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La riforma Cartabia, un ambito di discussione caldo nel panorama giuridico italiano, ha portato significative trasformazioni al processo civile, ridefinendo le regole del gioco per avvocati, magistrati e consulenti tecnici d’ufficio (CTU). In questo articolo, esploreremo le sfide e le opportunità create da questa rivoluzione silenziosa, soffermandoci sul ruolo cruciale che la CTU svolge in questo contesto di cambiamento.

La riforma Cartabia è stata pensata per semplificare e modernizzare il processo civile italiano, portando in primo piano l’efficienza e la celerità. La digitalizzazione è al centro di questo cambiamento, con l’obiettivo di ridurre i tempi e i costi delle procedure legali. Tuttavia, questa trasformazione non è priva di sfide, richiedendo una profonda comprensione da parte di tutti gli attori coinvolti.

Il Ruolo della CTU nella Nuova Realità Legale

In questo scenario di cambiamento, la figura della Consulenza Tecnica d’Ufficio emerge come elemento cruciale per garantire una giustizia equa ed efficace. La CTU, già fondamentale nella valutazione delle perizie tecniche, assume ora un ruolo ancor più strategico nel contesto telematico. La sua competenza diventa determinante per navigare tra i nuovi strumenti digitali, garantendo che il processo mantenga la sua integrità e qualità. L’implementazione del processo telematico non è priva di sfide. Dall’adattamento alle nuove piattaforme digitali alla gestione delle perizie in formato elettronico, la CTU si trova di fronte a nuove dinamiche e competenze richieste. Tuttavia, queste sfide sono anche un’opportunità per gli esperti della CTU di dimostrare la propria flessibilità e padronanza delle nuove tecnologie.

L’Importanza dell’Aggiornamento Professionale

In questo contesto in evoluzione, è fondamentale per gli esperti della CTU rimanere costantemente aggiornati. Corsi specifici che affrontano le nuove normative e le sfide del processo telematico diventano un investimento cruciale per garantire un’eccellenza professionale. L’approfondimento di competenze digitali diventa parte integrante della missione della CTU di fornire consulenze tecniche affidabili e competenti. Si consiglia di seguire un corso professionale aggiornato al processo telematico ed alla riforma Cartabia.

Conclusione: Navigare il Futuro con Competenza

La riforma Cartabia rappresenta una trasformazione significativa nel mondo giuridico italiano, richiedendo adattamento e comprensione da parte di tutti gli attori coinvolti. In particolare, la CTU emerge come protagonista di questo cambiamento, con la sua competenza tecnica e la capacità di adattarsi alle nuove sfide. Affrontare il futuro richiede un impegno costante verso l’aggiornamento e l’eccellenza professionale, garantendo che la giustizia mantenga il suo ruolo fondamentale nella società italiana.

Cosa cerchiamo

n.°2 Consulenti didattici

Sedi: Mazara del Vallo (TP) e Partanna (TP)

Descrizione azienda:

Agatos Service, azienda leader in Italia nei corsi di formazione professionale, in presenza e online, può vantare un’esperienza decennale nel settore della formazione per aziende, professionisti e docenti. Negli anni, Agatos ha ottenuto numerosi riconoscimenti e accreditamenti tra i quali: accreditamento alla Regione Siciliana, al D.A.S.O.E, agli Ordini Professionali Nazionali (Geometri, Ingegneri e Periti Industriali) e, dal 2021 è anche ente accreditato MIUR, Ministero dell’istruzione, università e ricerca.

E’ anche Test Center: British Istitutes, AICA ECDL, EIPASS e PEKIT, per le certificazioni linguistiche e informatiche, ed ente attuatore dei fondi interprofessionali FonARCom, ForTer e Fondimpresa.

Grazie ai suoi accreditamenti, Agatos sviluppa corsi di formazione per aziende, professionisti, docenti (o aspiranti tali) ed impiantisti, nonché per chiunque voglia conseguire un titolo spendibile nel mondo del lavoro.

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    Coordinatore della Sicurezza chi è Che compiti ha

    Il Coordinatore della sicurezza è una figura molto importante all’interno di un cantiere. La sua definizione si può incontrare all’interno del TITOLO IV – CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI, CAPO I – MISURE PER LA SALUTE E SICUREZZA NEI CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI del Decreto Legislativo 81/08 sulla sicurezza sul lavoro.

