RLS quando va nominato

All’interno del D.Lgs. 81/2008, vi sono anche le indicazioni per eleggere uno o più Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) in azienda.

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è il portavoce dei lavoratori all’interno di un’azienda. Viene eletto dai lavoratori e rimane in carica, di norma, per 3 anni. Alla scadenza di questo periodo, può essere eletto di nuovo.

Eleggere un RLS è obbligatorio?

L’elezione di un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è obbligatoria in ogni azienda con almeno un lavoratore. Nelle aziende che non superano i 15 lavoratori, l’RLS viene designato scegliendo un membro dello staff interno, mentre, quando si supera questa cifra, solitamente si preferisce eleggere l’RLS tra le rappresentanze sindacali.

Un altro adempimento a cui bisogna prestare attenzione è il numero di rappresentati dei lavoratori da eleggere, il quale varia in base alla formazione aziendale:

  • si elegge un solo Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende con al massimo 200 lavoratori;
  • si eleggono tre Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende con al massimo 1000 lavoratori;
  • si eleggono sei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende più di 1000 lavoratori.

L’elezione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza avviene di norma in corrispondenza della giornata nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro (in Italia è il 28 aprile).

L’elezione di un Rappresentante dei Lavoratori è un diritto dei dipendenti aziendali, ma non è un obbligo. L’articolo 47 del D.Lgs 81/2008 infatti non specifica l’esistenza di sanzioni in merito alla mancata elezione di questa figura.

Le sanzioni scattano solo nel caso in cui il Datore di lavoro non richieda il nominativo del Rappresentante scelto dai lavoratori. A questo punto, l’INAIL assegnerà Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale.

Chi è l’RLS?

Secondo l’articolo 50 del D.lgs. 81/08, l’RLS ha dei compiti specifici:

  • affianca il Datore di Lavoro nella valutazione dei rischi;
  • affianca il Datore di Lavoro sulla designazione del RSPP, degli addetti antincendio, degli addetti al Primo soccorso e del medico competente;
  • viene consultato in merito all’organizzazione della formazione e ispezioni;
  • verifica che le misure di prevenzione e protezione dai rischi siano idonee a garantire l’incolumità dei lavoratori. In caso contrario, è autorizzato a contattare le autorità competenti;
  • può consultare il documento valutazione dei rischi e accedere ai luoghi in cui si svolgono le lavorazioni;
  • può approfittare di un monte ore di permessi retribuiti per agevolare lo svolgimento della sua attività.

Quando non si elegge un RLS?

L’RLS si può non eleggere solo in alcuni casi:

  • Imprese familiari
  • Aziende dove sono impiegati solo lavoratori a progetto
  • Lavoratori a domicilio.

Obblighi del Datore di Lavoro nei confronti dell’RLS

Il Datore di lavoro ha l’obbligo di formare l’RLS e di comunicare all’INAIL su chi è ricaduta la scelta.

Il corso di formazione per RLS consiste in 32 ore, con corso di aggiornamento RLS annuale di sole 4 ore. Queste lezioni vertono su argomenti legati alla sicurezza sui luoghi di lavoro: prevenzione dei rischi, principi giuridici comunitari in materia di salute e sicurezza sul lavoro, obblighi delle varie figure professionali, comunicazione tra dipendenti e dirigenti.

La formazione dell’RLS può avvenire anche a distanza, in quanto non sono previste esercitazioni pratiche.

Per quanto riguarda la comunicazione dell’elezione all’INAIL, il datore di lavoro è obbligato a renderla nota tramite via telematica, come specificato dall’articolo 18 del decreto legislativo 81/2008.

Importanza del corso Antincendio

Il Decreto Legislativo 81/08 rende obbligatorio lo svolgimento di corsi antincendio in azienda, in modo da preparare i lavoratori designati, cioè quelli incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione e gestione degli incendi, affinché sappiano come reagire di fronte alle emergenze.

