RSPP: quando e come il Datore di Lavoro diventa responsabile del servizio di prevenzione e protezione e quando deve delegare il ruolo a qualcun altro

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RSPP significa Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. A prescindere dal settore in cui un’azienda opera, se è costituita da almeno un dipendente, deve avere un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, nominato dal datore di lavoro.

La pena per la mancanza di questo obbligo prevede persino la reclusione, di solito dai tre ai sei mesi, oppure una salatissima multa che supera spesso i 7000€.

Il ruolo del RSPP

L’articolo 33 del D.Lgs. 81/2008, determina che l’RSPP provvede ‘all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente’.

L’RSPP è dunque il punto di riferimento, cui il datore di lavoro affida la valutazione dei rischi presenti in azienda, la gestione di programmi di prevenzione e l’elaborazione delle misure di protezione. Ecco quindi spiegata la severità delle multe in caso di mancata nomina del RSPP: la sua responsabilità è fondamentale per evitare danni all’impresa o infortuni sul lavoro.

Il ruolo del RSPP riguarda quindi:

  • La redazione piani di emergenza ed evacuazione
  • La redazione dei Documenti di Valutazione di Rischi da Interferenze
  • La redazione piani di sicurezza e coordinamento
  • La partecipazione alla consultazione in materia di tutela della salute e sicurezza
  • La visita presso gli ambienti di lavoro

Requisiti di un RSPP

L’RSPP deve avere almeno il diploma di scuola superiore ed è, inoltre, obbligatorio che segua appositi corsi di formazione o di aggiornamento. Questi corsi prevedono un programma riguardante la:

  • conoscenza di base per lo svolgimento del compito di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
  • specializzazione per coprire il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Questi corsi valgono nel caso in cui il RSPP non coincida con il Datore di Lavoro e durano fino a 60 ore, da seguire in cinque anni. I moduli di preparazione variano da settore a settore, ma è sempre previsto un test per la valutazione delle conoscenze apprese.

Il datore di lavoro come RSPP

Ci sono casi in cui il datore di lavoro può assumere il ruolo di RSPP. Ciò è possibile solo quando si presentano le seguenti situazioni:

  • in aziende artigiane o industriali a basso rischio che non superano i 30 addetti
  • in aziende agricole e zootecniche con un massimo di 10 addetti
  • in aziende del settore ittico con un massimo di 20 addetti
  • in altre aziende a basso rischio che non superano i 200 addetti

Il ruolo del datore di lavoro come RSPP riguarda la valutazione dei rischi, la messa in atto di programmi di protezione e prevenzione, l’analisi dell’azienda e delle sue strutture, le attività di primo soccorso ed evacuazione, la prevenzione degli incendi.

Nel caso in cui sia il Datore di Lavoro stesso a voler coprire il ruolo di RSPP, egli dovrà sottoporsi a dei corsi di formazione specifici. Essi prevedono diversi moduli a ore che variano da settore a settore e in base al grado di rischio dell’attività:

  • corso da 16 ore per aziende a basso rischio
  • corso da 32 ore per aziende a medio rischio
  • corso da 48 ore per aziende ad alto rischio

Gli aggiornamenti, inoltre, devono essere effettuati nell’arco dei cinque anni successivi dalla fine di ogni corso.

Anche in questo caso, se il datore di lavoro non si sottopone alla formazione necessaria o non ricopre a dovere il suo ruolo di RSPP rischia una multa  fino a 5000€, a ricordare che il compito del Responsabile è fondamentale per il corretto funzionamento di un’azienda, a prescindere dal settore di appartenenza.

ArchiCAD, il programma BIM di architettura per Windows e Macintosh

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Cos’è e come funziona

ArchiCAD è un’utile e potente suite studiata sia per Microsoft che Macintosh per la progettazione di edifici. Il software ArchiCad è firmato Graphisoft, che dal 1984 supporta il lavoro di architetti e designer.

Oggi, quasi nessun professionista nell’ambito dell’ingegneria e della progettazione può rinunciare a questo innovativo programma. Infatti, è in grado di velocizzare i tempi di lavoro, offrire un ambiente di progettazione semplice e intuitivo, fornendo una serie di funzionalità utili per i professionisti e anche la possibilità di condividere il lavoro con i colleghi.

Cos’è e come funziona ArchiCAD?

ArchiCAD è un software BIM, una metodologia di progettazione che utilizza un modello parametrico contenente al suo interno tutte le informazioni che possono riguardare l’intero ciclo di vita di un’opera.

La suite di Graphisoft è stata pensata per quei professionisti che devono lavorare a contatto con altre figure professionali nell’ambito dell’architettura o dell’ingegneria e che hanno bisogno, non solo di uno strumento completo e affidabile per la progettazione, ma anche di un mezzo per condividere le opere (il payoff sul sito ufficiale recita Building Together).

ArchiCAD consente di progettare interi edifici, analizzarli e agire anche sulla realizzazione sia di interni che di esterni. L’interfaccia offre una visuale 2D o 3D in base alle esigenze. Il software supporta progetti di qualsiasi dimensione ed è estremamente intuitivo. Dà infatti la possibilità di utilizzare elementi e strumenti di forma libera, senza dover sottostare a forme geometriche preimpostate.

Non solo: ArchiCAD offre una serie di oggetti personalizzabili come pareti, mobili e travi, in modo da non tralasciare neanche il minimo dettaglio.

Strumenti di ArchiCAD 24, l’ultima versione della suite di Graphisoft

ArchiCAD 24 è stato lanciato nel luglio dello scorso anno e non ha deluso le aspettative:  il software è infatti ancora più efficiente, intuitivo e in grado di favorire una migliore esperienza team-oriented.

