BES e DSA significato

Da circa un decennio la scuola italiana si sta rendendo sempre più sensibile all’argomento dei disturbi dell’apprendimento e delle disabilità. Oggi, infatti, possiamo contare sul supporto di insegnanti qualificati che possono accompagnare l’alunno nel suo percorso scolastico, fino a raggiungere i suoi obiettivi di apprendimento.

Gli studenti con BES e DSA sono sempre più numerosi, un po’ per i nuovi metodi per la diagnosi dei disturbi, un po’ perché non si tratta più di argomenti tabù. E’ stato necessario, negli anni, ripensare alle modalità di insegnamento per favorire l’inclusione di questi ragazzi e tenerli al pari con il piano di studi dei loro compagni.

A questo proposito, abbiamo deciso di dedicare un articolo a questo argomento, evidenziando le differenze tra BES e DSA e andando ad analizzare le normative del MIUR circa i metodi di didattica inclusiva.

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BES e DSA: quali sono le differenze?

BES e DSA: cosa si indica con questi termini? Perché è importante distinguerli?

Innanzitutto, non si tratta della stessa cosa: non sono tutti dislessici allo stesso modo, come molte persone erroneamente pensano. L’acronimo DSA indica una serie di disturbi specifici dell’apprendimento, come dislessia, disgrafia, discalculia. Riguardano quindi principalmente l’andamento a scuola e nello studio.

BES, invece, indica un gruppo di studenti molto più complesso. I ragazzi con BES, infatti, sono alunni con bisogni educativi speciali, quindi con disabilità, difficoltà socioculturali, linguistiche, Disturbi Specifici dell’Apprendimento o problematiche simili.

Per riassumere, possiamo dire che DSA è un disturbo dell’apprendimento, BES indica un bisogno specifico dello studente. Mentre i DSA vengono diagnosticati da professionisti neuropsichiatri, i BES no e non esistono certificazioni che attestano un bisogno educativo speciale, in quanto sono innescati dalla condizione dello studente.

La distinzione è fondamentale per creare dei percorsi personalizzati per i singoli alunni, garantendo la migliore istruzione e inclusione possibile.

La normativa del MIUR per alunni con BES e DSA

Nel 2012, il MIUR ha emanato una Direttiva che approfondiva alcuni aspetti della legge 170/2010, la quale regolamenta le attività didattiche degli alunni con BES e DSA. La direttiva portava come titolo Strumenti d’intervento per gli alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica ed era atta a disciplinare le attività didattiche inclusive.

Veniva offerta una definizione dettagliata di BES, insieme ad una lista di difficoltà che questi alunni potevano incontrare. Per garantire loro la migliore istruzione, gli insegnanti dovevano essere preparati per portare un supporto speciale e personalizzato agli studenti.

Ogni insegnante è tenuto quindi a seguire dei programmi di studio e specializzazione specifici, per poter coprire il ruolo di tutore per ragazzi con BES.

Per quanto riguarda i ragazzi con DSA, la legge 170/2010 offriva una definizione di alcuni disturbi molto comuni, quali la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia ed emanava i principi del diritto allo studio di alunni con DSA. A ogni studente con disturbi dell’apprendimento spetta un percorso personalizzato efficace per metterlo alla pari con gli altri compagni.

Il MIUR ha offerto anche delle linee guida per generare piani didattici personalizzati basati su misure compensative e dispensative. Ciò significa che se da una parte vengono forniti agli alunni strumenti didattici per compensare i deficit dell’alunno, dall’altra egli deve essere esonerato da certi compiti, per non creare situazioni penalizzanti o di disagio.

La consapevolezza circa i disturbi dell’apprendimento sta aumentando di anno in anno e le soluzioni per garantire il successo di tutti gli alunni sono sempre più all’avanguardia. I docenti devono seguire percorsi specifici per supportare lo studio di questi ragazzi e non mancano poi soluzioni che coinvolgono anche i compagni e i familiari. L’obiettivo è quello di garantire la massima integrazione scolastica.

didattica inclusiva bes dsa

A giugno del 2021, è stato emanato, dal Ministero dell’Istruzione, il Decreto Ministeriale n. 188 circa la formazione del personale docente ai fini dell’inclusione degli alunni con disabilità.