L’obiettivo dei corsi è formare i dipendenti incaricati della gestione delle emergenze, in modo che reagiscano prontamente, e indichino ai colleghi di lavoro le attività necessarie per mettersi in salvo ed evitare incidenti.

Obblighi del datore di lavoro

Il datore di lavoro deve obbligatoriamente designare i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, nonché provvedere alla formazione del personale.

Deve quindi organizzare dei corsi antincendio con l’ausilio di aziende dedicate alla formazione dei lavoratori, come Agatos Service.

Questi possono essere di diverso tipo in base alle dimensioni e alla tipologia dell’azienda.

A seconda di queste due variabili, i corsi si dividono in:

  1. Corso Antincendio Rischio Basso
  2. Corso Antincendio Rischio Medio
  3. Corso Antincendio Rischio Alto
  4. Corso di Aggiornamento Antincendio

Il datore di lavoro può affidarsi al servizio di prevenzione e protezione (SPP) per individuare i lavoratori più adatti per il compito di responsabili dell’emergenza e anche per valutare le condizioni dell’azienda.

Cosa insegna il corso antincendio

L’importanza del corso antincendio risiede proprio negli argomenti che vengono trattati: se opportunamente formati in base al programma didattico, i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione e lotta contro gli incendi possono davvero fare la differenza durante una situazione critica.

Essi possono guidare i propri colleghi, durante l’emergenza, per raggiungere in fretta le uscite e spingerli ad adottare i comportamenti più corretti. Il rischio è sempre quello che le persone si lascino prendere dal panico e adottino comportamenti disordinati che peggiorano ulteriormente la situazione.

Grazie ai corsi antincendio, i lavoratori possono apprendere le prime manovre da attuare in caso di emergenza, in modo da salvare la vita ai colleghi e a se stessi.

I corsi affrontano argomenti simili, ma più complessi a mano a mano che si innalza il livello di rischio presente in azienda. Ogni impresa, infatti, viene individuata da un codice ATECO a cui corrisponde poi un determinato corso.

Ogni corso antincendio prevede una parte teorica, che affronta le situazioni più comuni che si verificano durante gli incendi e illustra come mitigarle. Vengono presentati i dispositivi di protezione e di lotta contro le fiamme, come gli estintori e altre misure di prevenzione.

Dopo una prima parte teorica, si passa alla pratica, che consiste in esercitazioni e simulazioni di incendio.

Il personale viene quindi addestrato per prepararsi ad affrontare le situazioni di emergenza più comuni e ad adottare i comportamenti più corretti.

Al termine di ogni corso, i lavoratori vengono sottoposti a una verifica di apprendimento.

Durata dei corsi antincendio

La durata di un corso antincendio varia a seconda della classificazione del rischio aziendale. Per la formazione degli addetti a rischio basso, la durata minima prevista è di 4h, per i rischi medi di 8h ed elevati 16h. Questi corsi, richiedendo una parte pratica, non possono essere svolti da remoto, ma solo in aula. Tuttavia, fa eccezione solo il corso antincendio a basso rischio che può essere svolti anche in videoconferenza.

E’ importante poi che i lavoratori svolgano corsi di aggiornamento ogni tre anni e acquisiscano un attestato, in conformità a quanto richiesto dal D.Lgs. 81/08.

corso di primo soccorso

Il D. Lgs 81/2008 riporta le disposizioni circa le modalità di primo soccorso all’interno di un’azienda e disciplinano gli obblighi del datore di lavoro su questo tema.

In particolare, è l’articolo 45 a illustrare tutte le modalità per organizzare al meglio e secondo la legge, le manovre di primo soccorso in azienda.

Obblighi del datore di lavoro

Il datore di lavoro ha l’obbligo di prendere i provvedimenti necessari in materia di primo  soccorso e di assistenza medica di emergenza, accordandosi con il medico competente, se nominato. Il datore di lavoro dovrà tenere conto della tipologia e delle dimensioni della sua azienda per adempiere ai propri obblighi al meglio.

