Dieci anni di Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro

Il 15 maggio ricorre il decennale dell’entrata in vigore del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro D.Lgs.81/2008. Molte cose sono cambiate in questi ultimi 10 anni

Energia: nuovo “forno” hi-tech per future macchine a fusione

Forno sulla fusioneAll’ENEA è appena stata ultimata la realizzazione di un forno da vuoto ad alta temperatura che offrirà le competenze tecnologiche necessarie alla realizzazione di alcuni componenti della DTT (Divertor Tokamak Test facility), la nuova macchina per la ricerca sulla fusione che verrà costruita presso il Centro Ricerche di Frascati.

All’ENEA è appena stata ultimata la realizzazione di un forno da vuoto ad alta temperatura che offrirà le competenze tecnologiche necessarie alla realizzazione di alcuni componenti della DTT (Divertor Tokamak Test facility), la nuova macchina per la ricerca sulla fusione che verrà costruita presso il Centro Ricerche di Frascati.

Si tratta di un cilindro metallico delle dimensioni di una caldaia che servirà a studiare le proprietà dei CPS (Capillary-Pore System), spugne imbevute di metallo liquido che verranno utilizzate nel divertore come materiale direttamente esposto al plasma.

La superficie del metallo liquido, intrinsecamente, non è soggetta a danneggiamenti all’interno del tokamak e in questo modo rappresenta una possibile soluzione al problema del deterioramento dei materiali solidi, allungando il ciclo di vita di un componente fondamentale per il futuro reattore come il divertore.

Forno sulla fusione02Presso i laboratori del Centro ENEA di Frascati, queste speciali spugne di tungsteno verranno immerse all’interno del forno, in un bagno di stagno liquido a 1200 gradi centigradi con l’obiettivo di studiare l’assorbimento dello stagno da parte della spugna ed investigare i fenomeni corrosivi legati all’impiego di questo metallo.

Sinora l’unico tokamak che ha sperimentato lo stagno come metallo liquido si trova proprio nel centro dell’ENEA di Frascati ed è FTU (Frascati Tokamak Upgrade). Le spugne in questo caso sono state sviluppate in collaborazione con un centro di ricerca russo.

“Pur continuando la collaborazione, il nuovo forno di Frascati ci porterà ad acquisire il know-how per la fabbricazione dei CPS e a sviluppare soluzioni innovative da installare sulla futura macchina DTT”, commenta Giuseppe Mazzitelli, capo della divisione Tecnologie Fusione Nucleare dell’ENEA.

Energia: nuovo “forno” hi-tech per future macchine a fusione Forno sulla fusione 03 Questo studio, finanziato da EURO fusion, ha coinvolto personale tecnico tra cui Luigi Verdini, Mario Mezzacappa, Valerio Cerri, Stefano Rueca e Marco Vellucci, che si sono occupati dell’installazione del forno, insieme al dottorando dell’Università di Padova, il 26 enne Matteo Iafrati, che da quattro anni porta avanti il suo progetto di ricerca nel Centro di Frascati. “La presenza di giovani nei nostri centri di ricerca testimonia l’importanza del ruolo formativo per ENEA”, sottolinea Giuseppe Mazzitelli, “una prerogativa fondamentale soprattutto in un campo di ricerca dal futuro promettente come la fusione che, oggi più che mai, ci vede impegnati nella nuova sfida della costruzione di DTT, con il coinvolgimento di oltre 150 giovani ricercatori e fino a 1.500 persone, tra dirette e indotto, che lavoreranno complessivamente al progetto ”.

Fonte: UnioneIngegneri

Lavori pubblici: i primi dati 2018 sui bandi di affidamento di servizi di architettura e ingegneria

Analizzati dalla rete di ONSAI, Osservatorio Nazionale sui Servizi di Architettura e Ingegneria, i primi 100 bandi sul territorio nazionale nel primo trimestre 2018.

Cgia: i controlli sulle caldaie e sugli impianti di riscaldamento sono una questione di sicurezza!

L’ennesimo caso di intossicazione da monossido di carbonio avvenuto poche settimane fa a Marghera, riapre la questione della sicurezza degli impianti di riscaldamento domestici.