L’interfaccia è sempre semplice e completo, supporta modelli di grandi dimensioni, consente il rendering fotorealistico e offre strumenti di analisi best-in-class. Insomma, il lavoro di architetti e ingegneri viene enormemente semplificato così che possano dedicarsi alla task successiva in fretta.

Insieme a ArchiCAD, Graphisoft propone anche due strumenti complementari: BIMcloud e BIMx. BIMcloud è ancora più funzionale e sicuro. Non importa quali siano le dimensioni o la complessità del progetto: l’utente può contare su uno strumento efficiente per gestire in tempo reale le opere. BIMx, invece, è l’applicazione che consente di estendere la BIM experience alle figure professionali coinvolte nella progettazione, costruzione e gestione del ciclo di vita dell’edificio. Insomma, è uno strumento essenziale per il lavoro in team. Inoltre, il tool consente di effettuare tour virtuali all’interno degli edifici progettati.

Tornando ad ArchiCAD, l’ultima versione del software è ancora più automatizzata, come nel processo di generazione dei documenti (grazie all’uso di linguaggi di programmazione di livello superiore come Python) o di disegni e layout.

Un ultimo vantaggio di ArchiCAD è inerente alle presentazioni: esse sono rese ancora più immersive dagli innovativi strumenti di visualizzazione e flussi di lavoro, che coinvolgono i clienti offrendo una comprensione più accurata del progetto dell’edificio dall’inizio alla fine. Il rendimento delle immagini è il migliore di sempre, grazie alla fornitura di oltre 500 materiali, incontrando le necessità di qualsiasi progettatore che cliente, offrendo una più ampia gamma di oggetti d’arredo.

Quali sono gli argomenti della certificazione Eipass 7 Moduli

eipass 7 moduli

La certificazione EIPASS 7 Moduli consente di attestare quelle competenze fondamentali che qualsiasi lavoratore dovrebbe possedere per svolgere al meglio il proprio impiego, formarsi e intrattenere relazioni con altri utenti.

La certificazione EIPASS 7 Moduli è pensata per gli studenti, per professionisti che lavorano in Italia e in Europa, per lavoratori che devono portare a termine delle mansioni tramite l’uso del computer e di Internet o anche per aziende e studi professionali che desiderano fornire delle competenze fondamentali di ICT al proprio personale.

Il percorso di studio consente di raggiungere un grado appagante di autosufficienza nell’uso dei computer e di Internet e, se la certificazione viene inserita nel curriculum, offre maggiori possibilità in vista di un trasferimento, assunzione, promozione o altri cambiamenti sul posto di lavoro.

Come ottenere la certificazione EIPASS 7 Moduli

Per conseguire EIPASS 7 Moduli è necessario recarsi presso un centro autorizzato EIPASS, denominato Ei-Center, oppure compilare il modulo di registrazione online, e richiedere l’iscrizione ai corsi. Un referente prenderà in carico la richiesta e indicherà al candidato tutte le procedure per seguire i corsi e prenotare gli esami.

Il candidato si iscrive alla piattaforma online che offre tutti i materiali necessari per prepararsi agli esami. Qui non è solo possibile studiare, ma anche esercitarsi e monitorare i progressi.

Gli esami EIPASS si effettuano sulla piattaforma online DIDASKO, sicura e imparziale. Ogni modulo, per un totale di 7, è formato da 30 domande: alcune prevedono risposta “vero/falso”, altre multipla; vi sono poi esercizi di simulazione o associazioni di immagini. Per superare ogni modulo è necessario rispondere correttamente ad almeno il 75% delle domande.

Se non si supera un esame, bisogna prenotare un’altra sessione di esame e prepararsi nuovamente. In particolare, la formula corso online + certificazione offre ben tre tentativi per superare l’esame e, in caso di fallimento, bisogna seguire nuovamente i corsi.

Al termine dei 7 moduli, se superati con esito positivo, il candidato riceve una certificazione che può utilizzare in Europa, in alcuni bandi per concorsi pubblici o semplicemente inserirla nel CV. L’attestato ha durata tre anni e necessita di un Upgrade al termine della sua validità. L’esame consiste in 56 domande sugli argomenti già affrontati nei 7 moduli.

Argomenti dei 7 moduli Eipass

  1. Fondamenti di ICT: hardware, software, desktop, funzioni degli accessori, gestione dei programmi, installazione e disinstallazione, organizzazione di file e cartelle, i diversi tipi di rete (LAN, MAN, WAN) e gli elementi indispensabili per connettersi a internet, principi base di sicurezza informatica, come abbassare l’impatto della tecnologia sull’ambiente.
  2. Navigare e cercare informazioni sul web: cosa significa browsing, schede e finestre,  la cronologia, i Preferiti, motori di ricerca, eseguire una ricerca, posta elettronica.
  3. Comunicare e collaborare in rete: strumenti a supporto della collaborazione online, cloud, sincronizzazione,  diritti di proprietà e l’utilizzo di contenuti altrui, calendari, apprendimento e riunioni online, utilizzo dei device mobili per la collaborazione in rete
  4. IT security: finalità dell’IT Security, concetto di privacy, misure per la sicurezza dei file, strumenti di difesa, le reti wireless, strumenti messi a disposizione da Google Chrome, filtraggio dei contenuti, vulnerabilità della posta elettronica, tecnologia peer to peer, ripristino di sistema, eliminare dati in modo permanente.
  5. Elaborazione dei testi: strumenti dell’interfaccia, operazioni sul documento, impostare la pagina,  testo e caratteri speciali,  formattazione, stili del testo,  elenchi, tabelle ed elementi grafici,  correzione automatica del testo,  sistemi di riferimento, strumenti di collaborazione, archiviare i documenti, stampare.
  6. Fogli di calcolo: foglio elettronico, righe e colonne, gestire più fogli di lavoro, formattazione di dati e celle, formule e funzioni, i grafici, salvare o stampare i fogli elettronici.
  7. Presentazioni: creare una presentazione gestendo delle diapositive, gestire gli elementi testuali, immagini, grafici e forme, visualizzare, stampare e salvare una presentazione.

