coordinatore della sicurezza

Il Coordinatore della Sicurezza è oggi tra le figure più richieste dalle aziende, per quanto riguarda la tutela della salute sul luogo di lavoro. Sulle principali piattaforme di assunzioni si possono notare innumerevoli annunci di imprese che necessitano di questo ruolo.

Perché è così richiesto e importante? Scopriamolo insieme.

Chi è il Coordinatore della sicurezza e chi può farlo

Il Coordinatore della sicurezza è una figura importantissima e obbligatoria, da individuare all’interno dei cantieri edili. Egli si occupa infatti di tutti gli aspetti che riguardano la sicurezza sul posto di lavoro, riducendo drasticamente il rischio di infortunio, incidente o malattia professionale.

E’ il datore di lavoro, ossia il committente dell’opera, a dover individuare questa figura. Il suo compito è di due tipi: redigere il piano di coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione, e monitorare i lavoratori in fase di esecuzione dell’opera, assicurandosi che tutti rispettino le misure di sicurezza individuate nel piano.

Coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione

Si tratta di due ruoli che vanno obbligatoriamente individuati all’interno dei cantieri edili. Possono essere svolti dalla stessa persona o da due differenti. Il primo si occupa dell’analisi del posto di lavoro, individuando i rischi presenti al suo interno e predisponendo un piano di sicurezza e di coordinamento contenente le misure da adottare per ridurre i rischi.

Il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione è, invece, colui che controlla il piano, organizza le attività di lavoro rispettando le misure di sicurezza, controlla che tutti all’interno del cantiere le rispettino e segnala tempestivamente al committente qualsiasi inosservanza. Egli può persino sospendere i lavori in caso di pericolo grave o imminente o a fronte di inadempimenti da parte dei lavoratori in cantiere.

Requisiti del coordinatore per la sicurezza

Non tutti in cantiere possono assumere il ruolo di coordinatore per la sicurezza. Il motivo è presto detto: non è semplice individuare tutti i rischi presenti sul posto di lavoro e porvi rimedio. I requisiti minimi per diventare Coordinatore della Sicurezza sono: il possesso di una laurea in ingegneria o architettura, o diploma di geometra o perito industriale, ma anche esperienza documentata nel settore delle costruzioni e attestato del Corso per Coordinatore della Sicurezza con verifica finale dell’apprendimento.

Noi di Agatos Service eroghiamo il Corso per Coordinatore della Sicurezza con relativo aggiornamento. Esso ha durata di 120 ore complessive ed è possibile partecipare anche da remoto alle lezioni.

Visita il nostro sito nella sezione corsi per saperne di più.

L’elevata domanda di coordinatori per la sicurezza

Come già accennato, la domanda di coordinatori per la sicurezza nelle aziende è elevata. Non sono in molti, in effetti, a ricoprire questo ruolo: i requisiti minimi sono molto severi e non tutti possono accedervi.

Non sono quindi in tanti a possedere la qualifica, anche se la domanda è elevata. Inoltre, la parcella di un professionista di questo tipo può arrivare anche a 3.500 €. Chiaramente, il compenso ricevuto da un coordinatore della sicurezza varia sensibilmente in base all’attività svolta e al committente.

Nei cantieri è, dunque, necessaria la figura del coordinatore per la sicurezza, sia perché è obbligatoria l’individuazione, sia perché può letteralmente salvare la vita ai lavoratori. La formazione, in questo caso, è importantissima e da non sottovalutare.

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Norma CEI 11-27

La norma CEI 11-27 è quella che regola i lavori sugli impianti elettrici. Quest’anno ne è uscita una nuova versione che sostituisce completamente quella prevista nel lontano 2014. La norma è sicuramente uno dei pilastri fondamentali per i lavori sugli impianti elettrici. La nuova versione, revisionata, aggiornata e corretta, prevede una serie molto interessante di principi e novità fondamentali a garantire un luogo di lavoro sicuro ed efficiente sotto ogni punto di vista. Vediamo quindi di capire meglio quali novità sono state introdotte e la sfera di interesse.

Norma CEI 11-27Norma CEI 11-27: cos’è e a cosa si riferisce

La norma CEI 11-27 è, da sempre, il punto di riferimento in campo di applicazione dei lavori elettrici. La legge prende in considerazione “tutte quelle operazioni ed attività di lavoro sugli impianti elettrici, ad essi connesse e vicino ad essi”. Una norma realizzata per prevedere e garantire la sicurezza elettrica sui luoghi di lavoro e mettere al riparo persone e cose dal rischio elettrico.

