Differenza tra corsi in e-learning e in videoconferenza

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Sempre più diffusi, i corsi di formazione online sono fruibili con modalità diverse, per questo è bene conoscere la differenza tra e-learning e videoconferenza e capire i vantaggi dell’uno rispetto all’altro

La formazione a distanza è ormai una realtà consolidata, molto apprezzata dagli utenti e decisamente preferita ai classici corsi in aula, visti gli indubbi vantaggi offerti. Con l’evoluzione della tecnologia, poi, i corsi di formazione Online sono oggi fruibili in diverse modalità, delle quali l’e-learning e la videoconferenza sono le più diffuse. Ma qual è la differenza tra corsi in e-learning e in videoconferenza? Quali le caratteristiche e i benefici dell’uno rispetto all’altro?

Come capire se è preferibile seguire un corso in e-learning anziché uno in videoconferenza?

Corsi in e-learning e in videoconferenza: le differenze

I corsi in e-learning e in videoconferenza sono molto diversi tra loro, sebbene si tratti in entrambi i casi di formazione online.

Nello specifico, i corsi in videoconferenza altro non sono che una trasposizione virtuale dei classici corsi in aula, poiché si segue una lezione in un giorno e in un orario prestabilito (e in maniera sincronica) collegandosi con webcam e microfono.

In questa tipologia di corsi, dunque, l’interazione tra docente e allievi sussiste, poiché è prevista la possibilità d’intervenire durante la lezione per porre domande o richiedere chiarimenti.

Trattandosi di formazione online, i corsi in videoconferenza sono poi fruibili dovunque e permettono al docente di registrare la presenza degli allievi e d’impedire interferenze esterne, visto che l’accesso è consentito solitamente tramite un link riservato.

Di contro, però, le lezioni in videoconferenza pongono anche dei limiti, come ad esempio il fatto che una loro corretta fruizione richiede la disponibilità non solo di una connessione stabile e di buona qualità ma anche di strumenti che assicurino audio e visione perfetta.

Inoltre, per seguire un corso in videoconferenza è necessario dare disponibilità in un giorno e in un orario specifico, cosa che potrebbe interferire con altri impegni, non permettendo così agli allievi di partecipare alla lezione.

Passando ai corsi in e-learning è possibile individuare molti punti di forza.

Tra i principali vantaggi delle lezioni e-learning c’è innanzitutto l’autonomia dell’utente, ovvero la possibilità di poter gestire e modulare il percorso di formazione sulle proprie specifiche esigenze. Un corso e-learning, infatti, può essere seguito in ogni momento, le lezioni possono essere visionate più volte ed è possibile modularne il ritmo sulla propria velocità di apprendimento.

Inoltre i contenuti in e-learning sono personalizzabili, così da realizzare un percorso formativo su misura, senza tralasciare che sono sempre aggiornati e mai obsoleti. L’apprendimento in e-learning è poi estremamente coinvolgente, grazie agli strumenti interattivi (come video e animazioni) che è possibile implementare, e permette un monitoraggio costante sia dei progressi che delle difficoltà riscontrate dall’allievo.

E’ vero che nei corsi in e-learning non è prevista l’interazione docente-allievo e allievo-allievo, ma si tratta di un limite che attiene essenzialmente alla sfera sociale e non a quella prettamente didattica.

Inoltre non bisogna dimenticare che la maggior parte dei percorsi formativi in e-learning permette oggi la comunicazione tra gli studenti grazie a strumenti come chat e forum dove è possibile confrontarsi, scambiarsi idee e risolvere eventuali dubbi, facendo in sostanza “networking”.

Corsi in videoconferenza e in e-learning: quale scegliere?

La scelta tra corso in e-learning e in videoconfernza deve innanzitutto tenere conto delle esigenze formative del singolo, anche se i vantaggi dell’e-learning sono maggiori, specialmente in termini di flessibilità e adattabilità.

Per l’immediato futuro, una soluzione potrebbe venire dall’integrazione della videoconferenza nei percorsi di e-learning, così da favorire e potenziare, anche per questa tipologia di formazione online, l’interazione tra i partecipanti.

 

Crediti Formativi Architetti: come ottenerli

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Per il triennio 2020/2022 il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) ha introdotto alcune novità per quanto concerne la formazione continua degli iscritti e, quindi, per l’acquisizione dei crediti formativi necessari

Lo scorso 1° gennaio è iniziato il triennio formativo 2020/2022 per gli architetti iscritti all’Albo professionale e con esso sono entrate in vigore delle nuove linee guide che disciplinano l’obbligo di formazione dei professionisti.

In particolare, per quanto concerne la formazione continua, e quindi l’acquisizione dei crediti formativi professionali (Cfp), è stata eliminata la possibilità di esenzione dall’obbligo formativo per tutti coloro che effettuano la reiscrizione dopo 5 anni e sono stati inseriti nella lista dei Cfp validi anche la partecipazione a corsi di progettazione o a concorsi di progettazione in veste di membri di giuria, se nominati dagli stessi ordini.

