Professionisti, presentata proposta di legge per elevare la soglia dei minimi a 50mila euro

Mara Carfagna, vice presidente della Camera e deputato di Forza Italia, ha presentato una proposta di legge “per innalzare il tetto del regime forfettario agevolato al 15% (qualcuno lo chiama ancora ‘regime dei minimi‘), previsto per i professionisti e le altre tipologie di partite Iva”.

La proposta di legge, della vice presidente della Camera Mara Carfagna, punta a innalzare il tetto del regime forfettario agevolato al 15%

“L’Italia riparte se riparte il lavoro, soprattutto quello dei giovani e in particolare di chi è imprenditore di se stesso”, scrive Carfagna sulla sua pagina Facebook.

“Stiamo parlando di un esercito di 600mila persone, non garantite da contratti o da tutele, free lance e creatori del proprio lavoro.

Oggi questo limite è 30.000 euro annui: elevarlo fino a 50.000 euro, con una fascia di uscita graduale sino a 55.000 euro, sarebbe un’autentica iniezione di libertà dal peso eccessivo del fisco per centinaia di migliaia di professionisti, prevalentemente giovani.

L’attuale limite a 30mila euro – osserva la vice presidente della Camera – è un’agevolazione utile, ma finisce per intrappolare molti di loro sotto quella soglia: se guadagni anche solo un euro in più, perdi il beneficio e paghi Irpef e Iva ordinarie.

Per questo, innalzare il limite a 50mila per la tassazione al 15% e prevedere poi un phasing-out al 24% per i successivi 5mila euro di fatturato favorirebbe la crescita dimensionale, scoraggerebbe il sommerso e semplificherebbe gli adempimenti burocratici-fiscali per una fascia più ampia di lavoratori autonomi.

Equo compenso, dal CNI chiarimenti sull’estensione ai contratti stipulati con la P.A.

Come è noto, la Legge di bilancio 2018 ha rafforzato la norma – introdotta con il decreto fiscale collegato alla Manovra 2018 – sull’equo compenso (nei rapporti con clienti diversi dai consumatori, come banche e assicurazioni) per gli avvocati, esteso a quasi tutti gli altri professionisti (ad eccezione degli agenti della riscossione), prevedendo: un più stretto rapporto del compenso con i parametri tariffari previsti da un DM Giustizia; la presunzione assoluta di vessatorietà di una serie specifica di clausole, che mantengono tale natura anche quando siano state oggetto di specifica trattativa e approvazione; l’eliminazione della disposizione che attualmente prevede che l’azione di nullità possa essere esercitata entro 24 mesi dalla sottoscrizione del contratto che viola la disciplina sull’equo compenso (conseguentemente l’azione di nullità diviene imprescrittibile).

Il Dipartimento Centro Studi della Fondazione CNI ha elaborato un documento che esamina nel dettaglio i contenuti delle disposizioni sull’equo compenso, precisandone l’ambito di operatività e soffermandosi, in particolare, sull’estensione della sua applicazione ai contratti stipulati con la pubblica amministrazione.

Il comma 3 dell’art. 19 quaterdecies DL 148/2017 prevede che: “La pubblica amministrazione, in attuazione dei princìpi di trasparenza, buon andamento ed efficacia delle proprie attività, garantisce il principio dell’equo compenso in relazione alle prestazioni rese dai professionisti in esecuzione di incarichi conferiti dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.

Il Documento del Centro studi del Consiglio nazionale degli Ingegneri precisa che “nel caso di affidamento dei servizi di ingegneria ed architettura, corollario al richiamato “principio” dell’equo compenso, è certamente l’applicazione del DM 17/06/2016 che consente la determinazione di un corrispettivo, da porre a base d’asta, proporzionato alla qualità e quantità della prestazione resa e al contempo rispettoso delle esigenze pubblicistiche. L’equilibrio contrattuale dovrà essere, poi, ricercato di volta in volta sulla base delle peculiarità del caso specifico ed alla luce del confronto competitivo; fermo restando (appare quasi superfluo sottolinearlo) l’intrinseca contraddittorietà, con il principio di equità del corrispettivo, dei casi in cui le offerte siano oggettivamente non eque rispetto alla complessità della prestazione, siano meramente simboliche oppure, infine, sia disposta l’erogazione a titolo gratuito della prestazione (principale ovvero accessoria).”