I requisiti minimi per essere in regola riguardano la strumentazione di primo soccorso e la formazione del personale, le quali devono essere adeguate per un intervento immediato ed efficace.

Il datore di lavoro ha quindi l’obbligo di redigere un piano aziendale di primo soccorso in cui vengano illustrati i compiti dei lavoratori e i comportamenti da assumere in caso di emergenza.

Questo piano di primo soccorso deve essere ovviamente condiviso con i lavoratori dell’azienda, insieme alle direttive sui numeri di emergenza e la strumentazione di cui l’impresa è dotata.

L’ultimo passaggio per essere in regola è organizzare degli incontri formativi con i membri dello staff aziendale.

Perché è importante il primo soccorso in azienda?

Individuare gli addetti al primo soccorso in azienda e formarli, al fine di garantire un intervento pronto ed efficace, significa anche garantire una prima gestione ordinata ed efficiente dell’emergenza.

Gli addetti vengono selezionati in numero proporzionale ai lavoratori totali dell’azienda e sono sottoposti a un percorso formativo, sia teorico e pratico.

Le conoscenze principali che acquisiranno questi addetti saranno legati al riconoscimento emergenza sanitaria e all’intervento di primo soccorso. Conoscere come operare in queste situazioni è fondamentale per non complicare ulteriormente l’emergenza e per fornire un primo supporto ai colleghi in attesa dei soccorritori.

I corsi di primo soccorso offrono degli scenari che potrebbero davvero accadere nel corso di un’emergenza, per insegnare agli addetti a come mitigare il pericolo e offrire un primo soccorso alle vittime. Simulano poi quelle situazioni che vanno evitate, gli errori più frequenti che possono mettere in pericolo le persone e le emergenze che richiedono prontezza.

Questo rende i lavoratori preparati ad affrontare una potenziale situazione di rischio o pericolo. La preparazione degli addetti aiuta a mitigare il senso di confusione che si crea nei momenti di emergenza e a supportare altre persone che sono coinvolte nel drammatico evento.

L’intervento di un lavoratore preparato può davvero fare la differenza per la vittima di un incidente sul lavoro. In attesa dei soccorritori, un dipendente potrebbe, per esempio, riportare una vittima alla corretta respirazione e salvarle la vita.

Le situazioni di emergenza possono essere davvero le più disparate ed è per questo che il datore di lavoro non può sottovalutare alcun dettaglio all’interno della sua azienda. La valutazione dei rischi deve essere presa con impegno e non vissuta come un mero obbligo. Una disattenzione, infatti, potrebbe costare la vita a un lavoratore e danneggiare irrimediabilmente l’azienda.

giuseppe conte firma dpcm

Da stamattina 18 maggio, a quasi 3 mesi dall’inizio di questa terribile pandemia, l’Italia riparte.

Tranne poche eccezioni, quasi tutte le attività commerciali aperte al pubblico, possono riaprire i battenti. Il nuovo DPCM stabilisce in dettaglio le linee guida per le varie attività. In particolare, per il commercio al dettaglio, dovranno essere previste regole di accesso, in base alle caratteristiche dei singoli esercizi, in modo da evitare assembramenti e assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti.

Per tutte le attività vi è l’obbligo da parte del datore di lavoro di informare i propri dipendenti delle misure da adottare, tramite corsi di formazione online o internamente all’azienda, oltre ad adeguarsi alla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per i negozi di abbigliamento, dovranno essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare per toccare la merce.

In ogni caso, clienti e lavoratori dovranno sempre indossare la mascherina. In generale, se un cliente si trova all’interno di un locale commerciale senza mascherina, la sanzione scatta sia per il cliente che per il titolare che gli ha consentito di entrare.