    All’interno dell’articolo 89 si possono leggere due tipi di coordinatore della sicurezza:

    • coordinatore in materia di sicurezza e di salute durante la progettazione dell’opera, di seguito denominato coordinatore per la progettazione, CSP, ovvero quel soggetto incaricato, dal committente o dal responsabile dei lavori, dell’esecuzione dei compiti come la redazione del piano di sicurezza e di coordinamento e del fascicolo adattato alle caratteristiche dell’opera, contenente le informazioni utili ai fini della prevenzione e della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, tenendo conto delle specifiche norme di buona tecnica e dell’allegato II al documento UE 26 maggio 1993;
    • coordinatore in materia di sicurezza e di salute durante la realizzazione dell’opera, di seguito denominato coordinatore per l’esecuzione dei lavori CSE, ovvero quel soggetto incaricato, dal committente o dal responsabile dei lavori, dell’esecuzione dei compiti come la verifica, con opportune azioni di coordinamento e controllo, dell’applicazione da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento, ma anche la verifica dell’idoneità del piano operativo di sicurezza, da considerare come piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e coordinamento, assicurandone la coerenza con quest’ultimo.

    Cosa prevede la normativa di riferimento

    Il coordinatore per la progettazione deve essere designato in quei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea. Il compito della nomina è nelle mani del committente dei lavori. Ciò vale anche per il  coordinatore per l’esecuzione dei lavori.

    Il committente può rivestire il ruolo di CSE o CSP, se possiede un diploma di geometra o perito industriale o perito agrario o agrotecnico, nonché attestazione, da parte di datori di lavoro o committenti, comprovante l’espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni per almeno tre anni. In alternativa, il committente che vuole ricoprire il ruolo di CSP o CSE deve essere in possesso di specifiche lauree.

    Una volta individuati questi ruoli, il committente deve dare comunicazione del nominativo alle imprese affidatarie.

    Compiti del CSE e CSP

    Il coordinatore della sicurezza ha dei compiti:

    • redige il piano di sicurezza e di coordinamento secondo le direttive dell’allegato XV sui contenuti minimi dei piani di sicurezza nei cantieri mobili o temporanei;
    • predispone un fascicolo adattato alle caratteristiche dell’opera contenente le informazioni utili ai fini della prevenzione e della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, tenendo conto delle specifiche norme di buona tecnica e dell’allegato II al documento UE 26 maggio 1993;
    • se necessario, valuta il rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo nei cantieri;
    • richiede di procedere alla bonifica preventiva del sito nel quale è collocato il cantiere.

    Passando ai compiti del coordinatore per l’esecuzione dei lavori, egli deve:

    • verifica l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento;
    • verifica l’idoneità del piano operativo di sicurezza, da considerare come piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e coordinamento
    • organizza tra i datori di lavoro, ivi compresi i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento delle attività nonché la loro reciproca informazione;
    • verifica l’attuazione di quanto previsto negli accordi tra le parti sociali al fine di realizzare il coordinamento tra i rappresentanti della sicurezza finalizzato al miglioramento della sicurezza in cantiere;
    • segnala al committente o al responsabile dei lavori, previa contestazione scritta alle imprese e ai lavoratori autonomi interessati, le inosservanze alle disposizioni e alle prescrizioni del piano e propone la sospensione dei lavori, l’allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere, o la risoluzione del contratto;
    • infine, sospende, in caso di pericolo grave e imminente, direttamente riscontrato, le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti effettuati dalle imprese interessate.

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    RLS quando va nominato

    All’interno del D.Lgs. 81/2008, vi sono anche le indicazioni per eleggere uno o più Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) in azienda.

    Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è il portavoce dei lavoratori all’interno di un’azienda. Viene eletto dai lavoratori e rimane in carica, di norma, per 3 anni. Alla scadenza di questo periodo, può essere eletto di nuovo.

    Eleggere un RLS è obbligatorio?

    L’elezione di un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è obbligatoria in ogni azienda con almeno un lavoratore. Nelle aziende che non superano i 15 lavoratori, l’RLS viene designato scegliendo un membro dello staff interno, mentre, quando si supera questa cifra, solitamente si preferisce eleggere l’RLS tra le rappresentanze sindacali.