“È una questione di sicurezza dei cittadini – esordisce Francesco Costantini Presidente degli Installatori della CGIA di Mestre – purtroppo, circolano ancora molte notizie incomplete, tendenziose e fuorvianti, quando non sono addirittura del tutto infondate. E nonostante gli appelli, ogni anno, sono molti i casi che leggiamo sulle colonne dei giornali di intossicazioni e decessi a causa del malfunzionamento degli impianti; queste tragedie, spesso, possono essere evitate attraverso una corretta e regolare manutenzione dell’impianto.”

Gli Installatori della CGIA ricordano che la cosiddetta prova dei fumi della caldaia va fatta ogni volta in cui si fa la manutenzione. Ovvero, per la stragrande maggioranza dei casi, ogni anno.

La manutenzione dell’impianto di riscaldamento è stabilita dagli articoli 7 e 8 del dpr 74/2013 e le tempistiche sono state chiarite anche dalla Regione Veneto. La priorità va data alle istruzioni tecniche per l’uso e la manutenzione rese disponibili dall’impresa installatrice, o in mancanza di esse, secondo le prescrizioni indicate dai fabbricanti degli specifici componenti dell’impianto.

“Troppo spesso si confonde la manutenzione della caldaia con il controllo di efficienza energetica– conclude Costantini – ma le ultime disposizioni di legge parlano chiaro. L’unica cosa che è cambiata è la tempistica di trasmissione degli esiti dei controlli di efficienza energetica; questi ultimi vanno tramessi con periodicità di 1, 2 e 4 anni a seconda che l’impianto sia superiore o inferiore ai 100 kilowatt”.

Infine, se la manutenzione non viene eseguita secondo le disposizioni di legge il proprietario dell’impianto rischia una sanzione fino a 3.000 mila euro.

La CGIA, pertanto, esorta a rivolgersi solo a manutentori o installatori in possesso dei necessari requisiti di legge (lettere C, D ed E del decreto 37/2008), ovvero le uniche figure professionali che sono abilitate ad operare su impianti di riscaldamento e di climatizzazione, su impianti idrosanitari e che possano realizzare, manutenere e controllare tali impianti.

Fonte: UnioneIngegneri

Criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici

Con il Decreto 11 ottobre 2017 il Ministero dell’Ambiente indica i criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici riportati nell’allegato al decreto.

Il CNI al TEDx di Caserta

Il Vice Presidente Vicario Gianni Massa è intervenuto, in rappresentanza del Consiglio Nazionale Ingegneri, alla nota kermesse dedicata all’innovazione.

Energia, Bolzano e Oristano tra le quaranta città al 100% rinnovabili

Nel mondo ci sono oltre 100 centri urbani alimentati almeno al 70% da fonti green. L’Italia vanta due punte di diamante – nel più ristretto gruppo di quaranta – che derivano il 100% dell’elettricità senza ricorso alle fonti fossili.

MILANO – Bolzano e Oristano paladine italiane delle rinnovabili nel mondo. Sul globo ci sono oltre cento città che dichiarano di ottenere almeno il 70 per cento dell’energia che le muove dalle fonti rinnovabili. E ce ne sono quaranta che sono alimentate interamente dalle fonti verdi, tra le quali rientrano appunto la provincia autonoma dell’estremo nord e il capoluogo della Sardegna centrale.

I dati sono stati diffusi dalla organizzazione non-profit Cdp, precedentemente nota come Carbon Disclosure Project, che copre 570 città del mondo raccogliendo da loro le informazioni sulla tematica energetica.