Il decreto era stato previsto per la fine di gennaio 2021, accompagnato da un fondo di 10 milioni di euro da investire nella didattica inclusiva BES DSA. Ad oggi però i docenti sono ancora in attesa di ulteriori indicazioni circa lo svolgimento delle attività formative e le altre modalità per garantire l’inclusione agli studenti con bisogni educativi speciali.

Il monte ore delle lezioni è attualmente fissato in 25 ore, da svolgersi entro la fine del 2021.

BES e DSA: quali sono le differenze?

Importante al fine di comprendere appieno il Decreto Ministeriale n. 188 è la differenza tra BES e DSA. Cosa si indica con questi termini?

Con la sigla BES indichiamo i bisogni educativi speciali, che vanno a individuare quegli alunni che non solo necessitano di sostegno nello studio a scuola, ma anche di attenzioni ulteriori per via di uno svantaggio sociale, culturale, economico o linguistico.

I disturbi legati ai BES non sono solo quindi esclusivamente di tipo scolastico, ma riguardano l’individuo anche fuori dalle istituzioni educative.

DSA, invece, indica una serie di disturbi specifici dell’apprendimento quali il disturbo specifico di lettura, della compitazione, delle abilità scolastiche, aritmetiche ecc. Tra questi sono quindi inclusi dislessia, disgrafia, discalculia e molti altri.

Che cos’è il Decreto Ministeriale n. 188?

Il Decreto ministeriale n. 188, come anticipato, disciplina le modalità di intervento di formazione obbligatoria degli insegnanti che presentano nelle loro classi alunni con disabilità, per l’anno scolastico 2021/2022. L’obiettivo è quello di includere nell’apprendimento questi studenti e garantire loro la migliore istruzione.

Gli interventi si divideranno in unità formative della durata complessiva di 25 ore, da svolgere in presenza o a distanza. Secondo il Decreto, saranno necessarie anche prove pratiche di sperimentazione didattica e corsi di approfondimento personale e collegiale, il tutto osservato e documentato dalla scuola stessa.

A chi è rivolto il Decreto Ministeriale n. 188?

Le attività formative appena indicate sono destinate al personale docente nelle cui classi vi siano alunni con disabilità. In particolare, è rivolto a quegli insegnanti che non possiedono un titolo di specializzazione sul sostegno.

Gli insegnanti sono obbligati a seguire le attività formative, in nessun caso è previsto l’esonero dal servizio. E’ responsabilità del Dirigente scolastico assicurarsi che gli insegnanti prendano parte allo svolgimento delle attività formative.

Come avverrà il monitoraggio delle attività?

Il monitoraggio qualitativo dei percorsi di formazione avviene secondo le disposizioni fornite dalla Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico, presso la quale è costituito un Comitato tecnico-scientifico nazionale, per il coordinamento e il supporto delle attività indicate dal Decreto.

Ogni Ufficio scolastico regionale presenterà quindi il suo Comitato tecnico-scientifico, il quale farà riferimento ai Dirigenti scolastici delle Scuole-polo per la formazione e ai Gruppi di lavoro interistituzionali regionali.

Indicazioni sulle risorse finanziarie per la didattica inclusiva

Il Decreto Ministeriale n. 188 cita anche l’argomento delle risorse finanziarie, destinate alle finalità di formazione degli insegnanti per la didattica inclusiva BSE DSA. Come già anticipato, sono già stati stanziati 10 milioni di euro per l’anno 2021, ripartiti tra le Scuole-polo regionali per la formazione dei docenti.

La somma di denaro destinata alla singola scuola dipende dalla percentuale di docenti non in possesso del titolo di specializzazione, che insegnano in classi con alunni con disabilità. Sarà quindi necessario operare un censimento e raccogliere informazioni circa la situazione della didattica inclusiva nella scuola.

insegnare con metologia clil

La sigla CLIL significa Content and Language Integrated Learning. Si tratta di una metodologia che porta all’apprendimento integrato di competenze linguistico comunicative e disciplinari, in lingua straniera.

