certificazione inglese

La certificazione linguistica inglese sta avendo, negli ultimi anni, una rapida e notevole diffusione.

Si tratta, per chi la consegue, del riconoscimento, a livello nazionale ed europeo, della conoscenza della lingua inglese. Sono stati stabiliti, a livello europeo, degli standard comuni di conoscenza della lingua inglese, specifici per ciascun livello: si va da A1, che indica una conoscenza scolastica, per proseguire con A2, B1, B2, C1, fino a C2 che è l’ultimo livello, equiparabile a quello di una persona madrelingua inglese.

Dunque se si consegue l’attestato presso un ente certificatore riconosciuto e accreditato, la certificazione viene riconosciuta in ambito sia nazionale che europeo. E ciò, nell’ottica di un’eliminazione delle barriere e della libera circolazione di persone, che è tra i pilastri fondanti dell’Unione Europea.

La certificazione linguistica, che attesta il proprio livello di conoscenza della lingua, dà una serie di vantaggi e agevolazioni, tra cui:

  • In ambito universitario, se nel piano di studi è prevista la lingua inglese (al di fuori delle facoltà di Lingue), non occorre sostenere l’esame, viene riconosciuta la materia nel piano di studi.
  • Dà punteggio nelle graduatorie di II e III fascia, sia docenti che personale ATA.
  • Dà punteggio nei concorsi pubblici, sia pubblica amministrazione che forze armate.
  • In ultimo, arricchisce notevolmente il proprio curriculum personale, data l’importanza della lingua inglese in ogni ambito lavorativo.

In cosa consiste l’esame?

L’esame consiste in 5 prove:

  1. Speaking
  2. Listening
  3. Use of English
  4. Reading e Writing.

La difficoltà delle prove, ovviamente, cambia in base al livello che si deve sostenere. Agatos Service è Test Centre di ESB English Speaking Board, ente certificatore britannico, riconosciuto e accreditato al Miur. In questi anni abbiamo esaminato decine di studenti, la maggior parte con successo.

Agatos propone anche dei corsi preparatori all’esame.
Per informazioni e iscrizioni scrivi a [email protected]

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“2020: l’anno di svolta per le energie rinnovabili” questo il titolo della conferenza annuale sulle energie rinnovabili che si svolgerà il 6 dicembre presso l’Aula Magna del Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di  Palermo.

L’evento “Energy Conference 2019” , patrocinato dall’Assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità e dal Dipartimento di Ingegneria dell’UNIPA, che concluderà una 48 ore dedicata alle nuove tecnologie ed ai supporti finanziari relativi al settore fotovoltaico, organizzato da Energia Italia (Azienda leader specializzata nella distribuzione di tecnologie fotovoltaiche), è finalizzato sia a far conoscere gli strumenti operativi relativi alla transizione energetica (da fonti tradizionali a fonti rinnovabili) della Regione Siciliana e delle altre Regioni italiane, che a creare un confronto sulle prospettive, nel medio e lungo termine, nel settore delle rinnovabili, ed in particolare del fotovoltaico.

Attraverso due sessioni di lavoro saranno illustrati: le attività implementate dalle Regioni nel percorso verso l’efficientamento energetico; lo stato dell’arte sull’attuazione del  Decreto Ministeriale F.E.R. emanato dal MISE; le problematiche emerse a seguito del Decreto Crescita (Cessione del Credito); gli strumenti a disposizione dagli stakeholders (enti pubblici e privati) per cooperare e/o trovare benefici, in termini fiscali e di sostenibilità ambientale, attraverso investimenti strutturali su nuove, e sempre più avanzate, tecnologie fotovoltaiche.

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La II edizione dell’Energy Conference 2019 è organizzata in collaborazione con l’Ordine Ingegneri di Palermo, l’Ordine degli Architetti P.P.C. di Palermo, l’Ordine dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati di Palermo, la Consulta Regionale Geometri e Geometri Laureati della Sicilia, e la Consulta Regionale Geometri e Geometri Laureati di Palermo. Invitati all’evento il Gestore per i Servizi Energetici, l’Ente Nazionale per l’Energia e l’Ambiente, Kyoto Club e rappresentanti degli enti locali.