Corso Pes Pav Pei: cos’è, a chi si rivolge e perché è importante

corso pes pav pei

Chi lavora con cavi elettrici, corrente e alta tensione, deve obbligatoriamente seguire un corso PES PAV PEI. Le tre sigle indicano la qualifica per chi opera su impianti in presenza di rischio elettrico:

  1. Persona Esperta (PES), chi è sia istruito che esperto, poiché ha già lavorato sul campo, e sa riconoscere i rischi legati all’elettricità
  2. Persona Avvertita (PAV), ovvero che è stata adeguatamente avvisata da professionisti più esperti in modo da evitare i pericoli dell’elettricità
  3. Persona Idonea ai lavori elettrici sotto tensione (PEI), ovvero che ha le competenze necessarie per eseguire uno o più lavori sotto tensione

L’importanza di questo corso, ed è anche per il seguente motivo che la maggior parte delle scuole non consentono la frequenza a distanza, risiede nella preparazione del lavoratore che acquisisce le competenze necessarie per operare in situazioni di rischio elettrico e comprendere le modalità operative da adottare per lavorare in sicurezza.

La qualifica che si ottiene al termine di ogni corso, dipende dal grado di rischio che si incontra mentre si svolge il proprio lavoro, il quale può essere di tre tipi:

  1. sotto tensione, eseguito su parti attive di impianti elettrici sotto tensione;
  2. in prossimità di tensione, eseguito a distanza di impianti elettrici sotto tensione;
  3. fuori tensione, eseguito impianti elettrici a cui viene tolta tensione durante lo svolgimento del lavoro.

Alla luce di questa distinzione, possiamo dire che un PES può svolgere lavori fuori tensione e in prossimità, un PAV si può occupare di lavori fuori tensione e in prossimità solo se assistito da un PES, mentre un PEI può eseguire lavori sotto tensione su sistemi di Categoria 0 e I, ovvero  a bassa e bassissima tensione.

Queste qualifiche devono essere emesse dal Datore di Lavoro che riconosce l’idoneità della persona a svolgere determinate mansioni. Prima di effettuare tutta la procedura, comunque, deve anche chiedere il consulto del medico curante per verificare che il lavoratore sia idoneo fisicamente e psicologicamente allo svolgimento della mansione.

Cosa insegna il corso

Si comincia di solito con un’introduzione legata alla tematica della sicurezza sul lavoro in ambienti che prevedono impianti elettrici e alta tensione. Vengono poi illustrati gli obblighi del Datore di Lavoro, il quale è responsabile della valutazione dei rischi e della formazione del personale.

Si studiano nella pratica le procedure dell’esercizio normale e di manutenzione, in modo da comprendere qualsiasi rischio legato a un ambiente in cui sono presenti impianti elettrici e quali precauzioni vanno adottate per ridurre i pericoli.

In ogni corso PES PAV PEI, viene affrontato il discorso sugli effetti della corrente elettrica sul corpo umano e fornite le indicazioni sul primo soccorso, quali siano i dispositivi di protezione e come evitare i pericoli più comuni.

Si passa poi all’analisi di Impianti di terra, quadri e macchine, classificando i sistemi elettrici secondo la CEI 64‐8 e analizzando gli aspetti legati alla loro sicurezza. Questo serve in vista dell’apprendimento dell’esecuzione di lavoro sui vari impianti elettrici.

Durante il corso, sono previste esercitazioni pratiche di lavori fuori tensione, divise in analisi dell’intervento da eseguire, preparazione del Piano di Lavoro ed effettiva esecuzione.

Il corso si conclude con una verifica finale che si svolge attraverso un test scritto, un questionario e un colloquio.

I requisiti

I requisiti di PES e PAV sono indicati dalla norma CEI 11-27 al punto 4.15.1:

  1. ​conoscenza degli impianti elettrici e della normativa di sicurezza
  2. esperienza maturata sul campo
  3. precisione, attenzione e padronanza del lavoro

L’attribuzione della PEI spetta al Datore di lavoro, che può essere assegnata a PES o PAV ritenuti idonei:

  1. formazione necessaria per lavorare su impianti elettrici
  2. maturata esperienza
  3. equilibrio psicofisico
  4. padronanza di tutti i livelli di competenza previsti dalla norma CEI 11-27 (mentre a PAV e PES basta padroneggiare solo l’1A e l’1B)

Crediti Formativi Professionali per Ingegneri: cosa sono, come si ottengono e come funzionano

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I crediti formativi professionali (CFP) sono dei punti che consentono a un professionista di accedere all’Albo e quindi offrire i suoi servizi. Essi sono di fondamentale importanza in quanto attestano il grado di preparazione e le competenze di un professionista nel settore in cui va a operare.

I crediti sono necessari per alcune categorie di professionisti, come architetti, geometri e anche ingegneri.