Anche nel Testo Unico sulla sicurezza sui luoghi di lavoro sono presenti espliciti riferimenti alla norma CEI 11-27. In particolare gli articoli 80, 82 e 83 del D. Lgs. 81/2008 chiariscono, in modo inequivocabile, che è necessario rifarsi alla norma CEI 11-27 per la scelta delle misure di sicurezza elettrica. Per fare un esempio, riportiamo parte del testo dell’articolo 82 del Decreto Legislativo 81/2008. L’articolo in questione vieta l’esecuzione dei lavori elettrici sotto tensione, consentendone, tuttavia, l’esecuzione quando i lavori sono eseguiti nel rispetto di alcune condizioni. Le condizioni necessarie si riferiscono ai sistemi di categoria 0 e 1:

“… L’esecuzione di lavori su parti in tensione sia affidata a lavoratori riconosciuti dal datore di lavoro come idonei per tale attività secondo le indicazioni della pertinente normativa tecnica”.

È grazie all’interpello n°3/2012 del 22 novembre 2012 che è stato specificato che “la norma tecnica” alla quale l’articolo del decreto fa riferimento, è proprio la norma CEI 11-27.

Norma CEI 11-27: novità e aggiornamenti sui lavori elettrici

Conoscere a fondo la norma CEI 11-27 è quindi indispensabile a garantire la sicurezza elettrica sui luoghi di lavoro. Per questo motivo esiste uno specifico corso pes pav pei – cei 11-27 che serve ad insegnarne i contenuti e i fondamenti e un altrettanto importante corso aggiornamento PES PAV PEI obbligatorio per chi esegue e opera lavori elettrici, per l’aggiornamento periodico dell’attestato pes pav pei, in scadenza ogni 5 anni.

Gli aggiornamenti periodici sono molto importanti, soprattutto adesso che è entrata in vigore la nuova norma CEI 11-27. Legge che è stata revisionata e aggiornata e ha portato all’attenzione degli operatori del settore diverse importanti novità. Tra queste ricordiamo:

  1. aggiornamento delle definizioni di RI, URL e PL
  2. precisazioni in merito al lavoro elettrico e ai controlli funzionali (misure elettriche)
  3. puntualizzazione riguardanti l’organizzazione dei lavori elettrici e le relative comunicazioni
  4. inserimento di alcune spiegazioni inerenti la formazione dei lavoratori addetti ai lavori elettrici (PES e PAV)
  5. introduzione della cadenza quinquennale dell’aggiornamento della formazione degli addetti ai lavori elettrici
  6. aggiornamento delle esclusioni dei lavori sotto tensione
  7. inserimento dell’Allegato H “Ulteriori informazioni per il lavoro in sicurezza”.

Cei 11 27 formazione addetti ai lavori elettrici 

Quindi, la nuova norma CEI 11-27 prevede anche una sezione dedicata all’inserimento di alcune spiegazioni inerenti la formazione dei lavoratori addetti ai lavori elettrici (PES e PAV). La categoria non prevede variazioni sostanziali sulla formazione degli addetti ai lavori elettrici (PES e PAV), che rimane ancora suddivisa nei seguenti livelli:

  • 1A
  • 2A
  • 1B
  • 2B

Però specifica che l’attività formativa è ora possibile attraverso modalità alternative rispetto al passato. Oggi, infatti, è possibile seguire un corso PES PAV e PEI mediante corsi frontali e corsi a distanza (FAD, vale a dire corsi in videoconferenza o in e-learning).

Infine è previsto ancora che gli addetti ai lavori elettrici svolgano periodicamente, a distanza di cinque anni, un aggiornamento in materia di sicurezza elettrica. Formazione di almeno quattro ore, in presenza, oppure a distanza. In questo modo la nuova norma precisa un obbligo che, in via generale, già era precedentemente previsto dal D. Lgs. 81/08. Una specifica che fornisce indicazioni allineate alle periodicità dell’aggiornamento della Formazione sulla Sicurezza previsto per i lavoratori dall’Accordo Stato Regioni del 21/12/11.

Sicurezza elettrica

La sicurezza è un argomento molto importante e sempre attuale. Per parlare di sicurezza occorre, prima di tutto, specificare quale oggetto è necessario rendere sicuro e in relazione a quale evento. Quando si tratta di sicurezza elettrica sono quindi presi in considerazione diversi elementi: dispositivi ed impianti elettrici, componenti degli stessi impianti, persone, edifici, ecc… Per quanto riguarda invece gli eventi, sono molteplici e hanno diversa natura. Particolare attenzione è riservata alla sicurezza elettrica nei confronti di persone e operatori professionali. Il rischio elettrico è sempre in agguato nei cantieri e nelle aziende e per questo l’attenzione deve sempre essere alta e le precauzioni molto rigide. Vediamo quindi di definire meglio il concetto di sicurezza elettrica e di scoprire quali sono le migliori prevenzioni da adottare e le misure di protezione totale e parziale da seguire.