Fonti quali l’idroelettrico, il geotermico, il solare e l’eolico sono ampiamente maggioritarie nella propulsione di grandi centri come Auckland (Nuova Zelanda), Nairobi (Kenya), Oslo (Norvegia), Seattle (USA) e Vancouver (Canada). La lista completa di città rinnvoabili almeno al 70% si è allungata più del doppio rispetto al 2015, quando erano solo 42 città a dichiarare di aver raggiunto il 70% di alimentazione da fonti pulite. “Tra le città che, secondo i dati Cdp, possono invece possono vantare di essere alimentate al 100% da energia rinnovabile, ci sono le italiane Bolzano Oristano. La prima ricava la propria elettricità al 100% da fonti idroelettriche e ha già in atto un programma di generale riduzione delle proprie emissioni del 23% entro il 2020. Il capoluogo sardo invece ricava la propria energia da un mix di idroelettrico e solare”, dice una nota di Cdp.

Tra i maggiori centri urbani interamente rinnovabili del mondo, invece, si citano Burlington nel Vermont (Usa) che ricava l’elettricità da eolico, solare, idroelettrico e biomasse, il tutto gestito da una utility locale su una rete proprietaria; o ancora la capitale islandese Reykjavik che deve la sua virtuosità a idroelettrico e geotermico. L’altra città del Vecchio continente a essere interamente green è la svizzera Basilea, quindi l’Italia è l’unica nazione Ue con questa doppia rappresentanza.

“I dati CDP 2017 mettono in evidenza come le città stiano intensificando le azioni contro i cambiamenti climatici, con un significativo aumento dei report ambientali, degli obiettivi di riduzione delle emissioni e dei piani di azione per il clima fin dal 2015, in seguito all’Accordo di Parigi per limitare il riscaldamento globale a meno di 2 gradi”, dice l’organizzazione. I dati arrivano per altro insieme all’annuncio da parte di UK100, network di amministrazioni locali britanniche, “dell’impegno di oltre 80 tra città e paesi del Regno Unito di completare la transizione al 100% alle fonti rinnovabili entro il 2050. Tra i sottoscrittori figurano Manchester, Birmingham, Newcastle, Glasgow e 16 distretti amministrativi di Londra”. Percorso già iniziato, ad esempio, negli Usa da oltre cinquanta municipalità. Secondo Cdp, nel mix delle fonti 275 città dichiarano di utilizzare energia idroelettrica, 189 eolica e 184 solare. Altre 164 utilizzano biomasse e 65 fonti geotermiche.

Le città del mondo alimentate da energie rinnovabili – Città che dichiarano di utilizzare almeno il 70% di energia da fonti rinnovabili
Città Paese Regione
Bangangté Cameroon Africa
Foumban Cameroon Africa
Addis Ababa Ethiopia Africa
Kisumu Kenya Africa
Nairobi Kenya Africa
Nakuru Kenya Africa
Quelimane Mozambique Africa
Dar es Salaam United Republic of Tanzania Africa
Harare Zimbabwe Africa
Inje South Korea East Asia
Ærøskøbing Denmark Europe
Gladsaxe Kommune Denmark Europe
Akureyri Iceland Europe
Reykjavík Iceland Europe
Bolzano Italy Europe
Oristano Italy Europe
Arendal Norway Europe
Bærum Kommune Norway Europe
Oslo Norway Europe
Braga Portugal Europe
Cascais Portugal Europe
Fafe Portugal Europe
Moita Portugal Europe
Porto Portugal Europe
Alba-Iulia Romania Europe
Ljubljana Slovenia Europe
Stockholm Sweden Europe
Basel Switzerland Europe
Lausanne Switzerland Europe
Nyon Switzerland Europe
Stadt Zürich Switzerland Europe
Angra dos Reis Brazil Latin America
Aparecida Brazil Latin America
Aracaju Brazil Latin America
Assis Brazil Latin America
Belém Brazil Latin America
Belo Horizonte Brazil Latin America
Birigui Brazil Latin America
Brasília Brazil Latin America
Brotas Brazil Latin America
Brusque Brazil Latin America
Cabreúva Brazil Latin America
Cajamar Brazil Latin America
Campinas Brazil Latin America
Campos de Goytacazes Brazil Latin America
Canoas Brazil Latin America
Capivari Brazil Latin America
Caxias do Sul Brazil Latin America
Cerquilho Brazil Latin America
Curitiba Brazil Latin America
Estância Climática de São Bento do Sapucaí Brazil Latin America
Estância Hidromineral de Águas de São Pedro Brazil Latin America
Estância Turística de Guaratinguetá Brazil Latin America
Estância Turística de ITU Brazil Latin America
Extrema Brazil Latin America
Fernandópolis Brazil Latin America
Florianópolis Brazil Latin America
Goiânia Brazil Latin America
Jaboatão dos Guararapes Brazil Latin America
Limeira Brazil Latin America
Lorena Brazil Latin America
Maceió Brazil Latin America
Mairiporã Brazil Latin America
Montes Claros Brazil Latin America
Niterói Brazil Latin America
Nova Odessa Brazil Latin America
Palmas Brazil Latin America
Salvador Brazil Latin America
Santos Brazil Latin America
São Caetano Brazil Latin America
São Gonçalo Brazil Latin America
São João da Boa Vista Brazil Latin America
São José do Rio Preto Brazil Latin America
São José dos Campos Brazil Latin America
Tatuí Brazil Latin America
Uberlândia Brazil Latin America
Vinhedo Brazil Latin America
Vitória Brazil Latin America
Temuco Chile Latin America
Bogotá Colombia Latin America
Ibagué Colombia Latin America
Medellín Colombia Latin America
Santiago de Cali Colombia Latin America
Quito Ecuador Latin America
León de los Aldamas Mexico Latin America
Chorrera Panama Latin America
Asunción Paraguay Latin America
Alcaldía de Córdoba Venezuela Latin America
Montreal Canada North America
North Vancouver Canada North America
Prince George, BC Canada North America
Vancouver Canada North America
Winnipeg Canada North America
Aspen USA North America
Burlington USA North America
Eugene USA North America
Seattle USA North America
Hobart Australia South Asia and Oceania
Auckland New Zealand South Asia and Oceania
Kapiti Coast New Zealand South Asia and Oceania
Wellington New Zealand South Asia and Oceania