Il numero di crediti essenziali per permettere a un ingegnere di esercitare la professione, in particolare, è disciplinato dal Regolamento adottato in attuazione del D.P.R. 7 agosto 2012, n. 1374 Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) e pubblicato sul Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia n. 13 del 15 luglio 2013.

Tuttavia, i metodi di aggiornamento professionale sono variati nel tempo. Ciò che non cambia, comunque, è l’obbligo di formazione continua, attestata proprio dai CFP.

Come funzionano i Crediti Formativi Professionali per Ingegneri

Gli ingegneri iscritti all’Albo devono aggiornarsi in continuazione attraverso corsi, eventi, brevetti e altre attività che vedremo meglio nel prossimo paragrafo, incrementando i propri CFP fino ad un massimo di 120 CFP per ciascun anno e un minimo di 30, contando, inoltre, che al termine di ogni anno solare vengono sottratti a ogni ingegnere 30 CFP.

Se l’ingegnere continua a operare sul territorio nonostante non possieda i CFP necessari e non si sia preoccupato della sua formazione continua, il Consiglio dell’Ordine territoriale è tenuto a deferirlo al Consiglio di Disciplina territoriale per le conseguenti azioni disciplinari.

Quando un ingegnere si iscrive all’Albo, parte con una cifra prestabilita di crediti in base ai suoi requisiti:

  • Alla data di entrata in vigore dell’obbligo formativo vengono accreditati 60 CFP;
  • Se l’ingegnere si iscrive per la prima volta all’Albo entro 2 anni dal conseguimento dell’abilitazione vengono accreditati 90 CFP;
  • Se l’ingegnere si iscrive per la prima volta all’Albo entro 5 anni dal conseguimento dell’abilitazione ottiene 60 CFP;
  • Se l’ingegnere si iscrive per la prima volta all’Albo dopo 5 anni dal conseguimento dell’abilitazione gli vengono accreditati 30 CFP;
  • Entro la fine dell’anno solare successivo a quello di iscrizione all’albo, l’ingegnere deve obbligatoriamente conseguire 5 CFP relativi all’etica e deontologia professionale, che vengono compresi tra i crediti conferiti al momento della prima iscrizione all’Albo. Pena, un procedimento disciplinare nel caso l’ingegnere abbia esercitato la professione.

Vediamo ora come si ottengono i CFP previsti di anno in anno.

Come si ottengono i Crediti Formativi Professionali per ingegneri

I percorsi di formazione continua a cui un ingegnere si può sottoporre per guadagnare abbastanza Crediti Formativi Professionali Ingegneri sono di tre tipi:

  1. Non formali, ovvero corsi e seminari riconosciuti, partecipare a convegni e seminari individuati dal CNI o a visite tecniche in luoghi di interesse, oppure la frequentazione di tirocini formativi;
  2. Informali, come certificazioni, aggiornamenti, pubblicazioni, brevetti, partecipazione qualificata a organismi, gruppi di lavoro, commissioni tecniche e di studio in Italia e all’estero, a esami di stato o interventi di carattere sociale;
  3. Formali, cioè Master e Corsi universitari.

Dal 2018, il CNI prevede la possibilità per gli ingegneri di presentare un’autocertificazione (dalla fine del 2020 al costo di 7,00 €) dell’aggiornamento informale dimostrabile, che consente di ottenere il riconoscimento di 15 Crediti Formativi Professionali.

Inoltre, attraverso l’Agenzia Nazionale per la Certificazione Volontaria delle Competenze, Agenzia CERTing, è possibile comprovare le competenze acquisite con lo svolgimento dell’attività professionale e attraverso le attività di aggiornamento gestite autonomamente. In questo modo, l’ingegnere acquisisce 15 Crediti Formativi Professionali per ognuno dei tre anni di validità del certificato.

Verificare i propri crediti è facile: basta effettuare l’accesso all’Anagrafe Nazionale dei Crediti Formativi, collegandosi al sito www.mying.it

Graduatorie personale ATA: tutto quello che c’è da sapere

graduatorie ata tutto quello che ce da sapere

Ancora non è stato presentato il decreto definitivo di riapertura e aggiornamento della terza fascia ATA per il prossimo triennio, ma è già possibile consultare una bozza sul sito ufficiale del Ministero dell’Istruzione.

Nel mondo della scuola, l’incertezza è ancora tanta per via delle restrizioni anti-contagio e per le modalità di lavoro, in quanto non si sa ancora quando si tornerà alla normalità. Tuttavia, le modalità di presentazione della domanda sono già chiare e così anche i requisiti.

Vediamo insieme tutto ciò che è indispensabile sapere sulle graduatorie per l’assunzione del personale ATA.

Presentazione della domanda

Per ora si suppone che la domanda possa essere presentata dai primi giorni di marzo, a differenza di ciò che dicevano alcune indiscrezioni a metà gennaio. Forse, addirittura, la partenza per la presentazione delle domande slitterà a giugno del 2021.

Per ora, è certo che la domanda non potrà più essere presentata in forma cartacea, ma solo telematica, velocizzando di molto il processo di valutazione dei candidati. L’aggiornamento del profilo o la registrazione, dovrà avvenire sulla piattaforma Ministeriale Polis Istanze Online del Miur.

Requisiti e punteggio

Per quanto riguarda i requisiti necessari per l’assunzione e le modalità di assegnazione dei punti, in linea di massima, il nuovo Bando per l’a.s 2021-2022 resterà del tutto simile al precedente Bando del 2017, a quanto si evince dalla bozza.