Sicurezza elettrica: definizione del concetto di base

Prima di addentrarci a scoprire nel dettaglio quali sono le misure di sicurezza elettrica da adottare nelle aziende, vediamo di dare una spiegazione e una descrizione più dettagliata del concetto di sicurezza.

Per farlo prendiamo in considerazione una serie di N componenti appartenenti allo stesso tipo e aventi le stesse caratteristiche. Per tali componenti è possibile che si verifichi un determinato guasto che, a sua volta, produce un incidente. Dopo un certo tempo T di funzionamento, si avranno un numero n di oggetti per i quali tale guasto non si è ancora verificato. La sicurezza elettrica S di uno qualunque di questi componenti, rispetto all’evento sfavorevole provocato dal guasto, è pari alla seguente equazione:

S = n/N

S dipende dal tempo di esposizione al rischio. A mano a mano che il tempo passa e i componenti rimangono maggiormente esposti al rischio, il numero di oggetti n che non hanno ancora subito guasti, diminuisce. Di conseguenza si riduce anche il valore e il livello di  S, cioè della sicurezza elettrica.

Sicurezza elettrica

Da quali fattori dipende la sicurezza elettrica sui luoghi di lavoro

Della sicurezza elettrica si studiano diversi elementi: i fattori di rischio, gli elementi che possono subire danni e provocare incidenti, la ricorrenza e la frequenza, persone e cose che possono essere coinvolte in situazioni pericolose, ecc… Esistono specifici corsi formativi che servono ad insegnare al personale che svolge lavori elettrici, quali sono i rischi a cui si espongono e quali i pericoli che devono essere prevenuti e/o contenuti. Ad esempio il corso pes pav pei – cei 11-27 di Agatos Service, serve a spiegare al meglio la normativa di riferimento sulla sicurezza elettrica (Norma CEI 11-27). Mentre il corso di aggiornamento PES PAV PEI è uno step indispensabile agli operatori del settore per provvedere all’aggiornamento periodico dell’attestato pes pav pei in scadenza ogni 5 anni.

Ogni nozione insegnata relativamente alla sicurezza elettrica, prende sempre in considerazione i diversi fattori dai quali dipende. Tra questi abbiamo:

  • Condizioni d’impiego– specificate dai costruttori dell’apparecchiature e conformi alle norme relative agli strumenti in questione.
  • Condizioni di installazione – specificate dai costruttori dell’apparecchiature e conformi alle norme relative agli strumenti in questione.
  • Manutenzione ordinaria
  • Manutenzione straordinaria

Ciascuno di questi elementi concorre al corretto funzionamento di ogni singolo elemento costitutivo di un impianto elettrico e, quindi, della sua relativa sicurezza elettrica.

Sicurezza elettrica: prevenzione e misure di protezione totale e parziale

La sicurezza elettrica sui luoghi di lavoro è di fondamentale importanza, così come attestato anche nell’articolo 80 del Decreto Legislativo 81/2008. In questo particolare articolo è definito l’obbligo in carico al datore di lavoro di dover prendere le misure necessarie: “… affinché i lavoratori siano salvaguardati dai tutti i rischi di natura elettrica connessi all’impiego dei materiali, delle apparecchiature e degli impianti elettrici messi a loro disposizione.”

Come specificato in un nostro precedente articolo: “corso pes pav pei: cos’è, a chi si rivolge e perché è importante” la sicurezza elettrica è argomento di molteplici corsi formativi di assoluta e fondamentale importanza per assicurare un’attività lavorativa al riparo da rischi, incidenti e infortuni, causati da danni elettrici.