Fonte: UnioneIngegneri.com

Agenda Urbana Nazionale e Politiche di Coesione: favorire la diffusione, sul territorio, di una rete di professionisti qualificati

Attivare un concreto processo di partecipazione dei professionisti all’attuazione delle Politiche di Coesione e avviare un’azione formativa congiunta con la PA, per favorire la diffusione, sul territorio, di una rete di professionisti qualificati per attuare i progetti secondo gli standard comunitari.

E’ questo uno degli obiettivi dell’incontro-seminario “L’attuazione dell’Agenda Urbana Nazionale e la partecipazione degli Architetti PPC alle Politiche di Coesione” in programma giovedì 7 giugno dalle 9.30 alle 17.30 presso Roma Eventi – Fontana di Trevi (piazza della Pilotta 4).

La giornata di studio – promossa dal CNAPPC nell’ambito del più ampio processo di confronto avviato per preparare l’VIII Congresso Nazionale degli Architetti PPC, che si svolgerà a Roma dal 5 al 7 luglio 2018, sul tema delle Città del futuro prossimo – intende avviare un confronto tra i diversi attori delle politiche di coesione. Dopo i saluti istituzionali di Giuseppe Cappochin – presidente del Consiglio Nazionale Architetti PPC – e Paolo Galletta – Agenzia per la coesione territoriale – Dirigente ufficio 6 – le consigliere nazionali Ilaria Becco, coordinatrice dipartimento Formazione e Qualificazione Professionale del CNAPPC e Lilia Cannarella, coordinatrice dipartimento Agenda Urbana e Politiche Europee del CNAPPC, presentano il rapporto “Le politiche di coesione e la programmazione europea 2014/2020”.

A seguire gli interventi di: Paolo Galletta, Agenzia per la Coesione Territoriale; Giorgio Martini, AdG PON Metro; Sabrina Lucatelli, coordinatore Comitato Tecnico Aree Interne Dipartimento per le Politiche di Coesione Presidenza del Consiglio dei Ministri; Anna Casini, Presidente Istituto Itaca; Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente Regione Toscana e Delegato alla Commissione Regionale Soggetti Professionali; Antonio Bernardo, AdG POR FESR Regione Basilicata; Gianluca Cocco, direttore del Servizio Sostenibilità Ambientale e Sistemi Informativi (SASI) Regione Sardegna e Giuseppe Rizzuto, direttore Istituto Itaca.

Dopo la pausa pranzo sono previsti gli interventi dei rappresentanti del sistema ordinistico: ordini territoriali, federazioni e consulte regionali. Il programma dell’evento con l’elenco dei singoli interventi è scaricabile nella sezione Agenda del sito (link diretto www.awn.it/news/agenda).

Fonte: UnioneArchitetti.com

Climatizzatori domestici: cosa controllare prima di mettere in funzione il climatizzatore.

Innanzitutto, per una corretta manutenzione ordinaria stagionale vanno puliti i filtri dell’unità interna dei climatizzatori domestici. Generalmente i filtri sono a maglia di fili in materiale plastico, e in questo caso è sufficiente lavarli sotto un getto d’acqua (come quello del rubinetto) e poi lasciarli asciugare bene prima di rimontarli.

Se i filtri sono realizzati in materiale deperibile con il tempo, come ad esempio alcune schiume sintetiche, è meglio evitare il getto d’acqua. Se sono in materiale “esauribile” (filtri elettrostatici passivi o a carboni attivi) vanno sostituiti con filtri nuovi. Se infine sono costituiti da zeoliti o biossido di titanio fotocatalitico occorre lavarli ed esporli al sole per permettere ai raggi UV di rigenerarli, prima che vengano nuovamente installati. Per individuare il tipo di filtro e sapere come rimuoverlo correttamente è importante consultare le istruzioni del climatizzatore.

Una volta controllati i filtri delle unità interne è bene accertarsi che l’unità esterna non sia intasata da foglie, pioppini ecc. Se necessario pulirla con un getto d’acqua o d’aria (va bene il getto d’aria di un phon senza la funzione di riscaldamento).

Una volta completata la pulizia stagionale accendere il climatizzatore e, un quarto d’ora dopo averlo avviato, accertarsi che funzioni correttamente verificando che l’aria che esce sia fresca (in funzione raffrescamento estivo) e che la condensa venga scaricata dall’apposita tubazione.