Se si vuole lavorare come Personale ATA è necessario informarsi sulla Valutazione dei Titoli del Personale ATA, attraverso la lettura della tabella ufficiale aggiornata al 2021. Qui è possibile trovare il punteggio di tutti i titoli che un candidato ATA può conseguire o che già possiede e permette di determinare il punteggio all’interno delle Graduatorie di Terza 3 Fascia.

Come aumentare il punteggio di valutazione?

In base alla posizione che si vuole coprire, ci saranno dei requisiti minimi a cui si sommano quelli aggiuntivi che possono aumentare il punteggio di valutazione. Tra questi, quelli da segnalare sono certamente un attestato ufficiale di addestramento professionale per la dattilografia, le certificazioni informatiche e digitali, la laurea, qualifiche ottenute al termine di corsi in materia socio-assistenziale e socio-sanitaria e molto altro.

Il consiglio è dunque quello di consultare il sito ufficiale del MIUR e consultare tutte le tabelle riguardanti valutazioni e punteggi, così da non farsi cogliere impreparati.

Differenza tra corsi in e-learning e in videoconferenza

videoconferenza elearning

Sempre più diffusi, i corsi di formazione online sono fruibili con modalità diverse, per questo è bene conoscere la differenza tra e-learning e videoconferenza e capire i vantaggi dell’uno rispetto all’altro

La formazione a distanza è ormai una realtà consolidata, molto apprezzata dagli utenti e decisamente preferita ai classici corsi in aula, visti gli indubbi vantaggi offerti. Con l’evoluzione della tecnologia, poi, i corsi di formazione Online sono oggi fruibili in diverse modalità, delle quali l’e-learning e la videoconferenza sono le più diffuse. Ma qual è la differenza tra corsi in e-learning e in videoconferenza? Quali le caratteristiche e i benefici dell’uno rispetto all’altro?

Come capire se è preferibile seguire un corso in e-learning anziché uno in videoconferenza?

Corsi in e-learning e in videoconferenza: le differenze

I corsi in e-learning e in videoconferenza sono molto diversi tra loro, sebbene si tratti in entrambi i casi di formazione online.

Nello specifico, i corsi in videoconferenza altro non sono che una trasposizione virtuale dei classici corsi in aula, poiché si segue una lezione in un giorno e in un orario prestabilito (e in maniera sincronica) collegandosi con webcam e microfono.

In questa tipologia di corsi, dunque, l’interazione tra docente e allievi sussiste, poiché è prevista la possibilità d’intervenire durante la lezione per porre domande o richiedere chiarimenti.

Trattandosi di formazione online, i corsi in videoconferenza sono poi fruibili dovunque e permettono al docente di registrare la presenza degli allievi e d’impedire interferenze esterne, visto che l’accesso è consentito solitamente tramite un link riservato.

Di contro, però, le lezioni in videoconferenza pongono anche dei limiti, come ad esempio il fatto che una loro corretta fruizione richiede la disponibilità non solo di una connessione stabile e di buona qualità ma anche di strumenti che assicurino audio e visione perfetta.

Inoltre, per seguire un corso in videoconferenza è necessario dare disponibilità in un giorno e in un orario specifico, cosa che potrebbe interferire con altri impegni, non permettendo così agli allievi di partecipare alla lezione.

Passando ai corsi in e-learning è possibile individuare molti punti di forza.

Tra i principali vantaggi delle lezioni e-learning c’è innanzitutto l’autonomia dell’utente, ovvero la possibilità di poter gestire e modulare il percorso di formazione sulle proprie specifiche esigenze. Un corso e-learning, infatti, può essere seguito in ogni momento, le lezioni possono essere visionate più volte ed è possibile modularne il ritmo sulla propria velocità di apprendimento.

Inoltre i contenuti in e-learning sono personalizzabili, così da realizzare un percorso formativo su misura, senza tralasciare che sono sempre aggiornati e mai obsoleti. L’apprendimento in e-learning è poi estremamente coinvolgente, grazie agli strumenti interattivi (come video e animazioni) che è possibile implementare, e permette un monitoraggio costante sia dei progressi che delle difficoltà riscontrate dall’allievo.

E’ vero che nei corsi in e-learning non è prevista l’interazione docente-allievo e allievo-allievo, ma si tratta di un limite che attiene essenzialmente alla sfera sociale e non a quella prettamente didattica.

Inoltre non bisogna dimenticare che la maggior parte dei percorsi formativi in e-learning permette oggi la comunicazione tra gli studenti grazie a strumenti come chat e forum dove è possibile confrontarsi, scambiarsi idee e risolvere eventuali dubbi, facendo in sostanza “networking”.

Corsi in videoconferenza e in e-learning: quale scegliere?

La scelta tra corso in e-learning e in videoconfernza deve innanzitutto tenere conto delle esigenze formative del singolo, anche se i vantaggi dell’e-learning sono maggiori, specialmente in termini di flessibilità e adattabilità.

Per l’immediato futuro, una soluzione potrebbe venire dall’integrazione della videoconferenza nei percorsi di e-learning, così da favorire e potenziare, anche per questa tipologia di formazione online, l’interazione tra i partecipanti.

 

Crediti Formativi Architetti: come ottenerli

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Per il triennio 2020/2022 il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) ha introdotto alcune novità per quanto concerne la formazione continua degli iscritti e, quindi, per l’acquisizione dei crediti formativi necessari

Lo scorso 1° gennaio è iniziato il triennio formativo 2020/2022 per gli architetti iscritti all’Albo professionale e con esso sono entrate in vigore delle nuove linee guide che disciplinano l’obbligo di formazione dei professionisti.