Quando si decide di studiare in determinate scuola italiane o nel mondo, oppure di trasferirsi all’estero per cercare nuove opportunità di lavoro, un requisito fondamentale è la conoscenza delle lingue straniere. A maggior ragione, questo requisito è fondamentale se una persona desidera insegnare una disciplina scolastica in lingua straniera.

Per fare questo, servono delle certificazioni valide e riconosciute a livello europeo, le quali attestino le competenze didattiche e linguistiche dell’insegnante.

Il corso CLIL è una certificazione che si ottiene a seguito di un corso dedicato all’apprendimento dell’insegnamento delle materie scolastiche in lingua straniera. Non si tratta dell’insegnamento di una lingua straniera in senso stretto, in cui si studia la grammatica, il lessico e la morfologia della lingua stessa, ma di affrontare una materia, solitamente umanistica, in lingua straniera.

A chi serve il CLIL?

Il CLIL è fondamentale per quelle figure professionali che desiderano insegnare materie curriculari della scuola secondaria in lingua straniera. Quindi, è rivolto a:

  • Docenti e aspiranti docenti di discipline non linguistiche di scuole secondarie di II grado
  • Docenti di lingua straniera di scuole secondarie di I e di II grado
  • Docenti della scuola primaria che desiderano introdurre il CLIL in via sperimentale nelle proprie classi
  • Laureati che vogliono diventare insegnant,i come quelli appena citati.

Requisiti minimi per accedere al CLIL

Per accedere all’approccio CLIL, bisogna almeno aver conseguito la laurea magistrale o specialistica, conseguita secondo l’ordinamento antecedente e successivo al DM 509/99.

Inoltre, l’insegnante che desidera accedere all’approccio CLIL dovrà possedere competenze linguistico-comunicative nella lingua straniera veicolare almeno a livello B2 o C1.

Infine, dovrà essere anche in possesso di competenze metodologico-didattiche acquisite attraverso un corso di perfezionamento erogato da un Università, che offra almeno 60 crediti formativi.

Il corso CLIL

Il corso CLIL consente di ottenere l’omonima certificazione riconosciuta dal MIUR. Questa attesta le competenze acquisite per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera e serve in caso di graduatorie scolastiche, concorsi pubblici, ma anche lezioni private e insegnamento in alcune scuole straniere.

Il programma del corso si divide principalmente in tre aree:

  1. Basi psicopedagogiche di didattica
  2. Fondamenti di linguistica e applicativi per imparare a insegnare secondo l’approccio CLIL
  3. Conoscenza della lingua straniera e il suo approfondimento

Il corso di concluderà poi con una prova finale. Questa consisterà nell’elaborazione e discussione di una tesi basata su una lezione CLIL in una specifica disciplina non linguistica.

Durante il corso, invece, saranno previste delle verifiche dell’apprendimento. Esso ha una durata di 1500 ore con 60 crediti formativi previsti. Al termine di questo lasso di tempo, il candidato otterrà il Diploma di Corso di Perfezionamento in “Metodologia CLIL e didattica dell’insegnamento”.

Vantaggi del CLIL per gli studenti

  • Il metodo CLIL può essere applicato in diverse classi scolastiche
  • Consente di apprendere allo stesso tempo una lingua straniera e una materia scolastica
  • Motiva l’alunno a utilizzare la lingua straniera in classe, stimolando l’apprendimento della stessa e anche la comunicazione
  • Offre un approccio multiculturale e multidisciplinare del sapere
  • Si tratta di un approccio più coinvolgente e che suscita anche maggiore interesse negli alunni.
graduatorie ata tutto quello che ce da sapere

Ancora non è stato presentato il decreto definitivo di riapertura e aggiornamento della terza fascia ATA per il prossimo triennio, ma è già possibile consultare una bozza sul sito ufficiale del Ministero dell’Istruzione.

Nel mondo della scuola, l’incertezza è ancora tanta per via delle restrizioni anti-contagio e per le modalità di lavoro, in quanto non si sa ancora quando si tornerà alla normalità. Tuttavia, le modalità di presentazione della domanda sono già chiare e così anche i requisiti.