Resta invece invariato il numero di crediti formativi professionali che gli architetti devono conseguire nel corso del triennio, ovvero 60 Cfp di cui 12 dedicati alla deontologia e alle discipline ordinistiche.

Inoltre, come per il precedente triennio di formazione, non è previsto un numero di crediti minimo annuale da ottenere e sono ritenuti validi al fine dell’aggiornamento professionale i Cfp ottenuti con:

  • Corsi frontali, corsi di formazione a distanza (FAD), conferenze, workshop e incontri accreditati presso il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC)
  • Corsi in autocertificazione, come ad esempio i corsi di aggiornamento sulla sicurezza
  • Altre attività segnalate dal CNAPPC o dagli Ordini Territoriali, come mostre, fiere, realizzazione di saggi tecnico-professionale, per un numero massimo di 15 crediti formativi nel triennio

Per quanto concerne i corsi che danno diritto ai crediti formativi per gli architetti è bene precisare che questi possono essere organizzati, oltre che da Ordini di Categoria e Collegi, anche da associazioni di iscritti agli albi e da enti privati e pubblici, previa autorizzazione dei Consigli nazionali degli Ordini o dei Collegi e su parere favorevole del Ministero di competenza.

Crediti Formativi per Architetti: come conseguirli

Come noto, i Crediti Formativi Professionali (CFP) sono lo “strumento” con i quali si tiene traccia dell’adempimento dell’obbligo di formazione degli architetti iscritti all’Albo, senza i quali dunque non è possibile continuare a esercitare la professione.

Ma come ottenere i CFP architetti?

Come visto precedentemente, è possibile conseguire i crediti formativi professionali per architetti prendendo parte a diversi tipi di attività considerate di aggiornamento ed erogate con modalità differenti, dalla formazione in aula a quella a distanza.

Nel dettaglio, quindi, è possibile ottenere i Cfp architetti partecipando a corsi frontali o a corsi online in FAD sincrona e asicrona, a seminari, stage e conferenze riconosciuti dal CNAPPC o dagli Ordini Territoriali, a master universitari e dottorati di ricerca o a visite tecniche abilitanti.

E’ importante, però, verificare che i corsi, in aula o a distanza, siano erogati da enti riconosciuti e accreditati e che le attività formative siano attinenti all’attività professionale e quindi riguardanti materie come la pianificazione, l’architettura, la conservazione, la gestione della professione, il paesaggio, la deontologia professionale e le discipline ordinistiche.

Va ricordato che tutti gli architetti che non adempiono all’obbligo di formazione, e che quindi non conseguono nel triennio i 60 Cfp previsti, sono soggetti a sanzioni quali la censura per una mancanza di crediti minore o pari a 12 Cfp, e la sospensione, per una mancanza di crediti formativi superiore a 12 Cfp.

I 60 crediti formativi professionali vanno acquisiti entro il 31 dicembre 2022, data a partire dalla quale verranno effettuate le verifiche sulla formazione degli iscritti.

In ultimo, bisogna precisare che gli architetti soggetti all’obbligo di formazione continua possono presentare domanda di esonero nei seguenti casi:

  • Maternità, paternità, adozione
  • Infortunio o grave malattia
  • Docenti universitari a tempo pieno
  • Iscritti non esercitanti la professione da almeno 3 anni ininterrotti

L’obbligo di formazione continua per gli architetti cessa invece al compimento dei 70 anni.

Quali sono i titoli valutabili per graduatorie terza fascia personale ATA?

graduatorie personale ata

Grazie all’acquisizione di determinati titoli è possibile migliorare il proprio punteggio nelle graduatorie terza fascia personale ATA e avere così più probabilità di essere convocati

Investire nella formazione è fondamentale per tutti coloro che ambiscono a lavorare nel mondo della scuola come personale ATA.

Come i docenti, infatti, anche queste figure professionali devono “aggiornare” il proprio profilo, acquisendo certificazioni che permettono di aumentare il punteggio e quindi la propria posizione nelle graduatorie di circolo e d’istituto.

Con cadenza triennale, infatti, le graduatorie scolastiche per il personale ATA III Fascia vengono aggiornate così è possibile “rinnovare” la propria domanda, arricchendola con titoli riconosciuti e ai quali viene assegnato uno specifico punteggio in base alle tabelle di valutazione predisposte dal ministero.

Ma quali sono le certificazioni che consentono di migliorare il punteggio ATA?

Quali i corsi valutabili per i profili professionali di personale amministrativo, assistente tecnico e collaboratore scolastico?

Personale ATA: i profili professionali e i relativi titoli

Il personale ATA, Personale Amministrativo-Tecnico-Ausiliare, comprende una serie di diverse figure professionali le quali svolgono svariate mansioni all’interno degli istituti scolastici.

Si tratta, pertanto, di profili differenti ai quali può essere conferito un incarico di supplenza o di lavoro a tempo determinato o indeterminato.

I profili ricompresi nel personale ATA sono quelli di collaboratore scolastico, personale amministrativo e assistente tecnico ai quali sono richiesti titoli precisi per poter svolgere le funzioni di riferimento.