Dal 18 maggio riaprono anche uffici e studi professionali

Per questi ultimi, riguardo l’accesso al pubblico:

  • Va favorito l’accesso dei clienti solo tramite appuntamento, consentendo la presenza contemporanea di un numero limitato di clienti in base alla capienza del locale e riorganizzando gli spazi, per quanto possibile, in ragione delle condizioni logistiche e strutturali, per assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione sia tra le singole postazioni di lavoro, sia tra i clienti (ed eventuali accompagnatori) in attesa. Dovrà comunque sempre essere utilizzata la mascherina.
  • L’area di lavoro deve essere delimitata da barriere fisiche adeguate, mentre l’attività di front office per gli uffici ad alto afflusso di clienti esterni può essere svolta esclusivamente nelle postazioni dedicate e dotate di vetri o pareti di protezione.
  • Laddove possibile, resta ancora preferire il collegamento a distanza con il cliente, magari in videoconferenza.

Riguardo le sanzioni: in caso di violazione delle nuove disposizioni, salvo che non ricorra anche un reato (fattispecie che ricorre in ogni caso per la violazione degli obblighi di quarantena), si applicano le attuali sanzioni amministrative (da 400 a 3000 euro) aumentate fino a un terzo se la violazione avviene mediante l’utilizzo di un veicolo.

Nei casi in cui la violazione sia commessa nell’esercizio di un’attività di impresa, si applica anche la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.

Nonostante l’allentamento delle misure restrittive, la parola d’ordine resta comunque prudenza, se vogliamo essere certi di lasciarci la pandemia alle spalle.

 

Il 26 aprile scorso è stato emanato un nuovo DPCM che regola la cosiddetta “FASE 2”, ovvero la ripresa di molte attività produttive del nostro Paese, con un conseguente allentamento delle misure di contenimento del virus, che sono state in vigore fino ad ora.

Le imprese che riprenderanno la loro attività a partire dal 4 maggio 2020, dovranno svolgere tutte le attività propedeutiche alla riapertura già dal 27 aprile. Nel testo del Decreto si legge che:

“La prosecuzione delle attività produttive può avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. La mancata attuazione del protocollo determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.”

Il protocollo firmato da Governo e parti sociali disciplina vari aspetti, qui di seguito i più importanti

Gli ingressi in azienda dovranno essere contingentati per evitare assembramenti, quindi ampliare i turni di lavoro, per far sì che in uno stesso posto permangano poche persone e ben distanziate fra loro. Se necessario si dovrà quindi rimodulare la produzione. Dovrà essere giornalmente misurata la temperatura corporea a tutto il personale e i visitatori e contattare tempestivamente il medico in caso di manifestazione febbrile.

Riguardo l’accesso di fornitori esterni e visitatori in azienda, dovrà essere definita la procedura di ingresso, transito e uscita, per ridurre al minimo i contatti fra gli individui.

Prima di riaprire, ogni azienda dovrà provvedere alla sanificazione dei locali. Sanificare vuol dire porre in essere tutti quei procedimenti atti alla distruzione di virus e agenti patogeni, non si tratta quindi di una semplice pulizia. È opportuno rivolgersi ad aziende che abbiano i requisiti e le autorizzazioni per fare sanificazione, che possono esercitare l’attività (codice Ateco 81.29.10) e che sono abilitate al rilascio della relativa certificazione.

Punto importantissimo sono i dispositivi di protezione individuale, ogni lavoratore dovrà indossare:

  • Mascherine
  • Guanti
  • Ove necessario, visiere protettive.

Le postazioni di lavoro con PC devono essere separati con pannelli in plexiglas di dimensioni tali da garantire la distanza interpersonale.

Per assicurare il rispetto delle regole, nelle aziende verrà costituito un comitato di controllo con la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori. Nei casi in cui questo non sia possibile, a vigilare saranno invece comitati territoriali o settoriali.

Se ogni cittadino si atterrà scrupolosamente alle regole, si può ben sperare di lasciarci questa pandemia alle spalle e ritornare a far crescere e prosperare il nostro sistema produttivo.