Vediamo insieme tutto ciò che è indispensabile sapere sulle graduatorie per l’assunzione del personale ATA.

Presentazione della domanda

Per ora si suppone che la domanda possa essere presentata dai primi giorni di marzo, a differenza di ciò che dicevano alcune indiscrezioni a metà gennaio. Forse, addirittura, la partenza per la presentazione delle domande slitterà a giugno del 2021.

Per ora, è certo che la domanda non potrà più essere presentata in forma cartacea, ma solo telematica, velocizzando di molto il processo di valutazione dei candidati. L’aggiornamento del profilo o la registrazione, dovrà avvenire sulla piattaforma Ministeriale Polis Istanze Online del Miur.

Requisiti e punteggio

Per quanto riguarda i requisiti necessari per l’assunzione e le modalità di assegnazione dei punti, in linea di massima, il nuovo Bando per l’a.s 2021-2022 resterà del tutto simile al precedente Bando del 2017, a quanto si evince dalla bozza.

Se si vuole lavorare come Personale ATA è necessario informarsi sulla Valutazione dei Titoli del Personale ATA, attraverso la lettura della tabella ufficiale aggiornata al 2021. Qui è possibile trovare il punteggio di tutti i titoli che un candidato ATA può conseguire o che già possiede e permette di determinare il punteggio all’interno delle Graduatorie di Terza 3 Fascia.

Come aumentare il punteggio di valutazione?

In base alla posizione che si vuole coprire, ci saranno dei requisiti minimi a cui si sommano quelli aggiuntivi che possono aumentare il punteggio di valutazione. Tra questi, quelli da segnalare sono certamente un attestato ufficiale di addestramento professionale per la dattilografia, le certificazioni informatiche e digitali, la laurea, qualifiche ottenute al termine di corsi in materia socio-assistenziale e socio-sanitaria e molto altro.

Il consiglio è dunque quello di consultare il sito ufficiale del MIUR e consultare tutte le tabelle riguardanti valutazioni e punteggi, così da non farsi cogliere impreparati.

videoconferenza elearning

Sempre più diffusi, i corsi di formazione online sono fruibili con modalità diverse, per questo è bene conoscere la differenza tra e-learning e videoconferenza e capire i vantaggi dell’uno rispetto all’altro

La formazione a distanza è ormai una realtà consolidata, molto apprezzata dagli utenti e decisamente preferita ai classici corsi in aula, visti gli indubbi vantaggi offerti. Con l’evoluzione della tecnologia, poi, i corsi di formazione Online sono oggi fruibili in diverse modalità, delle quali l’e-learning e la videoconferenza sono le più diffuse. Ma qual è la differenza tra corsi in e-learning e in videoconferenza? Quali le caratteristiche e i benefici dell’uno rispetto all’altro?

Come capire se è preferibile seguire un corso in e-learning anziché uno in videoconferenza?

Corsi in e-learning e in videoconferenza: le differenze

I corsi in e-learning e in videoconferenza sono molto diversi tra loro, sebbene si tratti in entrambi i casi di formazione online.

Nello specifico, i corsi in videoconferenza altro non sono che una trasposizione virtuale dei classici corsi in aula, poiché si segue una lezione in un giorno e in un orario prestabilito (e in maniera sincronica) collegandosi con webcam e microfono.

In questa tipologia di corsi, dunque, l’interazione tra docente e allievi sussiste, poiché è prevista la possibilità d’intervenire durante la lezione per porre domande o richiedere chiarimenti.

Trattandosi di formazione online, i corsi in videoconferenza sono poi fruibili dovunque e permettono al docente di registrare la presenza degli allievi e d’impedire interferenze esterne, visto che l’accesso è consentito solitamente tramite un link riservato.

Di contro, però, le lezioni in videoconferenza pongono anche dei limiti, come ad esempio il fatto che una loro corretta fruizione richiede la disponibilità non solo di una connessione stabile e di buona qualità ma anche di strumenti che assicurino audio e visione perfetta.