Vediamo, quindi, quali sono le certificazioni che aumentano il punteggio in graduatoria in base alle singole figure professionali.

I titoli valutabili per il Personale Amministrativo

Gli Assistenti Amministrativi (AA- Area B) possono essere impiegati in tutti gli istituti scolastici e il requisito di base per presentare domanda è il possesso del diploma di maturità.

Per quanto concerne invece i titoli che è possibile acquisire per migliorare il proprio punteggio nella graduatoria ATA, la tabella ministeriale 2020/2023 ritiene validi per il punteggio:

  • Gli attestati di qualifica professionale relativi alla trattazione di testi e/o alla gestione dell’amministrazione mediante strumenti di video-scrittura o informatici (Punti 1,5)
  • Attestato di addestramento professionale per la dattilografia o per i servizi meccanografici (Punti 1,00)
  • Certificazioni informatiche e digitali: ECDL Core 0,5, ECDL Advanced 0,55, ECDL Specialised 0,6, Nuova ECDL Base 0,5, Nuova ECDL Advanced 0,55, Nuova ECDL Specialised e Professional 0,6, Microsoft MCAD o equivalente 0,5, Livello MCSD o equivalente 0,55, Livello MCDBA o equivalente 0,6, EUCIP (European Certification oflnformatics Professionals) 0,6, IC3 0,6, MOUS (Microsoft Office User Specialist) 0,6, CISCO (Cisco System) 0,6, Pekit 0,6, Eipass 0,6, EIRSAF Full 0,6, EIRSAF Four 0,5, EIRSAF Green 0,5;

Le certificazioni per gli Assistenti Tecnici e i Collaboratori Scolastici

I profili di Assistente Tecnico (AT-Area B) sono impiegati presso le scuole secondarie di secondo grado e per fare domanda è richiesto un diploma di maturità corrispondente alla specifica area professionale.

Per migliorare il proprio punteggio nelle graduatorie d’istituto di III Fascia, i profili di Assistente Tecnico devono puntare sopratutto sull’ottenimento di certificazioni informatiche e digitali, così come previsto dalla tabella ministeriale. Nel dettaglio danno punteggio i seguenti titoli:

  • Certificazioni informatiche e digitali: ECDL Core 0,5, ECDL Advanced 0,55, ECDL Specialised 0,6, Nuova ECDL Base 0,5, Nuova ECDL Advanced 0,55, Nuova ECDL Specialised e Professional 0,6, Microsoft MCAD o equivalente 0,5, Livello MCSD o equivalente 0,55, Livello MCDBA o equivalente 0,6, EUCIP (European Certification oflnformatics Professionals) 0,6, IC3 0,6, MOUS (Microsoft Office User Specialist) 0,6, CISCO (Cisco System) 0,6, Pekit 0,6, Eipass 0,6, EIRSAF Full 0,6, EIRSAF Four 0,5, EIRSAF Green 0,5;

Per quanto riguarda, invece, i Collaboratori Scolastici (CS-Area A), da impiegare in tutte le scuole, il requisito richiesto per presentare domanda nelle graduatorie III Fascia ATA è il diploma di maturità mentre i titoli che concorrono ad aumentare il punteggio sono:

  • Qualifiche ottenute al termine di corsi Socio-Assistenziali e Socio-Sanitari (Punti 1,00)
  • Certificazioni informatiche e digitali: ECDL Core 0,25, ECDL Advanced 0,28, ECDL Specialised 0,3, Nuova ECDL Base 0,25, Nuova ECDL Advanced 0,28, Nuova ECDL Specialised e Professional 0,3, Microsoft MCAD o equivalente 0,25, Livello MCSD o equivalente 0,28, Livello MCDBA o equivalente 0,3, ECDL Core 0,25, ECDL Advanced 0,28, ECDL Specialised 0,3, Nuova ECDL Base 0,25, Nuova ECDL Advanced 0,28
    Nuova ECDL Specialised e Professional 0,3, Microsoft MCAD o equivalente 0,25, Livello MCSD o equivalente 0,28, Livello MCDBA o equivalente 0,3;

Conseguire titoli che permettono di migliorare il proprio punteggio nelle graduatorie ATA III Fascia è quindi fondamentale così come lo è sapere quali sono quelle certificazioni da conseguire in base al profilo professionale ATA scelto. Ricordiamo, infine, che nel punteggio ATA sono considerati, oltre ai titoli di cultura anche quelli di servizio.

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Il BIM (Building Information Modeling) caratteristiche e vantaggi

bim avanzato

Chi lavora nel settore edile e degli appalti pubblici, conosce certamente il BIM, acronimo di “Building Information Modeling“, tanto più che nel 2019 questo metodo è diventato obbligatorio, almeno per alcune tipologie di costruzioni.
Scopriamo in questa guida le caratteristiche e i vantaggi della cosiddetta “mondializzazione delle informazioni di costruzione“, che sempre più spesso lega tutte le professionalità che entrano in campo nelle opere a base di gara ma non solo.