    Un altro adempimento a cui bisogna prestare attenzione è il numero di rappresentati dei lavoratori da eleggere, il quale varia in base alla formazione aziendale:

    • si elegge un solo Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende con al massimo 200 lavoratori;
    • si eleggono tre Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende con al massimo 1000 lavoratori;
    • si eleggono sei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende più di 1000 lavoratori.

    L’elezione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza avviene di norma in corrispondenza della giornata nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro (in Italia è il 28 aprile).

    L’elezione di un Rappresentante dei Lavoratori è un diritto dei dipendenti aziendali, ma non è un obbligo. L’articolo 47 del D.Lgs 81/2008 infatti non specifica l’esistenza di sanzioni in merito alla mancata elezione di questa figura.

    Le sanzioni scattano solo nel caso in cui il Datore di lavoro non richieda il nominativo del Rappresentante scelto dai lavoratori. A questo punto, l’INAIL assegnerà Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale.

    Chi è l’RLS?

    Secondo l’articolo 50 del D.lgs. 81/08, l’RLS ha dei compiti specifici:

    • affianca il Datore di Lavoro nella valutazione dei rischi;
    • affianca il Datore di Lavoro sulla designazione del RSPP, degli addetti antincendio, degli addetti al Primo soccorso e del medico competente;
    • viene consultato in merito all’organizzazione della formazione e ispezioni;
    • verifica che le misure di prevenzione e protezione dai rischi siano idonee a garantire l’incolumità dei lavoratori. In caso contrario, è autorizzato a contattare le autorità competenti;
    • può consultare il documento valutazione dei rischi e accedere ai luoghi in cui si svolgono le lavorazioni;
    • può approfittare di un monte ore di permessi retribuiti per agevolare lo svolgimento della sua attività.

    Quando non si elegge un RLS?

    L’RLS si può non eleggere solo in alcuni casi:

    • Imprese familiari
    • Aziende dove sono impiegati solo lavoratori a progetto
    • Lavoratori a domicilio.

    Obblighi del Datore di Lavoro nei confronti dell’RLS

    Il Datore di lavoro ha l’obbligo di formare l’RLS e di comunicare all’INAIL su chi è ricaduta la scelta.

    Il corso di formazione per RLS consiste in 32 ore, con corso di aggiornamento RLS annuale di sole 4 ore. Queste lezioni vertono su argomenti legati alla sicurezza sui luoghi di lavoro: prevenzione dei rischi, principi giuridici comunitari in materia di salute e sicurezza sul lavoro, obblighi delle varie figure professionali, comunicazione tra dipendenti e dirigenti.

    La formazione dell’RLS può avvenire anche a distanza, in quanto non sono previste esercitazioni pratiche.

    Per quanto riguarda la comunicazione dell’elezione all’INAIL, il datore di lavoro è obbligato a renderla nota tramite via telematica, come specificato dall’articolo 18 del decreto legislativo 81/2008.

    Quali rischi valutare nei luoghi di lavoro

    La valutazione dei rischi sui luoghi di lavoro mira a raccogliere informazioni circa tutte le fonti di pericolo presenti in un’impresa, azienda, attività, ufficio ecc. che possano causare danni alla salute dei lavoratori.

    I rischi che un’azienda presenta sono diversi in base alle attività svolte. Per esempio, i lavoratori all’interno di un ufficio sono esposti a pericoli differenti rispetto a quelli di una falegnameria. Tuttavia, a prescindere dal tipo di attività, è obbligatorio che il datore di lavoro esamini attentamente i potenziali rischi presenti nella propria azienda.

    Alla fine di questa valutazione, il datore di lavoro si impegna a redigere un documento, il DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) che va periodicamente aggiornato, ricorrendo determinate condizioni. Deve essere per legge registrato su un supporto informatico e contenere data certa e la firma del datore di lavoro, del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e del medico competente, ove sia stato nominato.

    Quali sono i rischi e i pericoli che vanno valutati nella redazione del DVR?

    Pericoli e rischi legati al posto di lavoro

    L’analisi e la valutazione dei rischi presenti sul posto di lavoro servono per garantire un ambiente di lavoro sicuro e lontano dai pericoli.

    Innanzitutto, distinguiamo il rischio dal pericolo:

    1. Il rischio è il prodotto derivante dalla probabilità che accada un evento e le sue conseguenze;
    2. Il pericolo è un oggetto o una situazione che può recare danno.