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Gli incendi sul luogo di lavoro sono frequenti e la inesperienza e la mancanza di conoscenza del fenomeno può portare a conseguenze gravi.

Secondo il D.Lgs 81/08 ogni datore di lavoro deve provvedere alla formazione di uno o più lavoratori incaricati della prevenzione incendi, gestione incendi e gestione delle emergenze.

Il lavoratore prescelto, dopo aver frequentato un corso antincendio, potrà gestire le emergenze, effettuare una corretta evacuazione dell’edificio, utilizzare l’estintore in presenza di un principio di incendio ma anche utilizzare sistemi di spegnimento come naspi ed idranti.

Il datore di lavoro può ricoprire in prima persona il ruolo di addetto alla prevenzione incendi e gestione delle emergenze o, come detto sopra, scegliere uno o più dipendenti a cui dovrà garantire il Corso Antincendio.

La scelta del dipendente idoneo a tale incarico dovrà essere fatta dal datore di lavoro seguendo determinati criteri come l’indole e le attitudini del lavoratore, criticità e dimensioni della azienda, numero di dipendenti necessari a garantire la sicurezza.

L’SPP, servizio di prevenzione e protezione, può supportare, se necessario, il datore di lavoro nella scelta per non rischiare che infranga la legge vigente.

dlgs 8/108

Un argomento oggi molto sentito, che occupa purtroppo spesso le prime pagine della stampa nazionale, è quello della sicurezza sui luoghi di lavoro, in particolare, dei rischi che i lavoratori, nell’esercizio della loro professione, corrono tutti i giorni in termini di infortuni e, nei casi più drammatici, perfino di morte.

Non è un caso allora che l’impegno della politica, da almeno dieci anni a questa parte, è stato rivolto a studiare soluzioni che potessero arginare il fenomeno comunemente indicato con l’espressione “morti bianche”. Con questo spirito di prevenzione ha visto la luce, nel 2008, il Decreto Legislativo N. 81, meglio noto come il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro. Ma di cosa tratta, nello specifico, questo importante punto di riferimento legislativo in materia di sicurezza?  In che maniera le aziende possono migliorare la condizione lavorativa dei propri dipendenti, assicurando degli ambienti di lavoro salutari, in cui la tutela della loro salute e sicurezza venga garantita ai massimi livelli? Questo articolo cerca di rispondere a questa ed altre domande, cercando di evidenziare l’importanza della formazione, finalizzata a creare delle figure professionali di riferimento che, nel tempo, siano in grado di gestire autonomamente, e nel pieno rispetto del quadro legislativo, tutte le svariate situazioni oggetto di attenzione all’interno del Decreto del 2008.

Informazione e formazione del lavoratore: la sezione IV del Decreto.

Essere informati, e ricevere la giusta formazione è senza dubbio il prerequisito di base che dovrebbe servire come assunto in qualsiasi situazione si prenda in esame, a maggior ragione quando si tratta di argomenti quali la sicurezza sul lavoro e la prevenzione da incidenti, a volte anche fatali. Per questo motivo la sezione IV, con gli articoli 36 e 37, rappresenta un punto di riferimento essenziale per capire meglio la direzione seguita dal Decreto. Si afferma qui che è compito del datore di lavoro provvedere alla corretta informazione di ogni singolo lavoratore in merito ad alcune questioni fondamentali: ad esempio i rischi che egli corre nell’esercizio della propria attività; quali sono le procedure previste per il primo soccorso o in caso di evacuazione, per via di eventi quali incendi o altre catastrofi non prevedibili, oppure quali sono i rischi che il lavoratore corre nell’utilizzo di particolari sostanze pericolose (sempre se e quando connesse alla propria specifica attività), ed infine, l’Articolo 36 ricorda anche che è obbligo del datore di lavoro quello di informare tutti i lavoratori su quali siano le figure responsabili e gli addetti al servizio di prevenzione e sicurezza, dando evidenza di tutti i nominativi, compreso quello del medico competente.