Building Information Modeling: cos’è e a cosa serve

Era il 1987 quando in Italia si introdusse il primo esperimento di BIM, si potrebbe dire una sorta di beta test.
In quel momento venne progettata una costruzione del tutto virtuale tramite l’utilizzo di software.
Da allora sono stati introdotti molti cambiamenti nel sistema e il BIM si è sviluppato e perfezionato sempre più, tanto che oggi viene richiesto obbligatoriamente negli appalti pubblici, quando si ha a che fare con opere che superano i 50 milioni di euro.
Ciò significa che quando si avviano gare pubbliche con queste caratteristiche, queste devono essere “BIM strutturate“.
Il BIM serve nello specifico per realizzare una costruzione, pianificandone ogni aspetto e prevedendo ogni tipo di gestione prima in maniera virtuale.
Via via che il progetto viene ideato, un software raccoglie e struttura qualunque tipo di dato che riguarda la futura opera.
I dati vengono forniti in modo che alla fine si ottenga una rappresentazione in 3D dell’opera che sarà costruita fisicamente, e a questo progetto collaborano tutte quelle figure professionali che normalmente fanno parte del circuito, come architetti, ingegneri, geometri, costruttori e tutti coloro che hanno a che fare con la costruzione e la manutenzione dell’edificio o dell’opera.

Come si lavora con il BIM: la multiprofessionalità al suo massimo

Quando si deve realizzare un’opera come un edificio, esistono delle precise fasi del progetto che partono dalla progettazione, dalla stima dei costi, dalla valutazione del materiale, dall’impatto ambientale dell’opera, fino ad arrivare al modello vero e proprio che diventerà poi l’opera finita.
L’aspetto sorprendente del BIM è che è in grado di fornire previsioni e di progettare virtualmente in toto un edificio, e lo fa con l’uso di una piattaforma multimediale e multi-professionale.
Cominciamo con il fare alcuni esempi pratici di utilizzazione.

Nel BIM si potranno inserire:

  • I dati spaziali e geografici dell’opera che si andrà a realizzare;
  • I dati finanziari, cioè l’investimento che servirà per realizzare l’opera;
  • I dati elettrici dell’opera;
  • I dati meccanici della struttura;
  • I dati che riguardano i materiali che verranno impiegati e loro impatto sul suolo e sull’aria (eventualmente sull’acqua);
  • I dati legali legati ai permessi necessari o alle manutenzioni a norma di legge che serviranno;
  • I dati legati alla certificazione energetica e così via.

Si tratta quindi degli stessi dati che ciascun professionista sarebbe chiamato a fornire nel suo campo di applicazione, ma che in questo modo vengono letteralmente caricati su una piattaforma con notevole risparmio di tempo e maggiore accuratezza.
Si comprende quindi come nel settore degli appalti, per opere che richiedano investimenti di oltre 50 milioni, il BIM sia obbligatorio.
Opere di quel genere possono impattare notevolmente sull’ambiente fisico, economico ed industriale di una località, e in tal modo la Pubblica Amministrazione può prendere visione delle conseguenze dell’opera finita prima che questa venga realizzata.
Alla fine dell’inserimento dei dati, il sistema elabora il progetto in tutte le sue caratteristiche.

Applicazioni pratiche del Building Information Modeling

Sono molte le applicazioni che il BIM offre.
Come si è detto, nell’ambito delle opere pubbliche al di sopra di una certa soglia economica, il ricorso alla progettazione BIM è obbligatorio.
Ciò non vuol dire però che altri professionisti non possano usarlo, anzi.
A giudicare dai campi di applicazione si può dire invece che il BIM sia sempre più uno strumento imprescindibile di chi fa progettazione, soprattutto all’interno di studi associati che trovano nel Building Information Modeling la massima espressione della multidisciplinarità.

Il BIM trova impiego:

  • Nel settore edile: l’uso del BIM inizia con la richiesta di un’opera da parte di un committente (ad esempio un costruttore). Con il BIM si potranno, come spiegato in precedenza, inserire via via tutti i dati relativi alla costruzione dell’edificio, nonché quelli che riguardano permessi, adeguamento alle normative che permetteranno di attestare l’edificio in una certa classe energetica e quindi poi di usufruire di agevolazioni fiscali, e via dicendo;
  • Nel settore del cosiddetto facility management: con facility management ci si riferisce alla seconda fase che riguarda un’opera, e cioè la sua manutenzione. Il BIM quindi entra in gioco anche ad opera finita. Avere un prospetto in 3D di un edificio è chiaramente utilissimo per pianificare una manutenzione ordinaria e strutturare la modalità di intervento in caso di manutenzione straordinaria.

Come imparare ad usare il BIM

Imparare ad usare questo sistema naturalmente prevede delle competenze che possono essere trasferite solo da professionisti certificati e che siano in grado poi di rilasciare attestati validi.
Quindi, la risposta migliore alla domanda “come faccio ad imparare ad usare il BIM” può essere solo una: con un corso certificato per BIM.
Chi si avvicina al BIM naturalmente lo fa per motivi di lavoro, quindi proverrà da uno dei campi che ruotano intorno al settore edile.
Avrà di conseguenza delle competenze di base (laurea in architettura, diploma da geometra, o ancora esperienza nel campo delle costruzioni) oppure potrà seguire un corso base bim.
Queste, unite all’insegnamento in aula e poi all’applicazione sul campo, permetteranno di ottenere una specializzazione mirata e soprattutto una certificazione.