    Per realizzare il DVR è bene tenere conto di entrambi e comprendere quali siano i lavoratori maggiormente esposti. Rischi e pericoli su un luogo di lavoro dipendono dall’ambiente, dalle attrezzature, dalle attività svolte, dalle materie prime che si trattano, dalle condizioni del luogo, dai macchinari e molto altro.

    Partendo da questa premessa, sono individuabili diversi rischi sul luogo di lavoro: meccanici, elettrici, chimici, biologici, fisici, incendio ed esplosione, ergonomici, organizzativi, psico-sociali.

    E’ bene non sottovalutare alcun dettaglio, mentre si esaminano questi possibili pericoli. Di alcuni, il datore di lavoro potrebbe non rendersene conto subito. Per esempio, un’areazione scorretta dell’ambiente di lavoro potrebbe causare influenza o raffreddori costanti nei lavoratori durante la stagione invernale.

    E’ vero, non si tratta di un rischio grave come una contaminazione chimica o un incendio, ma va a nuocere alla salute del lavoratore e alla produttività dell’azienda.

    E’ bene, dunque, non dare nulla per scontato e registrare nel DVR qualsiasi fonte di rischio o pericolo presente in azienda.

    Aggiornamento DVR

    Il documento di valutazione dei rischi è da aggiornare ogni volta che avvengono dei cambiamenti nell’ambiente di lavoro, trasferimenti, aggiunta di nuovi settori produttivi e molto altro.

    Valutazione dei sistemi di prevenzione

    Il DVR serve per predisporre strategie di prevenzione ed educazione del personale, affinché non si verifichino danni. E’ bene prendere le misure necessarie per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori, ma anche la produttività dell’impianto.

    Questo si traduce con corsi di formazione in materia di sicurezza sul lavoro e l’adozione di strumenti di protezione personale.

    Queste misure vanno poi verificate e migliorate, con la conseguente modifica del Documento di Valutazione dei Rischi.

    formazione finanziata

    Ogni azienda è consapevole dell’importanza della formazione dei dipendenti.

    Molte, per offrire corsi gratuiti al proprio personale, si avvalgono dei fondi paritetici interprofessionali. Questi sono organismi finanziati dalle aziende stesse, che decidono di destinare lo 0,30% della retribuzione dei lavoratori ai fondi professionali piuttosto che all’INPS. La quota è comunque obbligatoria quando si pagano i contributi e molte imprese decidono di investirla in modo intelligente: nella formazione del personale.

    I Fondi Paritetici Interprofessionali, secondo quanto previsto dalla Legge 388/2000, raccolgono la quota versata dalle aziende e ridistribuiscono il totale tra i loro iscritti, con l’obiettivo di promuovere le attività di formazione rivolte ai lavoratori occupati.

    Insomma, l’azienda versa una quota annuale ai Fondi Paritetici Interprofessionali e l’organo fa sì che quanto versato le sia offerto indietro sotto forma di corsi di formazione relativi alle attività aziendali.

    Come aderire a un fondo interprofessionale

    Aderire a un fondo paritetico interprofessionale è abbastanza semplice:

    • Si possono affidare le procedure a un servizio esterno, che si occupa di tutto il procedimento di iscrizione, dalla scelta del fondo paritetico interprofessionale alla certificazione del percorso di formazione realizzato;
    • Oppure si aderisce direttamente, compilando gli appositi moduli da presentare all’INPS, indicando quale Fondo Paritetico Interprofessionale si vuole finanziare e quanti dipendenti necessitano della formazione.

    L’adesione ha, in ogni caso, validità annuale ed è sempre possibile presentare la revoca. Inoltre, non sono previsti costi di adesione o ulteriori quote sul versamento del contributo dello 0,30%.

    E’ possibile anche aderire a un nuovo fondo: basta presentare la revoca d’iscrizione a quello attuale e trasferire il 70% delle somme confluite nel triennio precedente, al nuovo fondo. Tuttavia, questa possibilità è offerta solo alle medie e grandi imprese e solo se hanno accumulato un fondo superiore ai 3000 euro.

    Vantaggi di aderire a un Fondo Paritetico Interprofessionale

    Le imprese che scelgono di non aderire ai Fondi Paritetici Interprofessionali devono comunque versare all’INPS il contributo dello 0,30% della retribuzione dei lavoratori. Molte aziende scelgono, quindi, di non lasciarsi sfuggire l’occasione di offrire ai dipendenti una maggiore formazione, che potrebbe incidere positivamente sui profitti.

