Business Italy di Technip Italy SpA, con delega ai rapporti con Confindustria e con i General Contractors. Del Consiglio di presidenza OICE fa anche parte di diritto il Presidente della Consulta Interregionale, Ing. Giovanni Kisslinger, Amministratore e Direttore tecnico di Studio KR e Associati.

Nel prossimo Consiglio generale il Presidente si riserva di attribuire altre deleghe a componenti del Consiglio Generale.

Essendo i quattro vice presidente già stati eletti consiglieri un anno fa, il Consiglio generale, in base a quanto previsto dallo statuto OICE (art. 25, par. g), dalla prossima riunione risulterà integrato ricorrendo ai primi quattro candidati non eletti lo scorso anno: ing. Nicola Salzano de Luna, ing. Giorgio Lupoi, ing. Alfredo Ingletti e ing. Franco Cavallaro.

Romano, 47 anni, laureato in ingegneria a Roma, Gabriele Scicolone opera da vent’anni per aziende multinazionali e da 15 nel Gruppo Artelia, e si è occupato di svariati progetti di costruzione nei settori oil&gas e in vari comparti del “real estate”, cooperando con molteplici investitori e Clienti di rilevanza internazionale contribuendo alla significativa crescita del Gruppo in Italia.

“La riconferma alla presidenza OICE, dopo i primi due anni di operato è un onore” dice Scicolone “ma soprattutto un onere nei confronti dei colleghi associati che mi hanno confermato fiducia. C’è tantissimo da fare per riposizionare il ruolo dell’ingegneria e dell’architettura italiana al livello che gli spetta. Siamo un elemento fondamentale della filiera delle costruzioni, parte importante del PIL del paese, ed eccellenza che può e deve trainare la crescita all’estero dove raccogliamo da anni consensi sempre più lusinghieri. Lavoreremo in squadra coesa per continuare ad essere interlocutore fondamentale delle istituzioni del paese”.

Fonte: UnioneIngegneri.com

Emilia 4, l’auto energia solare a quattro posti nata all’Università di Bologna

Emilia 4, l’auto energia solare nata all’interno del progetto Onda Solare, può raggiungere una velocità di 110 chilometri all’ora, ma il suo consumo di energia è simile a quello di un asciugacapelli. A luglio parteciperà, negli Stati Uniti, all’American Solar Challenge: una gara di 3.500 chilometri attraverso le montagne rocciose, dal Nebraska all’Oregon.

Il Museo Ferrari di Maranello ha ospitato ieri la presentazione di Emilia 4, nuova auto solare, a quatto posti, progettata e costruita dall’Università di Bologna: è la prima auto italiana di questo tipo. Emilia 4 è stata sviluppata dalla squadra di Onda Solare che in passato ha già realizzato prototipi di auto solari, sempre però monoposto. Il nuovo veicolo, con i suoi quattro posti passeggero, ha invece un aspetto molto più simile a quello di un’auto tradizionale. Con una grossa differenza nel campo dei consumi, rispetto alle auto che viaggiano oggi sulle nostre strade: per muoversi Emilia 4, che può raggiungere una velocità di 110 chilometri all’ora, utilizza una quantità di energia simile a quella necessaria per far funzionare un asciugacapelli.

Emilia 4 è nata da un progetto di ricerca industriale finanziato dalla Regione Emilia-Romagna grazie ai Fondi Europei di Sviluppo Regionale (Por Fesr). È stata sviluppata e costruita interamente in Emilia-Romagna dall’Università di Bologna e dal team di Onda Solare, con il sostegno di diverse aziende e centri di ricerca, tra cui il Centro di super calcolo del Cineca e Scm Group. Il lavoro di progettazione, che ha coinvolto una sessantina di persone, è durato due anni, mentre la fase di costruzione è stata portata a termine in meno di un anno.

Emilia 4 monta due motori elettrici posizionati dentro alle ruote ed è alimentata da cinque metri quadrati di pannelli solari ad alto rendimento collegati a batterie al litio di ultima generazione. È stata sviluppata con una serie di accorgimenti di alta tecnologia: forme funzionali ed aerodinamiche, materiali avanzati come laminati e sandwich in fibra di carbonio e tubolari in titanio, soluzioni innovative per le sospensioni e per la meccanica.

Come le precedenti auto del progetto Onda Solare (Emilia 2 ed Emilia 3), anche Emilia 4 è nata per gareggiare con altre auto ad alimentazione solare. La prima prova sarà quella dell’American Solar Challenge, che si terrà dal 10 al 22 luglio negli Stati Uniti. In gara ci saranno 23 squadre, tutte universitarie e in gran parte statunitensi: la squadra di Onda Solare sarà l’unica europea tra i partecipanti.

“La nostra tecnologia e la nostra squadra sfideranno i team delle più importanti università americane: MIT, Berkeley, Georgia Tech e South California, in una gara estrema sotto ogni punto di vista”, spiega Claudio Rossi, docente del Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi” dell’Alma Mater che ha partecipato al progetto.

Il percorso dell’American Solar Challenge è lungo 3.500 chilometri e attraversa la regione delle montagne rocciose, tra Omaha, nel Nebraska, e la città di Bend, in Oregon. Un viaggio che ricalca l’Oregon Trail: una delle principali via di migrazione nel continente nordamericano, usata nell’800 da coloni, cow-boy, minatori e uomini d’affari che migravano nel West.
La squadra di Onda Solare sottolinea però che Emilia 4 non è solo un prototipo da competizione, ma “una vera auto a quattro posti”. “Su Emilia 4 – dice ancora Claudio Rossi – abbiamo montato la tecnologia che sviluppiamo quotidianamente per le applicazioni rivolte al settore industriale: ad esempio la tecnologia per la conversione fotovoltaica o per la distribuzione di celle fotovoltaiche anche sulle pareti verticali degli edifici”.

Fonte: UnioneIngegneri.com

Professionisti, presentata proposta di legge per elevare la soglia dei minimi a 50mila euro

Mara Carfagna, vice presidente della Camera e deputato di Forza Italia, ha presentato una proposta di legge “per innalzare il tetto del regime forfettario agevolato al 15% (qualcuno lo chiama ancora ‘regime dei minimi‘), previsto per i professionisti e le altre tipologie di partite Iva”.

La proposta di legge, della vice presidente della Camera Mara Carfagna, punta a innalzare il tetto del regime forfettario agevolato al 15%

“L’Italia riparte se riparte il lavoro, soprattutto quello dei giovani e in particolare di chi è imprenditore di se stesso”, scrive Carfagna sulla sua pagina Facebook.

“Stiamo parlando di un esercito di 600mila persone, non garantite da contratti o da tutele, free lance e creatori del proprio lavoro.

Oggi questo limite è 30.000 euro annui: elevarlo fino a 50.000 euro, con una fascia di uscita graduale sino a 55.000 euro, sarebbe un’autentica iniezione di libertà dal peso eccessivo del fisco per centinaia di migliaia di professionisti, prevalentemente giovani.

L’attuale limite a 30mila euro – osserva la vice presidente della Camera – è un’agevolazione utile, ma finisce per intrappolare molti di loro sotto quella soglia: se guadagni anche solo un euro in più, perdi il beneficio e paghi Irpef e Iva ordinarie.

Per questo, innalzare il limite a 50mila per la tassazione al 15% e prevedere poi un phasing-out al 24% per i successivi 5mila euro di fatturato favorirebbe la crescita dimensionale, scoraggerebbe il sommerso e semplificherebbe gli adempimenti burocratici-fiscali per una fascia più ampia di lavoratori autonomi.