Inoltre, per seguire un corso in videoconferenza è necessario dare disponibilità in un giorno e in un orario specifico, cosa che potrebbe interferire con altri impegni, non permettendo così agli allievi di partecipare alla lezione.

Passando ai corsi in e-learning è possibile individuare molti punti di forza.

Tra i principali vantaggi delle lezioni e-learning c’è innanzitutto l’autonomia dell’utente, ovvero la possibilità di poter gestire e modulare il percorso di formazione sulle proprie specifiche esigenze. Un corso e-learning, infatti, può essere seguito in ogni momento, le lezioni possono essere visionate più volte ed è possibile modularne il ritmo sulla propria velocità di apprendimento.

Inoltre i contenuti in e-learning sono personalizzabili, così da realizzare un percorso formativo su misura, senza tralasciare che sono sempre aggiornati e mai obsoleti. L’apprendimento in e-learning è poi estremamente coinvolgente, grazie agli strumenti interattivi (come video e animazioni) che è possibile implementare, e permette un monitoraggio costante sia dei progressi che delle difficoltà riscontrate dall’allievo.

E’ vero che nei corsi in e-learning non è prevista l’interazione docente-allievo e allievo-allievo, ma si tratta di un limite che attiene essenzialmente alla sfera sociale e non a quella prettamente didattica.

Inoltre non bisogna dimenticare che la maggior parte dei percorsi formativi in e-learning permette oggi la comunicazione tra gli studenti grazie a strumenti come chat e forum dove è possibile confrontarsi, scambiarsi idee e risolvere eventuali dubbi, facendo in sostanza “networking”.

Corsi in videoconferenza e in e-learning: quale scegliere?

La scelta tra corso in e-learning e in videoconfernza deve innanzitutto tenere conto delle esigenze formative del singolo, anche se i vantaggi dell’e-learning sono maggiori, specialmente in termini di flessibilità e adattabilità.

Per l’immediato futuro, una soluzione potrebbe venire dall’integrazione della videoconferenza nei percorsi di e-learning, così da favorire e potenziare, anche per questa tipologia di formazione online, l’interazione tra i partecipanti.

 

graduatorie personale ata

Grazie all’acquisizione di determinati titoli è possibile migliorare il proprio punteggio nelle graduatorie terza fascia personale ATA e avere così più probabilità di essere convocati

Investire nella formazione è fondamentale per tutti coloro che ambiscono a lavorare nel mondo della scuola come personale ATA.

Come i docenti, infatti, anche queste figure professionali devono “aggiornare” il proprio profilo, acquisendo certificazioni che permettono di aumentare il punteggio e quindi la propria posizione nelle graduatorie di circolo e d’istituto.

Con cadenza triennale, infatti, le graduatorie scolastiche per il personale ATA III Fascia vengono aggiornate così è possibile “rinnovare” la propria domanda, arricchendola con titoli riconosciuti e ai quali viene assegnato uno specifico punteggio in base alle tabelle di valutazione predisposte dal ministero.

Ma quali sono le certificazioni che consentono di migliorare il punteggio ATA?

Quali i corsi valutabili per i profili professionali di personale amministrativo, assistente tecnico e collaboratore scolastico?

Personale ATA: i profili professionali e i relativi titoli

Il personale ATA, Personale Amministrativo-Tecnico-Ausiliare, comprende una serie di diverse figure professionali le quali svolgono svariate mansioni all’interno degli istituti scolastici.

Si tratta, pertanto, di profili differenti ai quali può essere conferito un incarico di supplenza o di lavoro a tempo determinato o indeterminato.

I profili ricompresi nel personale ATA sono quelli di collaboratore scolastico, personale amministrativo e assistente tecnico ai quali sono richiesti titoli precisi per poter svolgere le funzioni di riferimento.

Vediamo, quindi, quali sono le certificazioni che aumentano il punteggio in graduatoria in base alle singole figure professionali.

I titoli valutabili per il Personale Amministrativo

Gli Assistenti Amministrativi (AA- Area B) possono essere impiegati in tutti gli istituti scolastici e il requisito di base per presentare domanda è il possesso del diploma di maturità.