    1. Il vantaggio più evidente dell’adesione a un Fondo Paritetico Interprofessionale è quello di poter investire la quota dello 0,30% direttamente nella formazione dei propri dipendenti aziendali, piuttosto che versarla all’INPS.
    2. Esistono 18 Fondi Interprofessionali tra cui scegliere, dedicati a settori come banche, industrie, turismo o terziario, e pensati per tutte le figure professionali: dirigenti, artigiani, consulenti, ecc.
    3. La formazione dei dipendenti consente di rendere l’impresa più competitiva nel mercato di riferimento.
    4. I Fondi Interprofessionali consentono di risparmiare sui corsi di formazione per i lavoratori e di investirli altrove.
    5. Aspetto da non sottovalutare, è poi il grado di fidelizzazione offerta ai dipendenti, i quali si sentono più coinvolti nella crescita aziendale e nella possibilità di trovare nuovi sbocchi lavorativi.

    Conclusioni: scegliere il Fondo Interprofessionale a cui aderire

    La decisione del Fondo Paritetico Interprofessionale a cui aderire è legata ad alcuni criteri:

    1. Al settore di appartenenza, perché i Fondi Interprofessionali sono pensati per diversi ambiti e figure professionali;
    2. ai bisogni formativi dell’azienda;
    3. alle leggi in vigore in materia di lavoro e sicurezza;
    4. al tipo di contratto applicato ai dipendenti;
    5. alla modalità di erogazione dei finanziamenti. Infatti, alcune aziende devono presentare il proprio piano formativo entro il termine indicato nel bando e superare la valutazione di una commissione, altre dispongono di un Conto Formazione Aziendale dal quale l’azienda può prelevare le somme versate e utilizzarle, nei limiti di finanziamento stabiliti dal Fondo, come meglio crede. Altre aziende, ancora, dispongono del Conto Formazione Aggregato, un fondo di denaro comune in cui diverse imprese decidono di cumulare i versamenti;
    6. alla classe dimensionale dell’azienda, in quanto è più facile che le grandi aziende riescano a finanziare la formazione solo con i propri guadagni.

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      Il Super Bonus 110% è una misura di incentivazione, introdotta dal decreto-legge “Rilancio” del 19 maggio 2020, che punta a rendere più efficienti e sicure le abitazioni. Esso è stato varato per consentire ai cittadini e alle imprese di effettuare lavori a costo zero, purché siano finalizzati al risparmio energetico e all’adeguamento sismico, e vengano iniziati tra 1° luglio 2020 e il 30 giugno 2022.

      Quali obblighi per chi lavora in cantiere?

      Secondo il D.lgs. 81/08 i professionisti e i lavoratori devono seguire dei corsi obbligatori, finalizzati a garantire la sicurezza nei cantieri. L’art. 37 del Decreto dispone: Il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza. Con particolare riferimento a:

      1. a) concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza; b) rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda.

      Questo vale per aziende, professionisti e impiantisti.

      Requisiti per professionisti

      • L’APE, ovvero il certificato di prestazione energetica, è un documento che consente di avere tutte le informazioni su com’è stato costruito un edificio, sia sotto il profilo dell’isolamento termico, che del consumo energetico. Per redigere questi certificati, il tecnico abilitato deve aver seguito un corso di certificazione energetica, conseguendo il relativo attestato.
      • Per garantire il rispetto di tutte le norme sulla sicurezza nei cantieri, il professionista deve aver seguito il corso obbligatorio di Coordinatore della Sicurezza, nonchè i relativi Aggiornamenti, ogni 5 anni.

      Requisiti per aziende

      • Per poter accettare l’incarico, e dunque effettuare i lavori con il Superbonus, le imprese oltre a produrre il DURC (Documento unico di regolarità contributiva), sono obbligate ad adempiere agli obblighi formativi di cui al D.lgs. 81/08, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, per i dipendenti.

      Requisiti per impiantisti

      • Per poter rilasciare le Dichiarazioni di Conformità sugli impianti, gli impiantisti sono obbligati ad adempiere agli obblighi formativi di cui al DM 37/08.