Le protezioni che possono essere assunte per raggiungere tale obiettivo, sono molteplici. Possono avere natura totale o parziale:

  • protezione totale – si tratta di soluzioni destinate a proteggere impianti elettrici accessibili a tutti. È realizzata mediante isolamento non rimovibile delle parti attive. Si tratta di barriere resistenti a sforzi meccanici, elettrici e termici, realizzate con appositi involucri.
  • protezione parziale – in questo caso è la protezione destinata ad impianti accessibili solo al personale autorizzato e addestrato. È realizzata con barriere e ostacoli posti ad impedire il contatto accidentale e l’avvicinamento casuale a parti attive durante lavori sotto tensione o di manutenzione. Sono dispositivi fissati per evitare la rimozione accidentale.
Come diventare coordinatore alla sicurezza

Il D.Lgs 81/2008 tratta anche le normative relative alla sicurezza nei cantieri edili. In questi luoghi di lavoro, infatti, non solo vi sono numerosi rischi per la salute dei lavoratori, ma spesso più aziende guadagnano l’appalto del cantiere e devono collaborare nello stesso luogo.

Ciò significa che, in merito alla sicurezza, serve una figura professionale che si preoccupi di coordinare le varie attività del cantiere, con un occhio di riguardo all’incolumità degli addetti.

Per ridurre considerevolmente i rischi legati al lavoro nei cantieri edili, il D.Lgs 81/2008 ha introdotto due figure fondamentali: i coordinatori della sicurezza nei cantieri.

I coordinatori sono di due tipi: CSP e CSE, ovvero rispettivamente il coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione.  Il coordinatore per la progettazione ha il compito di redigere il POS, Piano Operativo di sicurezza, dove sono previsti i rischi specifici legati alle operazioni in cantiere.

Invece, il coordinatore della sicurezza in fase esecuzione deve preoccuparsi dell’attuazione di questo piano.

Requisiti Minimi del Coordinatore per la Sicurezza

Trattandosi di figure professionali molto importanti per la sicurezza nei cantieri, i coordinatori per la sicurezza devono presentare dei requisiti minimi, come specificato nel Testo Unico per la Sicurezza:

  • Aver conseguito almeno il diploma di Geometra, Perito industriale, Perito agrario, Perito Agrotecnico o una laurea triennale o magistrale in facoltà come Scienze dell’Architettura e dell’Ingegneria Edile, Ingegneria dell’Informazione, Ingegneria Civile e Ambientale e molte altre simili;
  • Aver maturato esperienza documentata nel settore delle costruzioni (edilizia)
  • Aver concluso un Corso per Coordinatore della Sicurezza con verifica finale dell’apprendimento.

Il corso di Coordinatore della Sicurezza CSP CSE

Tra i requisiti minimi per diventare coordinatori per la sicurezza sui cantieri, vi è il corso di coordinatore della sicurezza CSP CSE.

Per conseguire l’attestato è necessario frequentare 120 ore di apprendimento con verifica finale delle conoscenza acquisite. Il corso può essere organizzato dalle regioni, dall’ISPESL, dall’INAIL, dall’Istituto italiano di medicina sociale, dagli ordini o collegi professionali, dalle Università, oppure ancora dalle Associazioni Sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori o da Organismi paritetici istituiti nel settore dell’edilizia.

Il corso prevede una parte teorica e una pratica ed è quindi fondamentale la presenza in aula.

Nomina del Coordinatore della Sicurezza CSP CSE

Quando si decide di costruire qualunque edificio, vi è sempre un committente, ovvero colui che richiede il lavoro e che sceglie anche a quali aziende affidarsi per ultimare il progetto. La nomina del coordinatore della sicurezza per la progettazione e il coordinatore sicurezza per l’esecuzione è obbligatoria qualora nel cantiere vi siano due o più imprese esecutrici.

La nomina non è, invece, necessaria quando il committente si affida a una sola impresa esecutrice. Anche nel caso in cui vi sia un’impresa affidataria che subappalta i lavori ad un’altra impresa non è necessaria la nomina di coordinatore della sicurezza. Tuttavia, in quest’ultimo caso, la prima impresa, quella che offre il subappalto, non deve mai presentarsi in cantiere.

Inoltre, vi è un altro caso in cui la nomina del CSP non è necessaria: quando i lavori privati sono di importo inferiore ai 100.000 euro. Nel caso appena illustrato, è sufficiente nominare un CSE.

La nomina dei coordinatori per la sicurezza è responsabilità del committente del lavoro. Anche se i coordinatori per la sicurezza sono gli stessi per tutte le imprese coinvolte nei lavori, ognuna di loro avrà il suo personale Piano Operativo di sicurezza, in quanto ognuna delle mansioni potrebbe presentare dei rischi diversi.

coordinatore della sicurezza

Nel D.Lgs 81/2008 sono specificati anche gli adempimenti riguardo la sicurezza nei cantieri edili. Si tratta di un tema molto importante che non bisogna sottovalutare, perché purtroppo questi luoghi di lavoro presentano non poche insidie.