Un’ultima informazione sul BIM può essere utile per comprenderne appieno il valore.

Nonostante il BIM sia strutturato in modo da rendere attendibile il progetto finale, il sistema viene sottoposto a quello che si chiama Model Checking. Si tratta di un flusso di controllo composto da più passaggi, tutti finalizzati a verificare che ogni step sia eseguito nel modo corretto.
Per fare questo il sistema può subire un doppio controllo, sia interno sia ad opera di consulenti esterni.

Superbonus 110%: Obbligo attestato prestazione energetica (APE)

superbonus 110%

Il Decreto Rilancio del 19 maggio 2020 e successive modifiche ha introdotto una lunga serie di misure ed agevolazioni con lo scopo di conferire impulso alle attività imprenditoriali e commerciali del nostro Paese già pesantemente fiaccate dalla crisi sanitaria ed economica.

Tra le opportunità più significative per i consumatori e le imprese vi è, senza dubbio, l’ormai noto Superbonus 110% che può rappresentare un interessante incentivo per porre in essere opere di ristrutturazione edilizia o di efficientamento energetico degli immobili.

Cerchiamo, allora, di approfondire il discorso in merito scoprendo, nel dettaglio, il contenuto della norma ed il suo ambito applicativo (ivi compresi i requisiti necessari per poterne usufruire).

Cos’è il Superbonus 110%?

Si tratta di un’agevolazione che incrementa la percentuale al 110% di detraibilità delle spese sostenute nel periodo compreso tra il 1 luglio 2020 ed il 31 dicembre 2021 in relazione a specifici interventi di natura edilizia, energetica e anti sismica.

Il bonus si aggiunge, quindi, ai già previsti Sismabonus ed Ecobonus e alle agevolazioni già in uso per le opere di ristrutturazione edilizia.

Come funziona il Superbonus 110%?

L’agevolazione consente al cittadino di ottenere una detrazione fiscale pari al 110% della spesa effettuata che può essere spalmata su 5 anni successivi di imposta nei limiti del 22% annuo purché non ecceda l’importo dell’imposta fiscalmente dovuta.

La novità più rilevante della norma risiede nell’opportunità che il legislatore riserva al cittadino stesso che ha facoltà di scegliere se godere delle agevolazioni fiscali in sede di dichiarazione reddituale annuale, oppure di optare per uno sconto immediato in fattura da parte del prestatore d’opera, ovvero di cedere il credito maturato ad un soggetto terzo.

La cessione del credito può essere disposta a favore del fornitore del servizio, ad un soggetto legittimato a riceverlo (persona fisica o impresa) oppure ad un intermediario finanziario.

Il soggetto ricevente potrà a sua volta trasferire il diritto ad altra persona.

Chi può usufruire del Superbonus 110%?

L’agevolazione in oggetto è riservata a:

  • Persone fisiche che detengono la proprietà od altro diritto di godimento reale del bene immobile;
  • Condomini;
  • Istituti autonomi di case popolari;
  • Società senza scopo di lucro (Onlus ed associazioni di volontariato);
  • Società sportive non professioniste per le sole aree adibite a spogliatoio.

Società di capitali ed enti pubblici o privati possono usufruire del bonus limitatamente a specifici casi individuati dal legislatore.

Quali interventi rientrano nel Superbonus 110%?

La disciplina giuridica che individua le opere che rientrano nell’area di applicazione della norma distingue tra interventi principali ed aggiuntivi.

Tra gli interventi trainanti vengono specificati;

  • Interventi anti sismici che, individuati dal precedente Sismabonus, vengono elevati alla percentuale di detraibilità del 110% per il periodo compreso tra 1 luglio 2020 e 31 dicembre 2021;
  • Opere di isolamento termico che riguardano l’involucro di almeno il 25% dell’edificio;
  • Interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale su parti comuni o su edifici singoli.

Vengono considerati aggiuntive le seguenti opere purché eseguite contestualmente ad interventi trainanti:

  • Opere di riqualificazione energetica dell’immobile;
  • Installazione di impianti fotovoltaici;
  • Opere di installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici.

Poiché il legislatore ha posto una specifica stringente in relazione al tesso massimo di spesa possibile per singolo intervento, è bene consultare nel dettaglio l’apposita guida che è scaricabile dal sito ufficiale delle Agenzie delle Entrate.

Va precisato, infine, che non è possibile usufruire del Superbonus 110% se si approfitta già di altre agevolazioni ed incentivi di natura pubblica e che le opere edilizie poste in essere debbono riguardare solo immobili già esistenti e non le nuove costruzioni.

Come ottenere la detrazione?

Gli interventi sopra individuati danno diritto al godimento dell’agevolazione soltanto se funzionali ad un effettivo miglioramento energetico dell’immobile di almeno due classi oppure al raggiungimento della classe energetica massima (A4).