      Agatos Service fornisce pacchetti completi di corsi, per adempiere agli obblighi formativi previsti dalla legge. I corsi si distinguono in base al livello di rischio dell’azienda, sia esso basso, medio o alto.

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      I corsi di Agatos Service per il Superbonus 110%

      Corsi di Formazione per Aziende

      • CORSO RSPP DATORI DI LAVORO, per preparare i datori di lavoro alla corretta valutazione dei rischi delle proprie aziende.
      • CORSO FORMAZIONE GENERALE LAVORATORI, obbligatorio per tutti i lavoratori, riguardante la salute, la sicurezza e la prevenzione sul posto di lavoro.
      • CORSO RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA – RLS, per quei dipendenti eletti o designati per rappresentare i lavoratori per quanto riguarda gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro.
      • CORSO FORMAZIONE LAVORATORI PARTE SPECIFICA, destinato ad aziende a basso, medio e alto rischio. Lo scopo è quello di far apprendere ai lavoratori i rischi che possono insorgere sul luogo di lavoro, nonchè tutte le misure di prevenzione e protezione da adottare per salvaguardare la propria salute e sicurezza.

      Corsi di Formazione per Professionisti

      • CORSI DI CERTIFICAZIONE:
        • ArchiCad e BIM, per architetti, geometri e progettisti che si apprestano a utilizzare tali i software;
        • Progettazione di un sistema solare termico e fotovoltaico: per fornire ai professionisti del settore la preparazione tecnica necessaria per giungere all’efficienza energetica degli impianti;
        • Certificazione energetica degli edifici: destinata ai professionisti che hanno a che fare con valutazioni energetiche e gli APE;
        • Progettazione di un sistema eolico: per i lavoratori che ricoprono ruoli di natura economica e tecnica nella progettazione dei sistemi eolici.
      • CORSI DI AGGIORNAMENTO:
        • Fonti Energia Rinnovabile: Macrotipologia elettrica o termoidraulica

      Corsi di Formazione per Impiantisti

      • PATENTINO PER FRIGORISTA, ovvero per le figure professionali che si occupano di installazione, manutenzione e riparazione su apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento d’aria, pompe di calore, di controllo perdite e di recupero gas.
      • Corsi di aggiornamento FER, macrotipologia elettrica o termoidraulica, obbligatorio per tutti i Responsabili Tecnici, ai sensi del D. Lgs. 28/2011.
      apprendistato

      L’apprendistato è un contratto di lavoro con carattere formativo: infatti, all’interno di un ambiente di lavoro, l’apprendista svolge un compito e viene retribuito per questo, ma si sottopone anche a ore di formazione attraverso l’ascolto di colleghi, superiori e altre figure professionali, interne o esterne all’azienda.

      La formazione, in particolare, prevede una durata variabile in base alla tipologia di apprendistato, come vedremo fra poco. Avviene inoltre: tramite l’affiancamento di un tutor, con brevi corsi interni all’azienda o con incontri che si svolgono all’esterno, presso strutture formative specializzate.

      L’obiettivo dell’apprendistato è quello di garantire all’apprendista la formazione necessaria per acquisire competenze professionali inerenti al ruolo e alle mansioni per cui è stato assunto.

      Differenze tra stage e apprendistato

      Sia stage che apprendistato sono rivolti a giovani studenti che entrano nel mondo del lavoro e devono imparare una professione. Tuttavia, persistono delle differenze:

      • il tirocinio non è un contratto di lavoro, mentre l’apprendistato sì
      • lo stage è il consolidamento di abilità acquisite durante il percorso scolastico, mentre l’apprendistato è l’inserimento in una realtà aziendale attraverso la formazione
      • lo stage non prevede un diritto alla retribuzione, mentre l’apprendistato sì
      • lo stage non prevede diritti a ferie, malattia, maternità ecc. l’apprendistato sì

      Tipi di apprendistato

      In Italia, esistono tre tipi di apprendistato:

      1. Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale. Questo modello permette di proseguire gli studi mentre ci si forma all’interno di una realtà aziendale. La durata massima per questo apprendistato è di quattro anni e accompagna il giovane fino al conseguimento del diploma. Possono essere considerati apprendisti i ragazzi dai 15 ai 25 anni d’età
      2. Apprendistato professionalizzante. Consente di qualificarsi per una precisa mansione e può durare massimo 5 anni. I giovani che possono essere assunti tramite questa modalità hanno età compresa tra i 17 (solo in caso di possesso di qualifica professionale, altrimenti l’età minima è 18 anni) e i 29 anni.
      3. Apprendistato di alta formazione e ricerca. Viene utilizzato per conseguire diversi livelli di titoli di studio, o per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche. Le età di assunzione sono le stesse dell’apprendistato professionalizzante.