Per quanto concerne invece i titoli che è possibile acquisire per migliorare il proprio punteggio nella graduatoria ATA, la tabella ministeriale 2020/2023 ritiene validi per il punteggio:

  • Gli attestati di qualifica professionale relativi alla trattazione di testi e/o alla gestione dell’amministrazione mediante strumenti di video-scrittura o informatici (Punti 1,5)
  • Attestato di addestramento professionale per la dattilografia o per i servizi meccanografici (Punti 1,00)
  • Certificazioni informatiche e digitali: ECDL Core 0,5, ECDL Advanced 0,55, ECDL Specialised 0,6, Nuova ECDL Base 0,5, Nuova ECDL Advanced 0,55, Nuova ECDL Specialised e Professional 0,6, Microsoft MCAD o equivalente 0,5, Livello MCSD o equivalente 0,55, Livello MCDBA o equivalente 0,6, EUCIP (European Certification oflnformatics Professionals) 0,6, IC3 0,6, MOUS (Microsoft Office User Specialist) 0,6, CISCO (Cisco System) 0,6, Pekit 0,6, Eipass 0,6, EIRSAF Full 0,6, EIRSAF Four 0,5, EIRSAF Green 0,5;

Le certificazioni per gli Assistenti Tecnici e i Collaboratori Scolastici

I profili di Assistente Tecnico (AT-Area B) sono impiegati presso le scuole secondarie di secondo grado e per fare domanda è richiesto un diploma di maturità corrispondente alla specifica area professionale.

Per migliorare il proprio punteggio nelle graduatorie d’istituto di III Fascia, i profili di Assistente Tecnico devono puntare sopratutto sull’ottenimento di certificazioni informatiche e digitali, così come previsto dalla tabella ministeriale. Nel dettaglio danno punteggio i seguenti titoli:

  • Certificazioni informatiche e digitali: ECDL Core 0,5, ECDL Advanced 0,55, ECDL Specialised 0,6, Nuova ECDL Base 0,5, Nuova ECDL Advanced 0,55, Nuova ECDL Specialised e Professional 0,6, Microsoft MCAD o equivalente 0,5, Livello MCSD o equivalente 0,55, Livello MCDBA o equivalente 0,6, EUCIP (European Certification oflnformatics Professionals) 0,6, IC3 0,6, MOUS (Microsoft Office User Specialist) 0,6, CISCO (Cisco System) 0,6, Pekit 0,6, Eipass 0,6, EIRSAF Full 0,6, EIRSAF Four 0,5, EIRSAF Green 0,5;

Per quanto riguarda, invece, i Collaboratori Scolastici (CS-Area A), da impiegare in tutte le scuole, il requisito richiesto per presentare domanda nelle graduatorie III Fascia ATA è il diploma di maturità mentre i titoli che concorrono ad aumentare il punteggio sono:

  • Qualifiche ottenute al termine di corsi Socio-Assistenziali e Socio-Sanitari (Punti 1,00)
  • Certificazioni informatiche e digitali: ECDL Core 0,25, ECDL Advanced 0,28, ECDL Specialised 0,3, Nuova ECDL Base 0,25, Nuova ECDL Advanced 0,28, Nuova ECDL Specialised e Professional 0,3, Microsoft MCAD o equivalente 0,25, Livello MCSD o equivalente 0,28, Livello MCDBA o equivalente 0,3, ECDL Core 0,25, ECDL Advanced 0,28, ECDL Specialised 0,3, Nuova ECDL Base 0,25, Nuova ECDL Advanced 0,28
    Nuova ECDL Specialised e Professional 0,3, Microsoft MCAD o equivalente 0,25, Livello MCSD o equivalente 0,28, Livello MCDBA o equivalente 0,3;

Conseguire titoli che permettono di migliorare il proprio punteggio nelle graduatorie ATA III Fascia è quindi fondamentale così come lo è sapere quali sono quelle certificazioni da conseguire in base al profilo professionale ATA scelto. Ricordiamo, infine, che nel punteggio ATA sono considerati, oltre ai titoli di cultura anche quelli di servizio.