Per ridurre considerevolmente i rischi legati al lavoro nei cantieri edili, il Decreto ha illustrato obblighi e responsabilità delle varie figure che devono essere nominate e a cui compete la tutela dei lavoratori.

Vediamo, nei prossimi paragrafi, chi sono i coordinatori della sicurezza nei cantieri e quali sono le loro responsabilità.

CSP e CSE: i ruoli

CSP è la sigla che si riferisce alla figura del coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione, mentre CSE indica il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione. Queste due figure, come esplicitato nel Decreto, hanno la responsabilità della tutela dei lavoratori in cantiere. Il loro compito principale è quello di pianificare le attività in modo da far emergere, già in questa fase, le scelte tecniche e organizzative più efficaci a garantirne lo svolgimento in sicurezza.

In questo modo, i rischi legati al lavoro si fanno più prevedibili e mitigabili. Essi devono inoltre redigere il POS, Piano Operativo di sicurezza, dove sono raccolti i rischi specifici legati alle operazioni in cantiere.

Per produrre questo documento, il coordinatore per la progettazione deve individuare le fasi dei lavori ed effettuare l’analisi dei rischi presenti. I rischi di cui si deve preoccupare sono quelli che hanno rilevanza in termini di danno atteso.

Il coordinatore della sicurezza in esecuzione, invece, si preoccupa dell’attuazione di questo piano. Si tratta della figura che segue l’andamento dei lavori, vigila ed interviene per riprogettare la sicurezza quando necessario.

Non sono necessarie entrambe le figure professionali quando si è in presenza di una sola impresa in cantiere. A questo punto, è il datore di lavoro a dover garantire la sicurezza dei lavoratori nell’ambito della propria organizzazione attraverso l’analisi dei rischi e la stesura del POS.

In cantiere ci sono più imprese: come funziona?

Può succedere che il committente del lavoro appalti i lavori a più imprese esecutrici. Per non parlare poi della possibilità di rivolgersi ad aziende subappaltatrici. Come ci si regola in questi casi?

Come già detto, vengono designati, dal committente dei lavori, un coordinatore per la progettazione e uno per l’esecuzione dei lavori. Ognuna delle due imprese avrà il suo personale POS in base ai rischi legati alle lavorazioni. Questo perché l’analisi dei rischi specifici propri dell’impresa non rientrano tra gli obblighi del CSP.

Una volta cominciati i lavori, il CSE si occupa della vigilanza di tutte le imprese coinvolte. Un altro suo compito è quello di valutare le proposte delle imprese esecutrici in merito al miglioramento della sicurezza in cantiere.

RLS quando va nominato

All’interno del D.Lgs. 81/2008, vi sono anche le indicazioni per eleggere uno o più Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) in azienda.

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è il portavoce dei lavoratori all’interno di un’azienda. Viene eletto dai lavoratori e rimane in carica, di norma, per 3 anni. Alla scadenza di questo periodo, può essere eletto di nuovo.

Eleggere un RLS è obbligatorio?

L’elezione di un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è obbligatoria in ogni azienda con almeno un lavoratore. Nelle aziende che non superano i 15 lavoratori, l’RLS viene designato scegliendo un membro dello staff interno, mentre, quando si supera questa cifra, solitamente si preferisce eleggere l’RLS tra le rappresentanze sindacali.

Un altro adempimento a cui bisogna prestare attenzione è il numero di rappresentati dei lavoratori da eleggere, il quale varia in base alla formazione aziendale:

  • si elegge un solo Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende con al massimo 200 lavoratori;
  • si eleggono tre Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende con al massimo 1000 lavoratori;
  • si eleggono sei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza in aziende più di 1000 lavoratori.

L’elezione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza avviene di norma in corrispondenza della giornata nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro (in Italia è il 28 aprile).

L’elezione di un Rappresentante dei Lavoratori è un diritto dei dipendenti aziendali, ma non è un obbligo. L’articolo 47 del D.Lgs 81/2008 infatti non specifica l’esistenza di sanzioni in merito alla mancata elezione di questa figura.

Le sanzioni scattano solo nel caso in cui il Datore di lavoro non richieda il nominativo del Rappresentante scelto dai lavoratori. A questo punto, l’INAIL assegnerà Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale.

Chi è l’RLS?