      Durata e retribuzione dell’apprendistato

      La retribuzione di un contratto di apprendistato varia in base a dei criteri:

      • alla tipologia dell’apprendistato (2 mila euro all’anno nel caso di minorenni e di 3 mila per i maggiorenni per l’apprendistato qualificante, 60% della retribuzione prevista per il proprio livello di assunzione per quello professionalizzante e in base al livello di inquadramento nel caso dell’apprendistato di ricerca);
      • alla qualifica da conseguire;
      • alla mansione.

      La retribuzione, comunque, è destinata ad aumentare fino a raggiungere quella di un lavoratore qualificato. Il trattamento fiscale dell’apprendista è agevolato perché prevede un’aliquota ridotta. All’apprendista, come accennato poco fa, spettano i diritti di tutti gli altri lavoratori dipendenti: copertura assistenziale e previdenziale, ammortizzatori sociali, ferie, malattie ecc.

      Anche la durata dell’apprendistato varia in base alle tre tipologie, alle qualifiche ed esperienze. Per esempio, l’esperienza lavorativa potrebbe durare meno se l’apprendista è particolarmente qualificato. Oppure, chi deve acquisire una qualifica necessita di soli tre anni di apprendistato, mentre chi deve essere abilitato a svolgere una professione ha bisogno anche di cinque anni.

      Inoltre, istituzioni scolastiche e Regioni possono intervenire nella decisione della durata di alcuni tipi di apprendistato. Anche l’azienda potrebbe decidere di prolungare o abbreviare il periodo di permanenza in base alle esigenze del lavoratore.

      corso pes pav pei

      Chi lavora con cavi elettrici, corrente e alta tensione, deve obbligatoriamente seguire un corso PES PAV PEI. Le tre sigle indicano la qualifica per chi opera su impianti in presenza di rischio elettrico:

      1. Persona Esperta (PES), chi è sia istruito che esperto, poiché ha già lavorato sul campo, e sa riconoscere i rischi legati all’elettricità
      2. Persona Avvertita (PAV), ovvero che è stata adeguatamente avvisata da professionisti più esperti in modo da evitare i pericoli dell’elettricità
      3. Persona Idonea ai lavori elettrici sotto tensione (PEI), ovvero che ha le competenze necessarie per eseguire uno o più lavori sotto tensione

      L’importanza di questo corso, ed è anche per il seguente motivo che la maggior parte delle scuole non consentono la frequenza a distanza, risiede nella preparazione del lavoratore che acquisisce le competenze necessarie per operare in situazioni di rischio elettrico e comprendere le modalità operative da adottare per lavorare in sicurezza.

      La qualifica che si ottiene al termine di ogni corso, dipende dal grado di rischio che si incontra mentre si svolge il proprio lavoro, il quale può essere di tre tipi:

      1. sotto tensione, eseguito su parti attive di impianti elettrici sotto tensione;
      2. in prossimità di tensione, eseguito a distanza di impianti elettrici sotto tensione;
      3. fuori tensione, eseguito impianti elettrici a cui viene tolta tensione durante lo svolgimento del lavoro.

      Alla luce di questa distinzione, possiamo dire che un PES può svolgere lavori fuori tensione e in prossimità, un PAV si può occupare di lavori fuori tensione e in prossimità solo se assistito da un PES, mentre un PEI può eseguire lavori sotto tensione su sistemi di Categoria 0 e I, ovvero  a bassa e bassissima tensione.

      Queste qualifiche devono essere emesse dal Datore di Lavoro che riconosce l’idoneità della persona a svolgere determinate mansioni. Prima di effettuare tutta la procedura, comunque, deve anche chiedere il consulto del medico curante per verificare che il lavoratore sia idoneo fisicamente e psicologicamente allo svolgimento della mansione.