L’attestazione dell’effettiva riqualificazione energetica deve essere certificata dalla redazione dell’APE (attestazione di prestazione energetica) che deve essere prodotto prima dell’inizio dei lavori ed al termine degli stessi.

Cos’è l’APE?

Si tratta di un vero proprio documento che attesta la qualifica energetica di un immobile.

Affinché il documento sia valido deve essere redatto da un soggetto regolarmente accreditato la cui formazione e professionalità viene gestita e super visionata su base regionale, ad esempio un soggetto che ha seguito un corso sulla certifazione energetica accreditato.

Il certificato viene redatto dall’esperto autorizzato grazie all’ausilio di un particolare software che prevede l’inserimento di alcuni dati obbligatori quali:

  • Le caratteristiche planimetriche dell’immobile e la sua esposizione;
  • La descrizione degli impianti necessari alla produzione di acqua calda, riscaldamento e raffreddamento dell’aria;
  • Le caratteristiche strutturale dei muri perimetrali e degli infissi;
  • L’eventuale presenza di sistemi di ricambio dell’aria meccanici;
  • L’eventuale presenza di impianti di energia rinnovabile.

L’elaborazione dei dati immessi determina una sorta di pagella dell’immobile stesso in relazione al grado di efficientamento elettrico raggiunto che viene espresso in base all’attribuzione di una categoria alfanumerica. Il certificato, inoltre, riporta sempre le possibili migliorie che possono essere predisposte per migliorare i consumi energetici.

L’APE è un documento che la normativa richiede obbligatoriamente in taluni casi come un eventuale contratto di locazione oppure un rogito di compravendita oppure, come abbiamo detto, in caso di accesso a taluni incentivi di ordine fiscale.

Corso di dattilografia: a chi e a cosa serve

corso di dattilografia

Seguire un corso di dattilografia significa acquisire un’importante competenza, oggi più che mai richiesta in moltissimi ambiti professionali.

La dattilografia, ovvero la capacità di scrivere con velocità e precisione su una tastiera, è una disciplina professionale risalente alla seconda metà dell’Ottocento che, tuttavia, ancora oggi risulta fondamentale in moltissimi settori lavorativi.

Inizialmente sviluppata per consentire un migliore e più performante utilizzo delle macchine da scrivere, con l’avvento dei computer l’importanza e la centralità della dattilografia è ulteriormente cresciuta, al punto da essere richiesta come abilità indispensabile per numerose professioni.

Il largo e sempre più capillare utilizzo dei pc in quasi tutti gli ambiti lavorativi richiede, infatti, rapidità e accuratezza nella digitazione dei testi, capacità che è possibile acquisire solo grazie a metodo e pratica.

Non è quindi un caso che i corsi di dattilografia on line siano oggi molto diffusi e richiesti non soltanto da chi sta per approcciarsi al mondo del lavoro e desidera arricchire il proprio curriculum con una skill importante, ma anche da chi vuole “fare carriera” e ambisce a una posizione professionale di maggior rilievo.

A chi si rivolgono, dunque, i corsi per dattilografia?

A cosa può servire seguire un corso di dattilografia online con attestato finale?

Imparare a scrivere su tastiera con un corso di dattilografia

Un corso di dattilografia e di metodo di scrittura a tastiera cieca, una particolare modalità della dattilografia che insegna a scrivere su una tastiera senza usare la vista ma solo la memoria e il tatto, consente quindi di acquisire una serie di abilità indispensabili per accelerare i metodi di scrittura al pc.

Si tratta di una disciplina molto completa, grazie alla quale si impara non solo ad assumere l’esatta posizione davanti alla tastiera ma anche a posizionare correttamente le mani e a scrivere con 10 dita, a utilizzare le regole di impaginazione dei documenti, a memorizzare i tasti e a digitare in maniera rapida e accurata, sempre rispettando il ritmo e l’uniformità di battuta.

Grazie all’apprendimento di determinate tecniche e alla pratica costante, a ritmi gradualmente sempre più sostenuti, con un corso di dattilografia è dunque possibile imparare a usare nel modo giusto la tastiera e ottenere sia velocità che precisione di scrittura.

Dattilografia: un corso adatto a tutti

I corsi di dattilografia online sono indicati per tutti coloro che desiderano acquisire una competenza sempre più richiesta e si rivolgono, pertanto, sia a coloro che stanno per entrare nel mondo del lavoro sia a chi, per esigenze professionali, ha necessità di imparare a scrivere velocemente e correttamente al pc.

A seconda delle proprie necessità, dunque, è possibile seguire il corso di dattilografia online più indicato, preferendo però quelli erogati da enti affidabili e che prevedono, a fine corso e al superamento di un test conclusivo, il rilascio di una certificazione.

Un attestato in dattilografia, infatti, non è soltanto una competenza da inserire nel CV ma è anche un titolo che dà diritto a dei punteggi aggiuntivi in graduatorie pubbliche come quelle per il personale ATA.