Secondo l’articolo 50 del D.lgs. 81/08, l’RLS ha dei compiti specifici:

  • affianca il Datore di Lavoro nella valutazione dei rischi;
  • affianca il Datore di Lavoro sulla designazione del RSPP, degli addetti antincendio, degli addetti al Primo soccorso e del medico competente;
  • viene consultato in merito all’organizzazione della formazione e ispezioni;
  • verifica che le misure di prevenzione e protezione dai rischi siano idonee a garantire l’incolumità dei lavoratori. In caso contrario, è autorizzato a contattare le autorità competenti;
  • può consultare il documento valutazione dei rischi e accedere ai luoghi in cui si svolgono le lavorazioni;
  • può approfittare di un monte ore di permessi retribuiti per agevolare lo svolgimento della sua attività.

Quando non si elegge un RLS?

L’RLS si può non eleggere solo in alcuni casi:

  • Imprese familiari
  • Aziende dove sono impiegati solo lavoratori a progetto
  • Lavoratori a domicilio.

Obblighi del Datore di Lavoro nei confronti dell’RLS

Il Datore di lavoro ha l’obbligo di formare l’RLS e di comunicare all’INAIL su chi è ricaduta la scelta.

Il corso di formazione per RLS consiste in 32 ore, con corso di aggiornamento RLS annuale di sole 4 ore. Queste lezioni vertono su argomenti legati alla sicurezza sui luoghi di lavoro: prevenzione dei rischi, principi giuridici comunitari in materia di salute e sicurezza sul lavoro, obblighi delle varie figure professionali, comunicazione tra dipendenti e dirigenti.

La formazione dell’RLS può avvenire anche a distanza, in quanto non sono previste esercitazioni pratiche.

Per quanto riguarda la comunicazione dell’elezione all’INAIL, il datore di lavoro è obbligato a renderla nota tramite via telematica, come specificato dall’articolo 18 del decreto legislativo 81/2008.

Importanza del corso Antincendio

Il Decreto Legislativo 81/08 rende obbligatorio lo svolgimento di corsi antincendio in azienda, in modo da preparare i lavoratori designati, cioè quelli incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione e gestione degli incendi, affinché sappiano come reagire di fronte alle emergenze.

L’obiettivo dei corsi è formare i dipendenti incaricati della gestione delle emergenze, in modo che reagiscano prontamente, e indichino ai colleghi di lavoro le attività necessarie per mettersi in salvo ed evitare incidenti.

Obblighi del datore di lavoro

Il datore di lavoro deve obbligatoriamente designare i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, nonché provvedere alla formazione del personale.

Deve quindi organizzare dei corsi antincendio con l’ausilio di aziende dedicate alla formazione dei lavoratori, come Agatos Service.

Questi possono essere di diverso tipo in base alle dimensioni e alla tipologia dell’azienda.

A seconda di queste due variabili, i corsi si dividono in:

  1. Corso Antincendio Rischio Basso
  2. Corso Antincendio Rischio Medio
  3. Corso Antincendio Rischio Alto
  4. Corso di Aggiornamento Antincendio

Il datore di lavoro può affidarsi al servizio di prevenzione e protezione (SPP) per individuare i lavoratori più adatti per il compito di responsabili dell’emergenza e anche per valutare le condizioni dell’azienda.

Cosa insegna il corso antincendio

L’importanza del corso antincendio risiede proprio negli argomenti che vengono trattati: se opportunamente formati in base al programma didattico, i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione e lotta contro gli incendi possono davvero fare la differenza durante una situazione critica.

Essi possono guidare i propri colleghi, durante l’emergenza, per raggiungere in fretta le uscite e spingerli ad adottare i comportamenti più corretti. Il rischio è sempre quello che le persone si lascino prendere dal panico e adottino comportamenti disordinati che peggiorano ulteriormente la situazione.

Grazie ai corsi antincendio, i lavoratori possono apprendere le prime manovre da attuare in caso di emergenza, in modo da salvare la vita ai colleghi e a se stessi.

I corsi affrontano argomenti simili, ma più complessi a mano a mano che si innalza il livello di rischio presente in azienda. Ogni impresa, infatti, viene individuata da un codice ATECO a cui corrisponde poi un determinato corso.

Ogni corso antincendio prevede una parte teorica, che affronta le situazioni più comuni che si verificano durante gli incendi e illustra come mitigarle. Vengono presentati i dispositivi di protezione e di lotta contro le fiamme, come gli estintori e altre misure di prevenzione.

Dopo una prima parte teorica, si passa alla pratica, che consiste in esercitazioni e simulazioni di incendio.

Il personale viene quindi addestrato per prepararsi ad affrontare le situazioni di emergenza più comuni e ad adottare i comportamenti più corretti.

Al termine di ogni corso, i lavoratori vengono sottoposti a una verifica di apprendimento.