Se si riscontrano anomalie di funzionamento contattare un centro di assistenza autorizzato.

Alcune volte possono capitare degli inconvenienti nell’uso del climatizzatore: potrebbe perdere la carica di refrigerante, con conseguente diminuzione della resa termica (cioè la differenza di temperatura fra l’aria in ambiente e l’aria in uscita dalla bocchette); in questo caso rivolgersi a un centro assistenza. Può anche capitare che il tubo di evacuazione della condensa sia ostruito da una bolla d’aria. Molto più raramente, potrebbe avvenire che nei multisplit gli indirizzi di comando delle singole unità interne vadano persi, e di conseguenza il sistema funzioni male: in questo caso occorre ripristinarli nei telecomandi seguendo le istruzioni di montaggio (comunque prima del primo avvio dell’apparecchiatura).

Si ricorda che la sicurezza di persone, animali e cose è una competenza del produttore e dell’installatore. L’utente deve controllare che non ci siano cavi elettrici rovinati e che le griglie di protezione del ventilatore della sezione esterna non siano danneggiate.

Fonte: UnioneArchitetti.com

Eliminare i dazi sul fotovoltaico per aprire il mercato energetico

I dazi sul fotovoltaico, decisi dalla Commissione Europea oltre 5 anni fa per difendere il manifatturiero europeo nel settore del fotovoltaico nei confronti dell’industria cinese, non hanno sortito l’effetto desiderato: le installazioni di nuova potenza fotovoltaica in Italia come in tutta Europa si sono drasticamente ridotte, decine di migliaia di posti di lavoro sono andati perduti, l’industria solare europea ha perso in competitività e in volumi, sia nella produzione di celle che di moduli.

“Si ritiene che l’eliminazione dei dazi porterà a un incremento delle installazioni fotovoltaiche in Europa” aggiunge Paolo Rocco Viscontini, presidente di ITALIA SOLARE “consentendo al fotovoltaico di contribuire in modo significativo alla transizione energetica dalle fonti fossili alle rinnovabili mettendo al centro l’interesse del cittadino europeo. Più potenza fotovoltaica significherà ovviamente nuovi posti di lavoro, molti dei quali sostituiranno di fatto quelli che inevitabilmente andranno perduti nel settore delle fonti fossili”.

L’Europa può e deve guidare lo sviluppo tecnologico nel cosiddetto “downstream”: ingegneria dei sistemi, software e componentistica avanzata per il continuo miglioramento delle prestazioni degli impianti fotovoltaici, installazioni, monitoraggi, assistenza tecnica, integrazione del fotovoltaico negli edifici e nelle reti elettriche, oltre alla gestione ottimizzata dei flussi energetici con una presenza crescente delle rinnovabili, fotovoltaico in testa, con un ruolo crescente degli accumuli.

Per la produzione manifatturiera bisogna essere pratici: la concorrenza con i giganti cinesi è e sarà molto difficile. Infatti, le produzioni multigigawatt di celle e moduli consentono economie di scala che portano a prezzi sempre più bassi pur nel frequente conseguimento di utili a fine anno. Pensare di competere con questi grandissimi player è come pensare di voler produrre in Italia o in Europa cellulari, computer o televisori, trattandosi di componenti elettronici come sono d’altronde le stesse celle fotovoltaiche. Non è solo una questione di facilitazioni presenti in Cina e non in Europa (spesso comunque non corrispondenti a quel che si sente dire), ma è anche un problema di mercato locale (in Cina) che aiuta sostanzialmente i produttori del Sol Levante. Dei 100 GWp di impianti fotovoltaici installati nel 2017 in tutto il mondo oltre la metà sono stati installati nella sola Cina!

Bisogna tenere presente questa situazione, guidando la politica industriale italiana ed europea verso quegli ambiti in cui vale davvero la pena conquistare e difendere un proprio spazio, anche nell’upstream, a cominciare dallo sviluppo di materiali innovativi e processi industriali.

Per la produzione di massa di celle e moduli bisognerebbe fare investimenti di molti miliardi di dollari per riuscire a competere coi giganti cinesi. Trattandosi di un settore ormai caratterizzato da bassi o bassissimi margini, ne vale la pena?