In particolare, per quanto concerne la formazione continua, e quindi l’acquisizione dei crediti formativi professionali (Cfp), è stata eliminata la possibilità di esenzione dall’obbligo formativo per tutti coloro che effettuano la reiscrizione dopo 5 anni e sono stati inseriti nella lista dei Cfp validi anche la partecipazione a corsi di progettazione o a concorsi di progettazione in veste di membri di giuria, se nominati dagli stessi ordini.

Resta invece invariato il numero di crediti formativi professionali che gli architetti devono conseguire nel corso del triennio, ovvero 60 Cfp di cui 12 dedicati alla deontologia e alle discipline ordinistiche.

Inoltre, come per il precedente triennio di formazione, non è previsto un numero di crediti minimo annuale da ottenere e sono ritenuti validi al fine dell’aggiornamento professionale i Cfp ottenuti con:

  • Corsi frontali, corsi di formazione a distanza (FAD), conferenze, workshop e incontri accreditati presso il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC)
  • Corsi in autocertificazione, come ad esempio i corsi di aggiornamento sulla sicurezza
  • Altre attività segnalate dal CNAPPC o dagli Ordini Territoriali, come mostre, fiere, realizzazione di saggi tecnico-professionale, per un numero massimo di 15 crediti formativi nel triennio

Per quanto concerne i corsi che danno diritto ai crediti formativi per gli architetti è bene precisare che questi possono essere organizzati, oltre che da Ordini di Categoria e Collegi, anche da associazioni di iscritti agli albi e da enti privati e pubblici, previa autorizzazione dei Consigli nazionali degli Ordini o dei Collegi e su parere favorevole del Ministero di competenza.

Crediti Formativi per Architetti: come conseguirli

Come noto, i Crediti Formativi Professionali (CFP) sono lo “strumento” con i quali si tiene traccia dell’adempimento dell’obbligo di formazione degli architetti iscritti all’Albo, senza i quali dunque non è possibile continuare a esercitare la professione.

Ma come ottenere i CFP architetti?

Come visto precedentemente, è possibile conseguire i crediti formativi professionali per architetti prendendo parte a diversi tipi di attività considerate di aggiornamento ed erogate con modalità differenti, dalla formazione in aula a quella a distanza.

Nel dettaglio, quindi, è possibile ottenere i Cfp architetti partecipando a corsi frontali o a corsi online in FAD sincrona e asicrona, a seminari, stage e conferenze riconosciuti dal CNAPPC o dagli Ordini Territoriali, a master universitari e dottorati di ricerca o a visite tecniche abilitanti.

E’ importante, però, verificare che i corsi, in aula o a distanza, siano erogati da enti riconosciuti e accreditati e che le attività formative siano attinenti all’attività professionale e quindi riguardanti materie come la pianificazione, l’architettura, la conservazione, la gestione della professione, il paesaggio, la deontologia professionale e le discipline ordinistiche.

Va ricordato che tutti gli architetti che non adempiono all’obbligo di formazione, e che quindi non conseguono nel triennio i 60 Cfp previsti, sono soggetti a sanzioni quali la censura per una mancanza di crediti minore o pari a 12 Cfp, e la sospensione, per una mancanza di crediti formativi superiore a 12 Cfp.

I 60 crediti formativi professionali vanno acquisiti entro il 31 dicembre 2022, data a partire dalla quale verranno effettuate le verifiche sulla formazione degli iscritti.

In ultimo, bisogna precisare che gli architetti soggetti all’obbligo di formazione continua possono presentare domanda di esonero nei seguenti casi:

  • Maternità, paternità, adozione
  • Infortunio o grave malattia
  • Docenti universitari a tempo pieno
  • Iscritti non esercitanti la professione da almeno 3 anni ininterrotti

L’obbligo di formazione continua per gli architetti cessa invece al compimento dei 70 anni.

Quali sono i titoli valutabili per graduatorie terza fascia personale ATA?

graduatorie personale ata

Grazie all’acquisizione di determinati titoli è possibile migliorare il proprio punteggio nelle graduatorie terza fascia personale ATA e avere così più probabilità di essere convocati

Investire nella formazione è fondamentale per tutti coloro che ambiscono a lavorare nel mondo della scuola come personale ATA.

Come i docenti, infatti, anche queste figure professionali devono “aggiornare” il proprio profilo, acquisendo certificazioni che permettono di aumentare il punteggio e quindi la propria posizione nelle graduatorie di circolo e d’istituto.

Con cadenza triennale, infatti, le graduatorie scolastiche per il personale ATA III Fascia vengono aggiornate così è possibile “rinnovare” la propria domanda, arricchendola con titoli riconosciuti e ai quali viene assegnato uno specifico punteggio in base alle tabelle di valutazione predisposte dal ministero.

Ma quali sono le certificazioni che consentono di migliorare il punteggio ATA?

Quali i corsi valutabili per i profili professionali di personale amministrativo, assistente tecnico e collaboratore scolastico?

Personale ATA: i profili professionali e i relativi titoli

Il personale ATA, Personale Amministrativo-Tecnico-Ausiliare, comprende una serie di diverse figure professionali le quali svolgono svariate mansioni all’interno degli istituti scolastici.

Si tratta, pertanto, di profili differenti ai quali può essere conferito un incarico di supplenza o di lavoro a tempo determinato o indeterminato.

I profili ricompresi nel personale ATA sono quelli di collaboratore scolastico, personale amministrativo e assistente tecnico ai quali sono richiesti titoli precisi per poter svolgere le funzioni di riferimento.