Gli obblighi sulla formazione per la sicurezza sul lavoro.

Dunque, l’Articolo 36 stabilisce in maniera inequivocabile quali siano gli obblighi di legge per il datore di lavoro in termini di informazione, ed introduce anche quello che sarà il tema centrale del successivo articolo, ovvero la questione della formazione. Questa, come specificato nell’Articolo 37, deve essere garantita dal datore di lavoro a tutti i propri dipendenti, a prescindere dalla tipologia di azienda, sia essa privata o pubblica, dal settore di riferimento, ed a tutti i lavoratori, subordinati e autonomi. Non solo: il datore di lavoro, dopo aver provveduto ed effettuare una valutazione dei rischi connessi alla propria azienda, si dovrà fare garante della modalità e della qualità della formazione fornita, misurata sulle reali esigenze di ciascun lavoratore. Infine, il datore dovrà provvedere a nominare una figura responsabile.

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RSPP: il Responsabile di Servizio Prevenzione e Protezione

Chi è l’RSPP e come viene nominato? Sempre il Decreto N. 81 del 2008 chiarisce l’importanza per ogni azienda di individuare una figura responsabile del servizio di prevenzione e protezione. I criteri per la nomina di questa figura sono diversi, al datore di lavoro è comunque lasciata una certa libertà decisionale, a patto che il responsabile possegga capacità e competenze adeguate ai potenziali rischi che sarà possibile incontrare in azienda, competenze che lo mettano in condizione di saper gestire eventuali situazioni di emergenza ma soprattutto che lo rendano idoneo a definire un adeguato piano di prevenzione e protezione dai rischi. In taluni casi, ad esempio, con aziende che a seconda del settore non superino un certo numero di lavoratori, la figura del Responsabile di Servizio Prevenzione e Protezione può essere anche il datore di lavoro, ma in ogni caso, come fermamente stabilito dall’Articolo 37, a prescindere di chi venga individuato come figura responsabile, a questa il datore di lavoro deve garantire un’adeguata a specifica formazione, perché sarà proprio questa formazione ad assicurargli, come si evince dal Decreto, tutte le specifiche competenze sulle principali tecniche di controllo e prevenzione dai rischi che gravano sul luogo di lavoro.

L’importanza dell’aggiornamento del RSPP

Sempre l’Articolo 37, poi, si sofferma sul tema dell’aggiornamento. È facile intuire i motivi per cui il Decreto N. 81 preferisca dare particolare enfasi al problema dell’aggiornamento, esplicitando proprio come sia obbligo del datore di lavoro garantire un aggiornamento periodico, ogni 5 anni. I motivi sono molteplici: l’azienda tende a modificare i suoi processi produttivi, modificando così la mappa dei rischi; vi sono gli adeguamenti normativi a livello nazionale e sovranazionale (legislazione Europea, ad esempio); poi ci sono anche motivi strettamente personali, come l’esigenza di ripassare, diciamo così, le competenze acquisite durante il primo ciclo di formazione.

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Si potrebbero elencare tanti altri motivi, eppure questi sono più che sufficienti a fare luce sull’importanza che il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro riconosce alla formazione del RSPP, per riuscire a garantire maggiore prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro. Oggi nessuna azienda può più permettersi di non osservare ciò che la legge stabilisce con estrema chiarezza di intenti, grazie ad una normativa che non lascia adito a dubbi e che anzi si è stata ancora di più esplicitata  dall’Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016, che ha dato un contributo ancora più forte all’organizzazione dei corsi di formazione per RSPP, ASPP (ed eventuali altre figure sensibili) a dimostrazione di quanto la formazione, supportata da un aggiornamento continuo, rappresenti l’unica vera soluzione per mantenere al massimo livello la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Sul sito telematico del’Istituto, infatti, è stato pubblicata la nota del bando per concorrere all’assegnazione di finanziamenti per le imprese che “L’Inail finanzia in conto capitale le spese sostenute per progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I destinatari degli incentivi sono le imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura”.