Fonte: Repubblica.it

Testo Unico Edilizia, tecnici al lavoro per modificarlo

Dopo le tante variazioni susseguitesi nel tempo per snellire le procedure, parte il confronto per riscrivere la norma uniformandola alle regole regionali

È iniziato l’iter per la revisione del Testo Unico dell’Edilizia (Dpr 380/2001). Nei giorni scorsi si è riunito per la prima volta il tavolo di lavoro composto da Ministeri, Conferenza delle Regioni e Rete delle Professioni Tecniche, istituito dal Ministero delle Infrastrutture per fare ordine nella normativa ed eliminare eventuali incongruenze.

In attesa del prossimo incontro, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha avviato un confronto interno.

Modifica del Testo unico dell’edilizia

Il Testo unico dell’edilizia è in vigore dal 2001. Negli anni ha subìto molte modifiche, elaborate con l’obiettivo di semplificare l’iter dei procedimenti. Il D.lgs. 301/2002 ad esempio ha modificato la procedura per il pagamento del contributo per il rilascio del permesso di costruire, la disciplina per la realizzazione di interventi con Super-Dia (oggi Scia alternativa al permesso di costruire) e l’iter per il rilascio del permesso di costruire in sanatoria.

Un impatto abbastanza forte sul Testo unico dell’edilizia lo ha esercitato anche la Legge 326/2003 sul condono edilizio, che per evitare l’abbattimento di una serie di opere abusive ha rivisto la vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia e la disciplina sulle sanzioni.

Il DL “Incentivi” 40/2010 ha introdotto tre tipi di interventi di edilizia libera, per i quali è necessaria solo la comunicazione di inizio lavori (CIL) o la presentazione di una relazione tecnica. Tra gli interventi liberalizzati spiccano la manutenzione straordinaria, l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne.

Col il DL 78/2010 è poi arrivata la Scia, Segnalazione certificata di inizio attività, che ha sostituito la Dia e ha permesso l’avvio del cantiere nello stesso giorni di presentazione della domanda, senza dover più aspettare 30 giorni.