In questo senso, inoltre, è importante accertarsi che il corso di dattilografia online sia riconosciuto dal Miur, così da aver diritto al punteggio aggiuntivo previsto.

Corso di dattilografia online: i vantaggi

A causa di impegni personali e lavorativi spesso è complicato seguire un corso in sede per questo è preferibile optare per un corso di dattilografia online.

In questo modo è possibile seguire le lezioni comodamente da casa e in ogni momento della giornata, avendo comunque a propria disposizione un percorso di studio completo che comprende lezioni, esercitazioni e verifiche costanti.

La modalità e-learning, inoltre, permette di apprendere secondo i propri ritmi, di consultare i materiali di studio e i relativi aggiornamenti ogni volta che se ne ha la necessità, di seguire le lezioni servendosi di supporti più semplici e fruibili e di monitorare costantemente i propri progressi.

Il tutto senza contare che i corsi di dattilografia online prevedono una standardizzazione delle metodologie di insegnamento, con la conseguenza di uniformare i livelli di conoscenza di tutti i partecipanti.

Infine un corso per dattilografia online è da preferire rispetto a uno in sede anche per ragioni economiche, visto che tali corsi sono molto meno dispendiosi rispetto alla classica formazione in aula.

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Superbonus Ecobonus 110%: requisiti e interventi ammessi

ecobonus 110

L’ecobonus torna anche per il 2020 con il Superbonus 110% e rappresenta un’agevolazione grazie alla quale è possibile svolgere diversi interventi.

Ecco tutto quello che occorre conoscere in merito.

Gli interventi e i limiti di spesa ammessi dal super ecobonus

L’ecobonus 110% è caratterizzato da diverse tipologie di intervento e limiti di spese.
Il primo lavoro che può essere svolto è quello relativo alla creazione di un cappotto termico, il quale deve interessare il 25% della superficie lorda dell’intero edificio.
I limiti di spesa per questa lavorazione sono pari a:

  • 50 mila euro qualora si parli di abitazioni unifamiliari;
  • 40 mila euro moltiplicati per il numero che compone un edificio che può contenere da due a otto famiglie;
  • 30 mila euro moltiplicato per un numero superiore a otto famiglie.

Come seconda tipologia di intervento vi è quella che riguarda la sostituzione dei sistemi di climatizzazione e riscaldanti dell’abitazione che avviene nelle parti comuni degli edifici.
In questo caso i limiti di spesa sono pari a 20 mila euro per i palazzi con un massimo di otto famiglie e 15 mila moltiplicati per il numero di famiglie che superano le otto unità.
Nelle spese sono comprese anche le operazioni di bonifica e smaltimento dei rifiuti.
Infine l’intervento sulle case singole per il montaggio di sistemi che producono energia elettrica green è pari a 30 mila euro.

In questo caso sono presenti anche i lavori relativi alla demolizione e ricostruzione di parti intere dell’abitazione.

Chi può usufruire dell’ecobonus 110%

Tra le figure che possono richiedere questo genere di agevolazione vi sono i condomini, i quali possono apportare una serie di modifiche all’intero edificio facendo in modo che il medesimo rispetti tutte le nuove normative in termini di consumi energetici e sicurezza.

Le persone fisiche, tranne gli artigiani e imprenditori, possono apportare delle importanti modifiche alla loro proprietà grazie a questo superbonus.
Gli enti che gestiscono le case popolari oppure quelle di interesse sociale che si occupano di gestire gli immobili e le società sportive dilettantistiche possono usufruire di questo bonus e procedere con la ristrutturazione e tutti gli altri interventi che devono essere apportati alla loro struttura edile.
Infine, tra i soggetti che possono richiedere l’ecobonus 110% spiccano le società che operano nel settore del volontariato e quelle che non hanno come finalità il lucro.

Tutte queste figure possono accedere all’super bonus e ecobonus 110% previsto dal Governo.

Come si richiede l’ecobonus 110%

Per quanto riguarda la richiesta, occorre registrarsi sul sito dove è presente tale bando.
Successivamente all’inserimento di tutti i dati personali è fondamentale inserire i dati anagrafici del beneficiario nonché quelli relativi all’immobile nel quale viene richiesto l’intervento.
Infine è importante inserire anche il comma della legge alla quale si fa riferimento per effettuare tale intervento, nonché le fatture delle spese sostenute.
In questo modo è possibile usufruire della nuova agevolazione per la ristrutturazione dei vari edifici e per il loro miglioramento energetico.

Scopri il nostro piano formativo adatto a imprese, aziende e professionisti: Superbonus 110%, requisi e interventi

Tutte le novità sulle graduatorie provinciali (d’istituto)

graduatorie provinciali d'istituto

Le graduatorie d’istituto sono degli elenchi di aspiranti professori da cui i dirigenti scolastici attingono per sopperire all’esigenza di mancato personale.

Da quest’anno sono state introdotte dal Ministero dell’Istruzione anche le graduatorie provinciali.
Questi elenchi sono divisi per posto comune o sostegno, appunto, su base provinciale. Verranno utilizzate per assegnare le supplenze annuali o a termine.
Tali graduatorie saranno divise in due fasce, I e II.