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    Le graduatorie d’istituto sono degli elenchi di aspiranti professori da cui i dirigenti scolastici attingono per sopperire all’esigenza di mancato personale.

    Da quest’anno sono state introdotte dal Ministero dell’Istruzione anche le graduatorie provinciali.
    Questi elenchi sono divisi per posto comune o sostegno, appunto, su base provinciale. Verranno utilizzate per assegnare le supplenze annuali o a termine.
    Tali graduatorie saranno divise in due fasce, I e II.

    Come e quando presentare le domande di aggiornamento graduatorie.

    I docenti potranno presentare domanda per l’inserimento in graduatoria provinciale solo in una provincia. La domanda si inoltra esclusivamente in modalità telematica. I dettagli sulle procedure e sui termini di scadenza, ancora oggi non sono ancora state fissati.

    Tabelle di valutazione titoli

    La bozza del decreto ha modificato la vecchia tabella valida per l’aggiornamento delle graduatorie d’Istituto del 2017. Trattandosi di una bozza però può essere soggetta a variazioni.
    Per acquisire maggiore punteggio sono presenti diversi percorsi formativi, qui di seguito il riepilogo della valutazione titoli previsti della bozza:

    1. Certificazioni informatiche: 0,50
    2. Master di I° e II° livello annuale 1500 ore – 60 CFU 0,5 punti
    3. Certificazione Inglese B2 3 punti
    4. Certificazione Inglese C1 4 punti
    5. Certificazione Inglese C2 6 punti

    Di seguito la bozza ministeriale: clicca qui per scaricarla

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    corso tablet 300 ore

    Il tablet, strumento informatico ormai da tutti conosciuto, è un piccolo Personal Computer, diciamo che si colloca tra il portatile e il telefono sia in quanto a performance sia in quanto a design, inoltre rispetto allo smartphone è più prestante, perché avendo maggiori dimensioni permette l’installazione di più componenti.

    Il tablet nella scuola

    Nell’ambito della scuola, il Tablet fa parte delle cosiddette TIC Tecnologie per l’informazione e la comunicazione, si tratta nuove metodologie e tecniche innovative che sono di ausilio alla didattica, che forniscono agli studenti nuovi e potenti strumenti di apprendimento. Con il tablet è possibile incamerare informazioni, trattarle in modo rapido, condividerle col resto della classe, oppure si possono proporre esercizi e compiti personalizzati per ogni studente, cosa che richiederebbe molto più lavoro con supporti quali carta e penna.

    Con il tablet si possono fare:

    • Rapidamente ricerche e approfondimenti in rete;
    • si possono ricercare facilmente la definizione e la traduzione di parole straniere nel dizionario annesso;
    • vi è anche la possibilità sia di ingrandire le lettere e gli spazi per affaticare meno la vista e rendere la lettura più confortevole.

    Numerosi studi hanno dimostrato come l’utilizzo del tablet contribuisca ad aumentare la partecipazione e il coinvolgimento da parte degli alunni.

    Si tratta di uno strumento che, quasi sempre, già gli alunni conoscono molto bene e sono quindi più invogliati ad utilizzare. Purtroppo ancora non tutti i docenti hanno preso dimestichezza con questo strumento e le scuole non prevedono una formazione in merito. Sarà quindi compito del singolo docente frequentare uno specifico corso di formazione sull’uso didattico del tablet.

    I corsi più richiesti oggi sono quelli on line, cioè in modalità e-learning, in cui il materiale è fruibile su piattaforma online e anche gli esami si possono fare direttamente online.

    Si tratta di una modalità molto comoda, che permette di conciliare la necessità della formazione, con i numerosi impegni della vita quotidiana.

    Imparare a utilizzare correttamente il tablet in classe è un passo importante per il docente, serve ad avere molti strumenti di supporto della didattica tradizionale e in più serve a stabilire un rapporto più congeniale con gli studenti che, in quanto nativi digitali, recepiscono il linguaggio multimediale meglio di qualsiasi altro canale di comunicazione.

    video conferenza coronavirus

    In questo eccezionale quanto inaspettato momento che l’Italia si trova a vivere, con l’isolamento che ognuno di noi sta sperimentando, stiamo riscoprendo ancora di più quanto preziosa sia oggi la tecnologia, e quanto sia possibile annullare ogni distanza.