      Cosa insegna il corso

      Si comincia di solito con un’introduzione legata alla tematica della sicurezza sul lavoro in ambienti che prevedono impianti elettrici e alta tensione. Vengono poi illustrati gli obblighi del Datore di Lavoro, il quale è responsabile della valutazione dei rischi e della formazione del personale.

      Si studiano nella pratica le procedure dell’esercizio normale e di manutenzione, in modo da comprendere qualsiasi rischio legato a un ambiente in cui sono presenti impianti elettrici e quali precauzioni vanno adottate per ridurre i pericoli.

      In ogni corso PES PAV PEI, viene affrontato il discorso sugli effetti della corrente elettrica sul corpo umano e fornite le indicazioni sul primo soccorso, quali siano i dispositivi di protezione e come evitare i pericoli più comuni.

      Si passa poi all’analisi di Impianti di terra, quadri e macchine, classificando i sistemi elettrici secondo la CEI 64‐8 e analizzando gli aspetti legati alla loro sicurezza. Questo serve in vista dell’apprendimento dell’esecuzione di lavoro sui vari impianti elettrici.

      Durante il corso, sono previste esercitazioni pratiche di lavori fuori tensione, divise in analisi dell’intervento da eseguire, preparazione del Piano di Lavoro ed effettiva esecuzione.

      Il corso si conclude con una verifica finale che si svolge attraverso un test scritto, un questionario e un colloquio.

      I requisiti

      I requisiti di PES e PAV sono indicati dalla norma CEI 11-27 al punto 4.15.1:

      1. ​conoscenza degli impianti elettrici e della normativa di sicurezza
      2. esperienza maturata sul campo
      3. precisione, attenzione e padronanza del lavoro

      L’attribuzione della PEI spetta al Datore di lavoro, che può essere assegnata a PES o PAV ritenuti idonei:

      1. formazione necessaria per lavorare su impianti elettrici
      2. maturata esperienza
      3. equilibrio psicofisico
      4. padronanza di tutti i livelli di competenza previsti dalla norma CEI 11-27 (mentre a PAV e PES basta padroneggiare solo l’1A e l’1B)
      stop covid 19

      Dal 18 maggio quasi tutte le aziende e le attività commerciali hanno ripreso la loro attività.

      La riapertura è stata però subordinata al rispetto di rigorose regole di distanziamento sociale e disinfezione continua dei locali, oltre, ovviamente, ad una sanificazione completa prima dell’apertura. Il datore di lavoro deve portare a conoscenza i propri dipendenti di tutte le regole che devono essere rispettate sul luogo di lavoro.

      Elenchiamo qui di seguito, le più importanti

      • Gli ingressi in azienda dovranno essere contingentati per evitare assembramenti, quindi ampliare i turni di lavoro, per far sì che in uno stesso posto permangano poche persone e ben distanziate fra loro. Se necessario si dovrà quindi rimodulare la produzione.
      • Dovrà essere giornalmente misurata la temperatura corporea a tutto il personale e i visitatori e contattare tempestivamente il medico in caso di manifestazione febbrile.
      • Riguardo l’accesso di fornitori esterni e visitatori in azienda, dovrà essere definita la procedura di ingresso, transito e uscita, per ridurre al minimo i contatti fra gli individui.
      • Prima di riaprire, ogni azienda dovrà provvedere alla sanificazione dei locali. Sanificare vuol dire porre in essere tutti quei procedimenti atti alla distruzione di virus e agenti patogeni, non si tratta quindi di una semplice pulizia. È opportuno rivolgersi ad aziende che abbiano i requisiti e le autorizzazioni per fare sanificazione, che possono esercitare l’attività (codice Ateco 81.29.10) e che sono abilitate al rilascio della relativa certificazione.
      • Punto importantissimo sono i dispositivi di protezione individuale, ogni lavoratore dovrà indossare mascherine, guanti e, ove necessario, visiere protettive.
      • Le postazioni di lavoro con PC devono essere separati con pannelli in plexiglass di dimensioni tali da garantire la distanza interpersonale.

      Per assicurare il rispetto delle regole, nelle aziende verrà costituito un comitato di controllo con la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori. Nei casi in cui questo non sia possibile, a vigilare saranno invece comitati territoriali o settoriali.

      Se ogni cittadino si atterrà scrupolosamente alle regole, si può ben sperare di lasciarci questa pandemia alle spalle e ritornare a far crescere e prosperare il nostro sistema produttivo.