Come e quando presentare le domande di aggiornamento graduatorie.

I docenti potranno presentare domanda per l’inserimento in graduatoria provinciale solo in una provincia. La domanda si inoltra esclusivamente in modalità telematica. I dettagli sulle procedure e sui termini di scadenza, ancora oggi non sono ancora state fissati.

Tabelle di valutazione titoli

La bozza del decreto ha modificato la vecchia tabella valida per l’aggiornamento delle graduatorie d’Istituto del 2017. Trattandosi di una bozza però può essere soggetta a variazioni.
Per acquisire maggiore punteggio sono presenti diversi percorsi formativi, qui di seguito il riepilogo della valutazione titoli previsti della bozza:

  1. Certificazioni informatiche: 0,50
  2. Master di I° e II° livello annuale 1500 ore – 60 CFU 0,5 punti
  3. Certificazione Inglese B2 3 punti
  4. Certificazione Inglese C1 4 punti
  5. Certificazione Inglese C2 6 punti

Di seguito la bozza ministeriale: clicca qui per scaricarla

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Certificazione inglese: quali sono i principali enti accreditati al MIUR?

inglese

La lingua inglese è da sempre un mezzo essenziale per la propria crescita professionale e per trovare uno sbocco lavorativo con più facilità. Molte aziende infatti lo reputano un requisito fondamentale per l’inserimento di una nuova figura in azienda. Oltre a questo, certificare la propria conoscenza della lingua inglese permette di aumentare il proprio punteggio in molti concorsi pubblici e, in ambito scolastico, nelle graduatorie docenti seconda e terza fascia.

Quali sono le linee guida europee che indicano il livello di competenza?

  • A1: Livello base
  • A2: Livello Elementare
  • B1: Livello pre-intermedio
  • B2 Livello intermedio
  • C1 Livello post-intermedio
  • C2 Livello avanzato

A quale ente di certificazione rivolgersi per acquisire tali certificazioni?

Non tutti gli enti di formazione, possono rilasciare la certificazione di padronanza della lingua inglese, per questo abbiamo deciso di indicarvi i migliori, a cui rivolgervi.

Bisogna, in primis, distinguere tra enti che forniscono la formazione ed enti che rilasciano le certificazioni. Molte scuole infatti preparano al raggiungimento del livello di competenza che si vuole certificare, ma non possono rilasciare una certificazione valida ESOL International.

Di seguito i principali enti accreditati al Miur:

  • Learning Resource Network (LRN);
  • English Speaking Board o ESB;
  • Cambridge Assessment English;
  • City and Guilds;
  • Edexcel /Pearson Ltd;
  • Educational Testing Service (ETS);
  • International English Language Testing System IELTS;
  • Pearson – LCCI;
  • Pearson – EDI;
  • Trinity College London o TCL;
  • Department of English, Faculty of Arts – University of Malta;
  • National Qualifications Authority of Ireland – Accreditation and Coordination of English Language ServicesNQAI – ACELS;
  • Ascentis;
  • AIM Awards;
  • British Institutes.

 

Come diventare coordinatore della sicurezza nei cantieri edili

coordinatore della sicurezza

Il Coordinatore della sicurezza nei cantieri temporanei e mobili è una figura di grande responsabilità per la sicurezza dei lavoratori dell’edilizia, ed oggi disciplinata dal D.lgs. 81/08.

Il Decreto stabilisce quali requisiti debba avere questa figura e che tipo di formazione deve seguire. Il Coordinatore deve aver conseguito la laurea magistrale in architettura, ingegneria o geologia e dovrà inoltre avere esperienza di almeno un anno in attività lavorative relative al settore edile e delle costruzioni, attestata dal datore di lavoro o dal committente.

Per chi avesse invece conseguito la laurea triennale in ingegneria, architettura o geologia, gli anni di esperienza lavorativa richiesta nel settore sono almeno due. Per i diplomati come geometra, perito industriale o perito agrario, è necessaria invece un’esperienza lavorativa di almeno tre anni. Oltre a questi requisiti professionali, chi vuole ricoprire l’incarico di Coordinatore, deve seguire uno specifico corso di formazione di 120 ore, da svolgersi in aula.

Il corso dovrà essere erogato da un ente di formazione autorizzato e dovrà rilasciare un valido attestato.

Il D.lgs. 81/08 prevede anche un obbligo di aggiornamento quinquennale: dopo 5 anni dall’acquisizione del titolo di Coordinatore della sicurezza, per continuare a operare, bisognerà seguire un corso di 40 ore di aggiornamento di coordinatore della sicurezza, da svolgersi anche in modalità e-learning.

I corsi di aggiornamento, permettono di dare prova che le competenze e conoscenze che sono state conseguite a seguito dell’adeguata formazione e dell’esperienza sul campo, siano state mantenute nel tempo.

In sintesi, il corso di aggiornamento coordinatore per la sicurezza, prova che il professionista è ancora in grado di svolgere al meglio tutte le attività che sono previste da questo ruolo.