Viene altresì specificato che“ L’Inail tramite il Bando Isi 2016, rende disponibili complessivamente 244.507.756 euro. I finanziamenti sono a fondo perduto e vengono assegnati fino a esaurimento, secondo l’ordine cronologico di arrivo delle domande.

Sono finanziabili le seguenti tipologie di progetto:

  • Progetti di investimento

  • Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale

  • Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto

  • Progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività.

Il contributo”continua la nota ”pari al 65% dell’investimento, fino a un massimo di 130.000 euro  (50.000 euro per i progetti di cui al punto 4), viene erogato a seguito del superamento della verifica tecnico-amministrativa e la conseguente realizzazione del progetto ed è cumulabile con benefici derivanti da interventi pubblici di garanzia sul credito (es. gestiti dal Fondo di garanzia delle Pmi e da Ismea)”

La partecipazione al bando avviene su base regionale. Per ogni  Regione è stata assegnata una quota del fondo Inail. Viene specificato che ogni azienda può presentare un solo progetto su una sola unità produttiva per una sola tipologia di progetto.

La richiesta di partecipazione al bando va presentata on line. Lo sportello per l’invio delle domande sarà aperto on-line telematico dal 19 Aprile prossimo fino alle ore 18.00 del 5 giugno 2017.

Fonte: UnioneGeometri.com

Sono più di 17mila i progetti inseriti sul sito Inail entro le ore 18 di ieri, giovedì 31 maggio, alla scadenza della prima fase della procedura per l’assegnazione dei 249.406.358 euro messi a disposizione dall’Inail con il bando Isi 2017, ottava edizione dell’iniziativa con cui l’Istituto dal 2010 ha stanziato complessivamente oltre 1,8 miliardi a fondo perduto per contribuire alla realizzazione di interventi di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Le regole tecniche online almeno una settimana prima del “click day”. A partire da giovedì 7 giugno le imprese i cui progetti hanno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità potranno accedere all’interno della procedura informatica ed effettuare il download del proprio codice, che le identificherà in maniera univoca in occasione del “click day” dedicato all’inoltro online delle domande di ammissione al finanziamento attraverso lo sportello informatico.

I giorni e gli orari di apertura dello sportello informatico saranno comunicati sul sito Inail a partire dalla stessa data. Le regole tecniche che illustrano le modalità di funzionamento dello sportello informatico saranno pubblicate sul portale dell’Istituto almeno una settimana prima della data di apertura dello sportello informatico.

I cinque assi di finanziamento. I 249 milioni di euro del bando Isi 2017 sono suddivisi in cinque assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari e alla tipologia dei progetti presentati: progetti di investimento e per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale (per i quali sono a disposizione 100 milioni di euro), progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi (44.406.358 euro), progetti di bonifica da materiali contenenti amianto (60 milioni di euro), progetti per micro e piccole imprese operanti nei settori del legno e della ceramica (10 milioni di euro) e progetti per le micro e piccole imprese che operano nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli (35 milioni di euro, suddivisi in 30 milioni destinati alla generalità delle imprese agricole e in cinque milioni per i giovani agricoltori, organizzati anche in forma societaria).

Informazioni e assistenza. Per informazioni e assistenza in relazione al bando Isi 2017 è possibile contattare telefonicamente il contact center Inail al numero 06.6001, utilizzabile sia da rete fissa sia da rete mobile, secondo il piano tariffario del proprio gestore telefonico.

Fonte: UnioneIngegneri.com

Il 15 maggio ricorre il decennale dell’entrata in vigore del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro D.Lgs.81/2008. Molte cose sono cambiate in questi ultimi 10 anni