    Nessuno oggi deve fermarsi, si può tranquillamente continuare a lavorare da casa, in modalità smart working e, parimenti può continuare anche la nostra formazione professionale, attraverso un’aula virtuale: la videoconferenza.

    Con la videoconferenza possiamo seguire da casa, attraverso pc, tablet o smartphone, corsi o seminari che avevamo programmato in aula, senza perdere importanti opportunità di accrescere la nostra formazione.

    La modalità è semplice: attraverso una piattaforma dedicata, docente e discenti si collegano contemporaneamente in un’aula virtuale, i discenti seguiranno la lezione del docente e potranno intervenire in qualsiasi momento per chiarimenti o dubbi. L’intervento di ogni discente viene sentito da tutta la classe, esattamente come avviene in un’aula, sarà anche possibile sviluppare una discussione fra docenti e discenti.

    In questo momento in cui molti professionisti sono obbligati a fermare la loro attività, diventa più che mai importante non sprecare questo tempo, ma utilizzarlo in maniera proficua per accrescere la propria preparazione e il proprio aggiornamento professionale.

    formazione docenti

    Europa e digitalizzazione scolastica, nel 2020 la strategia politica europea pone particolare attenzione al tema della informatizzazione scolastica e all’uso delle nuove tecnologie per rivoluzionare il sistema scolastico e portare ad una completa digitalizzazione delle scuole di ogni grado. Per raggiungere questo scopo l’Italia ha promosso diversi interventi nel “Piano Nazionale Scuola Digitale” (PNSD) : “Cl@ssi 2.0”, “Scuol@ 2.0”, “Azione LIM”, e “Editoria digitale scolastica(MIUR 2015). Persino a livello regionale sono stati promossi diversi progetti per favorire la rivoluzione digitale nelle scuole.

    Ad oggi i docenti italiani risultano terzi nella classifica europea per la necessita di formazione informatica, gli studenti italiani sono ventitreesimi in Europa per competenze informatiche.
    I numeri parlano chiaro, nonostante progetti e investimenti, la scuola italiana ha molte lacune ed è molto indietro nel processo di digitalizzazione.

    Uso del tablet nella didattica

    L’innovazione tecnologica impone l’utilizzo didattico di dispositivi informatici, tra questi è fondamentale l’uso del tablet.
    In commercio esistono diversi modelli di tablet con diversi sistemi operativi ma con uguali effetti innovativi sul modo di fare didattica. Tra i vantaggi ricordiamo che sono leggeri ma possono contenere molti testi e che possono disporre di programmi gratuiti di scrittura e disegno.

    L’uso del tablet a scuola consente inoltre ai docenti (corso tablet per docenti) di avere costante accesso al web, svolgere immediate ricerche, consente di avere libri e appunti su schermo durante la lezione, riducendo tempi e spazi, e consente di condividere ricerche e note in tempo reale.
    Oggi le pagelle vengono gestite online cosi come le comunicazioni tra docenti. Infine, per anni, i genitori si sono lamentati del peso dei libri che i ragazzi erano costretti a portare nello zaino.

    Considerando l’utilità e la nuova organizzazione scolastica perché allora, ad oggi, in Italia, non tutte le scuole utilizzano il tablet?

    Il dipartimento dell’istruzione Usa ha dimostrato, con uno studio, che l’uso del tablet permette agli studenti di apprendere più velocemente aumentando il rendimento. Inoltre il costo di un tablet è inferiore al prezzo di tutti i libri e della cancelleria che, negli anni, gli studenti sono costretti a comprare. Le opinioni si dividono tra chi ritiene indispensabile l’uso dei tablet nelle scuole e chi invece lo demonizza.
    Ma una sola cosa è certa: l’Italia deve adeguarsi al resto d’Europa, gli studenti Italiani devono essere messi nelle stesse condizioni degli studenti degli altri paesi europei per avere le stesse opportunità professionali.