Sempre nello stesso anno, il Dpr 160/2010 ha introdotto il Suap, Sportello unico delle attività produttive, unico soggetto pubblico di riferimento territoriale per tutti i procedimenti relativi all’esercizio di attività produttive, di prestazione di servizi e agli interventi di localizzazione, realizzazione, trasformazione, ristrutturazione o riconversione, ampliamento o trasferimento di impianti produttivi.

Il DL 83/2012 ha introdotto in seguito il SUE, Sportello unico dell’edilizia, unico punto di accesso per tutti i nulla osta e pareri necessari al rilascio del permesso di costruire, e ha modificato ancora il procedimento per il rilascio del  permesso di costruire stabilendo che se entro 60 giorni non intervengono le intese e i nulla osta il responsabile dello sportello unico indice la conferenza di servizi.

C’è stato in seguito il Decreto del Fare (DL 69/2013) che ha introdotto la possibilità di realizzare interventi di ristrutturazione edilizia con cambio di sagoma, salvo nel caso di immobili vincolati. La modifica riscosse successo tra gli addetti ai lavori. Secondo il Consiglio degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc), la norma avrebbe consentito la rigenerazione del patrimonio edilizio italiano. Al contrario, l’Istituto Nazionale di Urbanistica parlò di “attentato alla storia edilizia dell’Italia, alle forme delle sue città e dei suoi paesi”.

Ricordiamo inoltre il decreto “Sblocca Italia” (DL 133/2014) che ha semplificato le procedure per la realizzazione di interventi all’interno delle unità immobiliari. La norma ha stabilito non solo che i lavori di manutenzione straordinaria che consistono nel frazionamento o accorpamento di unità immobiliari possono essere realizzati con Comunicazione di inizio lavori (Cil), anziché con Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), ma anche che i lavori possono comportare la variazione delle superfici delle singole unità e del carico urbanistico, a condizione di non modificare la volumetria.

Per pubblicizzare l’iniziativa, il Governo lanciò lo spot “è casa tua, decidi tu”contro il quale Confedertecnica presentò ricorso all’Agcm ritenendo la pubblicità ingannevole. Secondo i tecnici, la modifica dello Sblocca Italia non aveva introdotto una semplificazione di rilievo perchè rimanevano comunque da affrontare procedure complesse.

Con la riforma della Pubblica Amministrazione (Legge 124/2015) poi, si è arrivati ad un sistema di moduli edilizi unificati sul territorio nazionale per rendere più agevole l’attività dei professionisti.

Si pensi anche alla modifica della definizione di intervento di restauro e risanamento conservativo, introdotta con la Manovrina 2017 (Legge 96/2017), che ha reso più facili i cambi di destinazione d’uso nei centri storici, mettendo fine a contrasti interpretativi sul Testo unico.

Modifica del Testo unico dell’edilizia, confronto interno al CNI

Il CNI ha chiamato a raccolta i suoi rappresentanti territoriali, delle Federazioni e delle Consulte per elaborare proposte da discutere a livello territoriale. Questo perché, spiega il CNI, il Testo Unico dell’Edilizia regola molti procedimenti amministrativi di natura regionale; la natura variegata dei procedimenti rende quindi indispensabile un confronto con gli attori locali.

 

Fonte: EdilPortale.com

Safe School 4.0: l’app che misura la vulnerabilità energetico-strutturale degli edifici scolastici

Safe School 4.0 è l’applicazione per smartphone e tablet in grado di misurare la vulnerabilità energetico-strutturale degli edifici scolastici per programmare e gestire in modo più economico e sostenibile gli interventi di riqualificazione e manutenzione degli immobili adibiti ad uso scolastico.

Safe School 4.0 è l’applicazione per smartphone e tablet in grado di misurare la vulnerabilità energetico-strutturale degli edifici scolastici per programmare e gestire in modo più economico e sostenibile gli interventi di riqualificazione e manutenzione degli immobili adibiti ad uso scolastico.

Nel darne notizia nella rubrica online @Eneainforma, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile spiega che inserendo le informazioni nelle apposite sezioni dell’applicativo, è possibile evidenziare: un report dei rilievi completo di foto; il livello della classe di merito energetica e degli interventi per ottimizzarne la prestazione; gli elementi di vulnerabilità strutturale e il livello di intervento richiesto per migliorare la sicurezza dell’edificio.