Vediamo, quindi, quali sono le certificazioni che aumentano il punteggio in graduatoria in base alle singole figure professionali.

I titoli valutabili per il Personale Amministrativo

Gli Assistenti Amministrativi (AA- Area B) possono essere impiegati in tutti gli istituti scolastici e il requisito di base per presentare domanda è il possesso del diploma di maturità.

Per quanto concerne invece i titoli che è possibile acquisire per migliorare il proprio punteggio nella graduatoria ATA, la tabella ministeriale 2020/2023 ritiene validi per il punteggio:

  • Gli attestati di qualifica professionale relativi alla trattazione di testi e/o alla gestione dell’amministrazione mediante strumenti di video-scrittura o informatici (Punti 1,5)
  • Attestato di addestramento professionale per la dattilografia o per i servizi meccanografici (Punti 1,00)
  • Certificazioni informatiche e digitali: ECDL Core 0,5, ECDL Advanced 0,55, ECDL Specialised 0,6, Nuova ECDL Base 0,5, Nuova ECDL Advanced 0,55, Nuova ECDL Specialised e Professional 0,6, Microsoft MCAD o equivalente 0,5, Livello MCSD o equivalente 0,55, Livello MCDBA o equivalente 0,6, EUCIP (European Certification oflnformatics Professionals) 0,6, IC3 0,6, MOUS (Microsoft Office User Specialist) 0,6, CISCO (Cisco System) 0,6, Pekit 0,6, Eipass 0,6, EIRSAF Full 0,6, EIRSAF Four 0,5, EIRSAF Green 0,5;

Le certificazioni per gli Assistenti Tecnici e i Collaboratori Scolastici

I profili di Assistente Tecnico (AT-Area B) sono impiegati presso le scuole secondarie di secondo grado e per fare domanda è richiesto un diploma di maturità corrispondente alla specifica area professionale.

Per migliorare il proprio punteggio nelle graduatorie d’istituto di III Fascia, i profili di Assistente Tecnico devono puntare sopratutto sull’ottenimento di certificazioni informatiche e digitali, così come previsto dalla tabella ministeriale. Nel dettaglio danno punteggio i seguenti titoli:

  • Certificazioni informatiche e digitali: ECDL Core 0,5, ECDL Advanced 0,55, ECDL Specialised 0,6, Nuova ECDL Base 0,5, Nuova ECDL Advanced 0,55, Nuova ECDL Specialised e Professional 0,6, Microsoft MCAD o equivalente 0,5, Livello MCSD o equivalente 0,55, Livello MCDBA o equivalente 0,6, EUCIP (European Certification oflnformatics Professionals) 0,6, IC3 0,6, MOUS (Microsoft Office User Specialist) 0,6, CISCO (Cisco System) 0,6, Pekit 0,6, Eipass 0,6, EIRSAF Full 0,6, EIRSAF Four 0,5, EIRSAF Green 0,5;

Per quanto riguarda, invece, i Collaboratori Scolastici (CS-Area A), da impiegare in tutte le scuole, il requisito richiesto per presentare domanda nelle graduatorie III Fascia ATA è il diploma di maturità mentre i titoli che concorrono ad aumentare il punteggio sono:

  • Qualifiche ottenute al termine di corsi Socio-Assistenziali e Socio-Sanitari (Punti 1,00)
  • Certificazioni informatiche e digitali: ECDL Core 0,25, ECDL Advanced 0,28, ECDL Specialised 0,3, Nuova ECDL Base 0,25, Nuova ECDL Advanced 0,28, Nuova ECDL Specialised e Professional 0,3, Microsoft MCAD o equivalente 0,25, Livello MCSD o equivalente 0,28, Livello MCDBA o equivalente 0,3, ECDL Core 0,25, ECDL Advanced 0,28, ECDL Specialised 0,3, Nuova ECDL Base 0,25, Nuova ECDL Advanced 0,28
    Nuova ECDL Specialised e Professional 0,3, Microsoft MCAD o equivalente 0,25, Livello MCSD o equivalente 0,28, Livello MCDBA o equivalente 0,3;

Conseguire titoli che permettono di migliorare il proprio punteggio nelle graduatorie ATA III Fascia è quindi fondamentale così come lo è sapere quali sono quelle certificazioni da conseguire in base al profilo professionale ATA scelto. Ricordiamo, infine, che nel punteggio ATA sono considerati, oltre ai titoli di cultura anche quelli di servizio.

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    Il BIM (Building Information Modeling) caratteristiche e vantaggi

    bim avanzato

    Chi lavora nel settore edile e degli appalti pubblici, conosce certamente il BIM, acronimo di “Building Information Modeling“, tanto più che nel 2019 questo metodo è diventato obbligatorio, almeno per alcune tipologie di costruzioni.
    Scopriamo in questa guida le caratteristiche e i vantaggi della cosiddetta “mondializzazione delle informazioni di costruzione“, che sempre più spesso lega tutte le professionalità che entrano in campo nelle opere a base di gara ma non solo.