Intanto, non perdiamo terreno e, anzi, cerchiamo di recuperare quello perduto, annullando al più presto i dazi che di fatto hanno portato solo ulteriori problemi a un settore che già si trovava in grande difficoltà per una gestione poco attenta del passaggio dai sussidi alla grid parity.

A ulteriore riprova della serietà di questa richiesta si ricorda che ad oggi chiedono la rimozione dei dazi 37 associazioni delle rinnovabili e del solare, 400 compagnie europee, 5 organizzazioni non governative tra le quali WWF e Greenpeace e 22 membri del parlamento (solo 4 contrari).

Fonte: UnioneIngegneri.com

Vivere la vacanza in sicurezza: la soluzione per piscine sicure firmata da Betafence

Estate, caldo, sole e l’immancabile tuffo in piscina. Trascorrere le vacanze in un luogo dotato di piscina è sicuramente piacevole, tuttavia questi impianti possono risultare pericolosi quando tra i fruitori sono presenti bambini. A volte è sufficiente che i piccoli eludano la sorveglianza dei genitori o di altri adulti e corrano o giochino a bordo piscina, per cadere in acqua con i conseguenti rischi.

Per ovviare a questo pericolo e prevenire cadute accidentali, si consiglia di delimitare la piscina con recinzioni non scavalcabili dai più piccoli.

Un villaggio turistico di Bibione (VE) dotato di piscina delimitata da una vecchia rete ammalorata, ricercava una soluzione per la messa in sicurezza dell’area, capace di coniugare pregio estetico, resistenza all’umidità salina vista la prossimità del mare e durata nel tempo.

Betafence, azienda leader mondiale nel mercato delle recinzioni, ha proposto Nylofor® 3D, un sistema di recinzione indicato proprio per le applicazioni che richiedono alta rigidità e quindi capace di garantire un buon livello di sicurezza. I fili in acciaio che costituiscono il pannello hanno un diametro di ben 5 mm, assicurando un alto livello di robustezza.

I pannelli Nylofor 3D sono muniti di punte contundenti di 30 mm: la posa può essere effettuata con le punte rivolte verso l’alto o verso il basso in base all’esigenza: in questo caso, poiché l’area è molto frequentata da bambini, si è preferito mettere le punte verso il basso, in modo da impedire lo scavalcamento ma al contempo proteggere i piccoli nel caso di impatto fortuito con la recinzione.

Caratterizzata da un design minimale ed accurato, la recinzione Betafence decora l’area con un tocco di eleganza discreta. Grazie alla leggerezza equilibrata ed alla trasparenza del sistema scelto, l’impatto sul contesto ad alto valore naturalistico non è invasivo. Il colore bianco richiama le architetture tipiche delle zone di mare ed è inoltre la nuance adottata per tutte le strutture di proprietà del committente.

Nylofor 3D unisce funzionalità ed estetica, mantenendo aspetto e prestazioni a lungo.

Grazie infatti alla tecnologia del rivestimento protettivo che prevede zincatura, rivestimento ad alta adesione e strato di poliestere (con spessore minimo di 100 micron), il sistema resiste alla corrosione degli agenti atmosferici, dei raggi UV e dell’umidità salina, senza deteriorarsi nel tempo.

Rapido da installare, è disponibile di serie nel colore verde RAL 6005 o in altri colori su richiesta, come in questo specifico caso applicativo.

La scelta di Nylofor 3D bianco in sostituzione della vecchia rete, ha permesso di coniugare esigenze di decoro e integrazione architettonico-paesaggistica con la necessità di dotare l’area piscina di un sistema efficace di dissuasione e deterrenza, per una maggior protezione dell’incolumità dei più piccoli. Senza contare che la recinzione permette di controllare l’accesso di animali di piccola taglia, durante il giorno e la notte.

Fonte: UnioneIngegneri.com

Confprofessioni nel Cnel per affermare il ruolo dei professionisti: annuncio del presidente Stella

Il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, è stato nominato tra i componenti del Cnel per il quinquennio 2017-2022, in rappresentanza dei liberi professionisti. La nomina del presidente della Confederazione delle libere professioni è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio scorso, dopo la delibera dal Consiglio dei Ministri del 21 marzo scorso. Con la pubblicazione delle nomine dei nuovi rappresentanti delle categorie produttive si apre la X Consiliatura del Cnel.