Durata dei corsi antincendio

La durata di un corso antincendio varia a seconda della classificazione del rischio aziendale. Per la formazione degli addetti a rischio basso, la durata minima prevista è di 4h, per i rischi medi di 8h ed elevati 16h. Questi corsi, richiedendo una parte pratica, non possono essere svolti da remoto, ma solo in aula. Tuttavia, fa eccezione solo il corso antincendio a basso rischio che può essere svolti anche in videoconferenza.

E’ importante poi che i lavoratori svolgano corsi di aggiornamento ogni tre anni e acquisiscano un attestato, in conformità a quanto richiesto dal D.Lgs. 81/08.

corso di primo soccorso

Il D. Lgs 81/2008 riporta le disposizioni circa le modalità di primo soccorso all’interno di un’azienda e disciplinano gli obblighi del datore di lavoro su questo tema.

In particolare, è l’articolo 45 a illustrare tutte le modalità per organizzare al meglio e secondo la legge, le manovre di primo soccorso in azienda.

Obblighi del datore di lavoro

Il datore di lavoro ha l’obbligo di prendere i provvedimenti necessari in materia di primo  soccorso e di assistenza medica di emergenza, accordandosi con il medico competente, se nominato. Il datore di lavoro dovrà tenere conto della tipologia e delle dimensioni della sua azienda per adempiere ai propri obblighi al meglio.

I requisiti minimi per essere in regola riguardano la strumentazione di primo soccorso e la formazione del personale, le quali devono essere adeguate per un intervento immediato ed efficace.

Il datore di lavoro ha quindi l’obbligo di redigere un piano aziendale di primo soccorso in cui vengano illustrati i compiti dei lavoratori e i comportamenti da assumere in caso di emergenza.

Questo piano di primo soccorso deve essere ovviamente condiviso con i lavoratori dell’azienda, insieme alle direttive sui numeri di emergenza e la strumentazione di cui l’impresa è dotata.

L’ultimo passaggio per essere in regola è organizzare degli incontri formativi con i membri dello staff aziendale.

Perché è importante il primo soccorso in azienda?

Individuare gli addetti al primo soccorso in azienda e formarli, al fine di garantire un intervento pronto ed efficace, significa anche garantire una prima gestione ordinata ed efficiente dell’emergenza.

Gli addetti vengono selezionati in numero proporzionale ai lavoratori totali dell’azienda e sono sottoposti a un percorso formativo, sia teorico e pratico.

Le conoscenze principali che acquisiranno questi addetti saranno legati al riconoscimento emergenza sanitaria e all’intervento di primo soccorso. Conoscere come operare in queste situazioni è fondamentale per non complicare ulteriormente l’emergenza e per fornire un primo supporto ai colleghi in attesa dei soccorritori.

I corsi di primo soccorso offrono degli scenari che potrebbero davvero accadere nel corso di un’emergenza, per insegnare agli addetti a come mitigare il pericolo e offrire un primo soccorso alle vittime. Simulano poi quelle situazioni che vanno evitate, gli errori più frequenti che possono mettere in pericolo le persone e le emergenze che richiedono prontezza.

Questo rende i lavoratori preparati ad affrontare una potenziale situazione di rischio o pericolo. La preparazione degli addetti aiuta a mitigare il senso di confusione che si crea nei momenti di emergenza e a supportare altre persone che sono coinvolte nel drammatico evento.

L’intervento di un lavoratore preparato può davvero fare la differenza per la vittima di un incidente sul lavoro. In attesa dei soccorritori, un dipendente potrebbe, per esempio, riportare una vittima alla corretta respirazione e salvarle la vita.

Le situazioni di emergenza possono essere davvero le più disparate ed è per questo che il datore di lavoro non può sottovalutare alcun dettaglio all’interno della sua azienda. La valutazione dei rischi deve essere presa con impegno e non vissuta come un mero obbligo. Una disattenzione, infatti, potrebbe costare la vita a un lavoratore e danneggiare irrimediabilmente l’azienda.

giuseppe conte firma dpcm

Da stamattina 18 maggio, a quasi 3 mesi dall’inizio di questa terribile pandemia, l’Italia riparte.

Tranne poche eccezioni, quasi tutte le attività commerciali aperte al pubblico, possono riaprire i battenti. Il nuovo DPCM stabilisce in dettaglio le linee guida per le varie attività. In particolare, per il commercio al dettaglio, dovranno essere previste regole di accesso, in base alle caratteristiche dei singoli esercizi, in modo da evitare assembramenti e assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti.