In particolare l’indagine strutturale si articola in tre sezioni:

  • Pericolosità del sito – registra i dati per valutare la pericolosità sismica del luogo di ubicazione della scuola;
  • Vulnerabilità – La struttura dei dati richiesti è ispirata alle schede di valutazione della Vulnerabilità Sismica redatte dal Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti (GNDT) e prevede delle sotto sezioni distinte per le due tipologie principali di edifici esistenti: C.A. e muratura;
  • Livello di intervento – Riepiloga quali sono gli aspetti più critici fino a definire il livello degli interventi necessari per migliorare le capacità dell’edificio.

Per quanto riguarda l’indagine energetica compilando i dati di input richiesti nelle diverse sezioni dell’applicativo, si ottengono i seguenti risultati finali:

  • il report del rilievo eseguito in formato editabile (completo di foto e riferimenti ad elaborati progettuali analizzati in fase di sopralluogo);
  • il livello della Classe di merito energetica (per riscaldamento ed elettrica) e l’elenco degli interventi necessari per migliorarne la prestazione;
  • il livello di Intervento ed il livello di priorità, evidenziando situazioni critiche dal punto di vista strutturale e permettendo una prima valutazione delle priorità di intervento;
  • un file in formato .xml contenente tutte le informazioni inserite dal tecnico, che verrà utilizzato da ENEA per creare una piattaforma informatica di pianificazione strategica per l’attuazione di interventi di sicurezza e di riqualificazione energetica per le scuole.

Fonte: UnioneIngegneri.com

Disabili, oltre 29 mln per abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati

In arrivo per l’Emilia-Romagna quasi un sesto del Fondo nazionale per abbattimento delle barriere architettoniche, rifinanziato dopo 14 anni di stop. Il riparto in Conferenza delle Regioni

Superano i 29 milioni di euro le risorse destinate all’Emilia-Romagna per abbattimento delle barriere architettoniche: quasi un sesto dei finanziamenti assegnati a livello nazionale, che complessivamente ammontano a 180 milioni.

Il riparto, deciso nei giorni scorsi a Roma in Conferenza unificata, vale per quattro anni (2017-2020) e permetterà di finanziare le domande di contributo che, nell’ambito delle graduatorie comunali, risultavano inevase a marzo 2017: in Emilia-Romagna sono 8.664. Si tratta di interventi finalizzati ad abbattere tutti quegli ostacoli domestici presenti in appartamenti o spazi comuni dei palazzi – come una scala, un gradino, una rampa ripida, oppure corridoi e servizi troppo stretti – che limitano o impediscono l’autonomia dei disabili. Lo schema di decreto approvato per la ripartizione dei contributi prevede la suddivisione delle risorse tra tutte le Regioni che hanno presentato il fabbisogno inevaso, in base alla legge 13/1989: quella che istituì il Fondo speciale per l’eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati, rifinanziata oggi dopo 14 anni di stop. E proprio per supplire alla mancanza di contributi statali, l’Emilia-Romagna nel 2014 creò un proprio fondo regionale, assegnando a Comuni e loro Unioni 6 milioni di euro in tre anni (dal 2015 al 2017), per finanziare questo tipo di interventi.

Dopo la firma del decreto, che sarà pubblicato sul sito del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ed entrerà in vigore quindici giorni dopo, le risorse destinate all’Emilia-Romagna saranno ripartite tra i Comuni del territorio, che potranno far scorrere le graduatorie a partire dalle situazioni di maggiore gravità.

Gli interventi finanziati con l’ultimo bando regionale Nel 2017 la Regione, sulla base di uno specifico bando, ha finanziato con 2 milioni di euro le opere per abbattimento delle barriere architettoniche domestiche, quindi in abitazioni o nelle parti comuni degli edifici di residenza. Sono 633 le famiglie che hanno ricevuto i contributi per la realizzazione degli interventi: 491 hanno riguardato persone totalmente invalide e 142 quelle con un’invalidità parziale.

Fonte: UnioneIngegneri.com