“In questa delicata fase economica e politica la presenza di Confprofessioni al Cnel assume un importante significato per tutto il sistema delle libere professioni, che finalmente potranno esprimere tutte le potenzialità di un settore economico essenziale allo sviluppo del Paese” ha dichiarato il presidente Stella. “Ma non solo. La presenza della nostra Confederazione in uno dei più alti organi costituzionali dello Stato apre una nuova stagione della rappresentanza improntata verso un maggior equilibrio tra i soggetti economici e produttivi che sono chiamati a delineare innovativi percorsi nel mercato del lavoro per il rilancio dell’occupazione.

“Siamo convinti – ha concluso il neo consigliere Cnel – che la nuova Consiliatura, presieduta dal professor Treu, saprà proporre un nuovo ruolo al Cnel e dare un significativo impulso alle parti sociali per diventare protagonisti nel dialogo sociale e nella crescita del Paese. E certamente non mancherà il contributo di idee e progetti che nascono dal mondo delle libere professioni che si riuniscono in Confprofessioni”.

Fonte: UnioneIngegneri.com

Tecnologia: ENEA, inaugurato a Portici il supercomputer più potente del Sud

ENEA-PORTICI inaugurazione CRESCO 6Inaugurato presso il Centro ricerche ENEA di Portici, vicino Napoli, il supercomputer CRESCO6, l’infrastruttura di calcolo più potente del Mezzogiorno e di assoluta rilevanza nell’intero panorama scientifico italiano grazie ad una capacità computazionale di 700mila miliardi di operazioni matematiche al secondo (700TeraFlops). All’inaugurazione ha partecipato anche il professor Jack Dongarra dell’Università del Tennessee, tra i maggiori esperti mondiali di supercalcolo, oltre a primarie aziende italiane come Eni e Avio.

“Con CRESCO6 miriamo a diventare un punto di riferimento nazionale per enti pubblici, università e imprese ad alto contenuto tecnologico, fornendo strumenti di simulazione e modellistica di ultima generazione a supporto delle attività di ricerca e sviluppo”, sottolinea Silvio Migliori, responsabile della divisione ENEA Sviluppo Sistemi per Informatica e ICT.

“Grazie a una potenza di calcolo 7 volte superiore alle precedenti versioni, saremo in grado di effettuare in poche settimane elaborazioni dati che prima richiedevano un anno di lavoro, come creare modelli predittivi per lo studio del cambiamento climatico e previsioni dell’inquinamento dell’aria con un dettaglio territoriale molto accurato”, prosegue Giovanni Bracco, responsabile del laboratorio ENEA Infrastrutture per il Calcolo Scientifico.

Oltre a clima e qualità dell’aria, sono molti i settori di applicazione del supercomputer ENEA: dallo studio di nuovi materiali per la produzione di energia pulita alle simulazioni per la gestione delle infrastrutture critiche, dalle biotecnologie alla chimica computazionale, dalla fluidodinamica per il settore aerospaziale allo sviluppo di codici per la fusione nucleare.Frutto della partnership tra ENEA e CINECA, il maggiore centro di calcolo in Italia, CRESCO6 andrà ad affiancarsi ad altri due supercomputer dell’Agenzia (da circa 125 TeraFLOPS complessivi) già istallati e operativi nel Centro ricerche ENEA di Portici.

Il nuovo sistema di supercalcolo rientra tra le azioni strategiche previste dal piano di sviluppo 2018-2020 dell’ENEA per confermarsi tra i maggiori attori nazionali dell’High Performance Computing (HPC). “L’obiettivo è ora di completare l’infrastruttura con una connessione di rete a 10 Gb/s e di potenziare le attività di elaborazione dei big data nei settori energia, mobilità sostenibile, smart city e tutela dei beni culturali, ma anche garantire la nostra partecipazione a centri di eccellenza a livello internazionale, come l’Energy oriented Centre of Excellence for computing applications (EoCoE), di cui ENEA è partner”, afferma Massimo Celino, esperto ENEA in scienza dei materiali computazionale.