Per tutte le attività vi è l’obbligo da parte del datore di lavoro di informare i propri dipendenti delle misure da adottare, tramite corsi di formazione online o internamente all’azienda, oltre ad adeguarsi alla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per i negozi di abbigliamento, dovranno essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare per toccare la merce.

In ogni caso, clienti e lavoratori dovranno sempre indossare la mascherina. In generale, se un cliente si trova all’interno di un locale commerciale senza mascherina, la sanzione scatta sia per il cliente che per il titolare che gli ha consentito di entrare.

Dal 18 maggio riaprono anche uffici e studi professionali

Per questi ultimi, riguardo l’accesso al pubblico:

  • Va favorito l’accesso dei clienti solo tramite appuntamento, consentendo la presenza contemporanea di un numero limitato di clienti in base alla capienza del locale e riorganizzando gli spazi, per quanto possibile, in ragione delle condizioni logistiche e strutturali, per assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione sia tra le singole postazioni di lavoro, sia tra i clienti (ed eventuali accompagnatori) in attesa. Dovrà comunque sempre essere utilizzata la mascherina.
  • L’area di lavoro deve essere delimitata da barriere fisiche adeguate, mentre l’attività di front office per gli uffici ad alto afflusso di clienti esterni può essere svolta esclusivamente nelle postazioni dedicate e dotate di vetri o pareti di protezione.
  • Laddove possibile, resta ancora preferire il collegamento a distanza con il cliente, magari in videoconferenza.

Riguardo le sanzioni: in caso di violazione delle nuove disposizioni, salvo che non ricorra anche un reato (fattispecie che ricorre in ogni caso per la violazione degli obblighi di quarantena), si applicano le attuali sanzioni amministrative (da 400 a 3000 euro) aumentate fino a un terzo se la violazione avviene mediante l’utilizzo di un veicolo.

Nei casi in cui la violazione sia commessa nell’esercizio di un’attività di impresa, si applica anche la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.

Nonostante l’allentamento delle misure restrittive, la parola d’ordine resta comunque prudenza, se vogliamo essere certi di lasciarci la pandemia alle spalle.

 

Il 26 aprile scorso è stato emanato un nuovo DPCM che regola la cosiddetta “FASE 2”, ovvero la ripresa di molte attività produttive del nostro Paese, con un conseguente allentamento delle misure di contenimento del virus, che sono state in vigore fino ad ora.

Le imprese che riprenderanno la loro attività a partire dal 4 maggio 2020, dovranno svolgere tutte le attività propedeutiche alla riapertura già dal 27 aprile. Nel testo del Decreto si legge che:

“La prosecuzione delle attività produttive può avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. La mancata attuazione del protocollo determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.”

Il protocollo firmato da Governo e parti sociali disciplina vari aspetti, qui di seguito i più importanti

Gli ingressi in azienda dovranno essere contingentati per evitare assembramenti, quindi ampliare i turni di lavoro, per far sì che in uno stesso posto permangano poche persone e ben distanziate fra loro. Se necessario si dovrà quindi rimodulare la produzione. Dovrà essere giornalmente misurata la temperatura corporea a tutto il personale e i visitatori e contattare tempestivamente il medico in caso di manifestazione febbrile.

Riguardo l’accesso di fornitori esterni e visitatori in azienda, dovrà essere definita la procedura di ingresso, transito e uscita, per ridurre al minimo i contatti fra gli individui.

Prima di riaprire, ogni azienda dovrà provvedere alla sanificazione dei locali. Sanificare vuol dire porre in essere tutti quei procedimenti atti alla distruzione di virus e agenti patogeni, non si tratta quindi di una semplice pulizia. È opportuno rivolgersi ad aziende che abbiano i requisiti e le autorizzazioni per fare sanificazione, che possono esercitare l’attività (codice Ateco 81.29.10) e che sono abilitate al rilascio della relativa certificazione.

Punto importantissimo sono i dispositivi di protezione individuale, ogni lavoratore dovrà indossare:

  • Mascherine
  • Guanti
  • Ove necessario, visiere protettive.

Le postazioni di lavoro con PC devono essere separati con pannelli in plexiglas di dimensioni tali da garantire la distanza interpersonale.

Per assicurare il rispetto delle regole, nelle aziende verrà costituito un comitato di controllo con la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori. Nei casi in cui questo non sia possibile, a vigilare saranno invece comitati territoriali o settoriali.

Se ogni cittadino si atterrà scrupolosamente alle regole, si può ben sperare di lasciarci questa pandemia alle spalle e ritornare a far crescere e prosperare il nostro sistema produttivo.

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