    Building Information Modeling: cos’è e a cosa serve

    Era il 1987 quando in Italia si introdusse il primo esperimento di BIM, si potrebbe dire una sorta di beta test.
    In quel momento venne progettata una costruzione del tutto virtuale tramite l’utilizzo di software.
    Da allora sono stati introdotti molti cambiamenti nel sistema e il BIM si è sviluppato e perfezionato sempre più, tanto che oggi viene richiesto obbligatoriamente negli appalti pubblici, quando si ha a che fare con opere che superano i 50 milioni di euro.
    Ciò significa che quando si avviano gare pubbliche con queste caratteristiche, queste devono essere “BIM strutturate“.
    Il BIM serve nello specifico per realizzare una costruzione, pianificandone ogni aspetto e prevedendo ogni tipo di gestione prima in maniera virtuale.
    Via via che il progetto viene ideato, un software raccoglie e struttura qualunque tipo di dato che riguarda la futura opera.
    I dati vengono forniti in modo che alla fine si ottenga una rappresentazione in 3D dell’opera che sarà costruita fisicamente, e a questo progetto collaborano tutte quelle figure professionali che normalmente fanno parte del circuito, come architetti, ingegneri, geometri, costruttori e tutti coloro che hanno a che fare con la costruzione e la manutenzione dell’edificio o dell’opera.

    Come si lavora con il BIM: la multiprofessionalità al suo massimo

    Quando si deve realizzare un’opera come un edificio, esistono delle precise fasi del progetto che partono dalla progettazione, dalla stima dei costi, dalla valutazione del materiale, dall’impatto ambientale dell’opera, fino ad arrivare al modello vero e proprio che diventerà poi l’opera finita.
    L’aspetto sorprendente del BIM è che è in grado di fornire previsioni e di progettare virtualmente in toto un edificio, e lo fa con l’uso di una piattaforma multimediale e multi-professionale.
    Cominciamo con il fare alcuni esempi pratici di utilizzazione.

    Nel BIM si potranno inserire:

    • I dati spaziali e geografici dell’opera che si andrà a realizzare;
    • I dati finanziari, cioè l’investimento che servirà per realizzare l’opera;
    • I dati elettrici dell’opera;
    • I dati meccanici della struttura;
    • I dati che riguardano i materiali che verranno impiegati e loro impatto sul suolo e sull’aria (eventualmente sull’acqua);
    • I dati legali legati ai permessi necessari o alle manutenzioni a norma di legge che serviranno;
    • I dati legati alla certificazione energetica e così via.

    Si tratta quindi degli stessi dati che ciascun professionista sarebbe chiamato a fornire nel suo campo di applicazione, ma che in questo modo vengono letteralmente caricati su una piattaforma con notevole risparmio di tempo e maggiore accuratezza.
    Si comprende quindi come nel settore degli appalti, per opere che richiedano investimenti di oltre 50 milioni, il BIM sia obbligatorio.
    Opere di quel genere possono impattare notevolmente sull’ambiente fisico, economico ed industriale di una località, e in tal modo la Pubblica Amministrazione può prendere visione delle conseguenze dell’opera finita prima che questa venga realizzata.
    Alla fine dell’inserimento dei dati, il sistema elabora il progetto in tutte le sue caratteristiche.

    Applicazioni pratiche del Building Information Modeling

    Sono molte le applicazioni che il BIM offre.
    Come si è detto, nell’ambito delle opere pubbliche al di sopra di una certa soglia economica, il ricorso alla progettazione BIM è obbligatorio.
    Ciò non vuol dire però che altri professionisti non possano usarlo, anzi.
    A giudicare dai campi di applicazione si può dire invece che il BIM sia sempre più uno strumento imprescindibile di chi fa progettazione, soprattutto all’interno di studi associati che trovano nel Building Information Modeling la massima espressione della multidisciplinarità.

    Il BIM trova impiego:

    • Nel settore edile: l’uso del BIM inizia con la richiesta di un’opera da parte di un committente (ad esempio un costruttore). Con il BIM si potranno, come spiegato in precedenza, inserire via via tutti i dati relativi alla costruzione dell’edificio, nonché quelli che riguardano permessi, adeguamento alle normative che permetteranno di attestare l’edificio in una certa classe energetica e quindi poi di usufruire di agevolazioni fiscali, e via dicendo;
    • Nel settore del cosiddetto facility management: con facility management ci si riferisce alla seconda fase che riguarda un’opera, e cioè la sua manutenzione. Il BIM quindi entra in gioco anche ad opera finita. Avere un prospetto in 3D di un edificio è chiaramente utilissimo per pianificare una manutenzione ordinaria e strutturare la modalità di intervento in caso di manutenzione straordinaria.

    Come imparare ad usare il BIM

    Imparare ad usare questo sistema naturalmente prevede delle competenze che possono essere trasferite solo da professionisti certificati e che siano in grado poi di rilasciare attestati validi.
    Quindi, la risposta migliore alla domanda “come faccio ad imparare ad usare il BIM” può essere solo una: con un corso certificato per BIM.
    Chi si avvicina al BIM naturalmente lo fa per motivi di lavoro, quindi proverrà da uno dei campi che ruotano intorno al settore edile.
    Avrà di conseguenza delle competenze di base (laurea in architettura, diploma da geometra, o ancora esperienza nel campo delle costruzioni) oppure potrà seguire un corso base bim.
    Queste, unite all’insegnamento in aula e poi all’applicazione sul campo, permetteranno di ottenere una specializzazione mirata e soprattutto una certificazione.

    Un’ultima informazione sul BIM può essere utile per comprenderne appieno il valore.

    Nonostante il BIM sia strutturato in modo da rendere attendibile il progetto finale, il sistema viene sottoposto a quello che si chiama Model Checking. Si tratta di un flusso di controllo composto da più passaggi, tutti finalizzati a verificare che ogni step sia eseguito nel modo corretto.
    Per fare questo il sistema può subire un doppio controllo, sia interno sia ad opera di consulenti esterni.