EoCoE è uno degli otto centri di eccellenza europei per le applicazioni del supercalcolo finanziati dal programma UE Horizon 2020 con l’obiettivo di garantire il posizionamento europeo nell’HPC e accelerare la transizione energetica verso un’economia low carbon in settori strategici, quali nuovi materiali, cambiamenti climatici, ricerca sulla fusione nucleare, gestione dell’acqua e sviluppo di nuovi modelli numerici, che possono sfruttare la crescente potenza computazionale delle infrastrutture HPC come CRESCO6.

Link alle animazioni elaborate con CRESCO6 e alle interviste agli esperti ENEA (Silvio Migliori, Giovanni Bracco e Massimo Celino), al prof. Jack Dongarra dell’Università del Tennessee e uno dei massimo esperti mondiali di supercalcolo e a Paolo Bellomi, responsabile tecnico di AVIO

Fonte: UnioneIngegneri.com

Dieci anni di Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro

Il 15 maggio ricorre il decennale dell’entrata in vigore del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro D.Lgs.81/2008. Molte cose sono cambiate in questi ultimi 10 anni

Energia: nuovo “forno” hi-tech per future macchine a fusione

Forno sulla fusioneAll’ENEA è appena stata ultimata la realizzazione di un forno da vuoto ad alta temperatura che offrirà le competenze tecnologiche necessarie alla realizzazione di alcuni componenti della DTT (Divertor Tokamak Test facility), la nuova macchina per la ricerca sulla fusione che verrà costruita presso il Centro Ricerche di Frascati.

All’ENEA è appena stata ultimata la realizzazione di un forno da vuoto ad alta temperatura che offrirà le competenze tecnologiche necessarie alla realizzazione di alcuni componenti della DTT (Divertor Tokamak Test facility), la nuova macchina per la ricerca sulla fusione che verrà costruita presso il Centro Ricerche di Frascati.

Si tratta di un cilindro metallico delle dimensioni di una caldaia che servirà a studiare le proprietà dei CPS (Capillary-Pore System), spugne imbevute di metallo liquido che verranno utilizzate nel divertore come materiale direttamente esposto al plasma.

La superficie del metallo liquido, intrinsecamente, non è soggetta a danneggiamenti all’interno del tokamak e in questo modo rappresenta una possibile soluzione al problema del deterioramento dei materiali solidi, allungando il ciclo di vita di un componente fondamentale per il futuro reattore come il divertore.

Forno sulla fusione02Presso i laboratori del Centro ENEA di Frascati, queste speciali spugne di tungsteno verranno immerse all’interno del forno, in un bagno di stagno liquido a 1200 gradi centigradi con l’obiettivo di studiare l’assorbimento dello stagno da parte della spugna ed investigare i fenomeni corrosivi legati all’impiego di questo metallo.

Sinora l’unico tokamak che ha sperimentato lo stagno come metallo liquido si trova proprio nel centro dell’ENEA di Frascati ed è FTU (Frascati Tokamak Upgrade). Le spugne in questo caso sono state sviluppate in collaborazione con un centro di ricerca russo.

“Pur continuando la collaborazione, il nuovo forno di Frascati ci porterà ad acquisire il know-how per la fabbricazione dei CPS e a sviluppare soluzioni innovative da installare sulla futura macchina DTT”, commenta Giuseppe Mazzitelli, capo della divisione Tecnologie Fusione Nucleare dell’ENEA.

Energia: nuovo “forno” hi-tech per future macchine a fusione Forno sulla fusione 03 Questo studio, finanziato da EURO fusion, ha coinvolto personale tecnico tra cui Luigi Verdini, Mario Mezzacappa, Valerio Cerri, Stefano Rueca e Marco Vellucci, che si sono occupati dell’installazione del forno, insieme al dottorando dell’Università di Padova, il 26 enne Matteo Iafrati, che da quattro anni porta avanti il suo progetto di ricerca nel Centro di Frascati. “La presenza di giovani nei nostri centri di ricerca testimonia l’importanza del ruolo formativo per ENEA”, sottolinea Giuseppe Mazzitelli, “una prerogativa fondamentale soprattutto in un campo di ricerca dal futuro promettente come la fusione che, oggi più che mai, ci vede impegnati nella nuova sfida della costruzione di DTT, con il coinvolgimento di oltre 150 giovani ricercatori e fino a 1.500 persone, tra dirette e indotto, che lavoreranno complessivamente al progetto ”.

Fonte: UnioneIngegneri