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Vista l’importanza del tema, Agatos Service, ente di formazione accreditato alla Regione ed ai Consigli Nazionali degli Architetti, Geometri Laureati e Periti Industriali ha deciso di presenziare all’evento, presentando così ai partecipanti le proprie proposte formative, non solo in ambito energetico, il cui corso di punta è il corso FER online, ma anche progettuale e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’evento sarà preceduto da una tavola rotonda, che si terrà il 5 dicembre presso la conference room della sede di Energia Italia (Campobello di Mazara – Via Vittorio Emanuele II n.294), con i protagonisti del fotovoltaico italiano

Ecco il link per registrarsi, iscriversi e scaricare il programma relativo all’Energy Conference del 6 dicembre presso l’Aula Magna del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Palermo.

http://www.energiaitalia.info/fotovoltaico/servizi/226588/energy-conference.aspx

Comunicato Stampa

aggiornamento-fer-online

Una delle domande più frequenti che gli installatori di impianti che sfruttano fonti di energia rinnovabile (FER) si pongono, consiste nel chiedersi cosa accade nel momento in cui il percorso formativo di aggiornamento non viene effettuato secondo quanto previsto dalla legge.
Ecco tutto quello che bisogna sapere qualora tale situazione si dovesse palesare.

Perché è importante l’aggiornamento Corso FER.

Prima di analizzare le conseguenze che scaturiscono dal mancato aggiornamento professionale del corso FER, occorre capire quanto questo sia importante per gli installatori di impianti che operano in questo settore.
La legge prevede che una volta conseguita la qualifica di installatore, attraverso il corso base FER di 80 ore, ogni 3 anni è necessario seguire un corso di aggiornamento di 16 ore.

Questi percorsi formativi affrontano importanti tematiche come la nuova legge in merito all’installazione degli impianti e i requisiti che questi devono possedere, il metodo pratico per operare in maniera efficace sugli impianti e altri aspetti fondamentali che devono essere necessariamente conosciuti dagli installatori.

Pertanto il corso assume una grande importanza e permette alle figure professionali coinvolte di poter proseguire nello svolgimento delle loro mansioni in qualità di installatori di impianti che sfruttano le energie rinnovabili, come impianti fotovoltaici, fototermoelettrici, sistemi solari e termici, ecc.

Il mancato aggiornamento del corso FER

Ogni 3 anni, dunque, tutti gli installatori qualificati devono seguire il percorso formativo di aggiornamento previsto dalla legge e, una volta superato il test finale, che comprova l’acquisizione delle competenze previste, otterranno il rinnovo della qualifica.

Potrebbe però accadere che un installatore, durante i tre anni successivi all’acquisizione della qualifica, non possa prendere parte al suddetto percorso di aggiornamento.
In questo caso la legge prevede la sospensione dell’abilitazione all’istallazione e alla manutenzione straordinaria degli impianti FER.

Dunque, non partecipando al corso di aggiornamento FER si perde momentaneamente la qualifica di installatore.
Pertanto l’operatore non può procedere con l’installazione di nuovi impianti né rilasciare qualifiche che certifichino il corretto funzionamento degli impianti FER.
Inoltre, qualora l’installatore dovesse operare e la sua qualifica non fosse aggiornata, ovvero l’operatore non possegga l’attestato di aggiornamento, la legge prevede sanzioni e il potenziale ritiro dell’autorizzazione a operare in via definitiva.

Come l’installatore può tornare a operare con gli impianti FER

Per quanto riguarda la riabilitazione della qualifica, l’installatore deve semplicemente mettere la propria professione in regola, ovvero deve intraprendere il percorso di aggiornamento professionale FER, di 16 ore.
Non vi sono vincoli temporali riguardo la frequenza del corso ma è consigliato procedervi prima dei tre anni successivi al mancato aggiornamento professionale iniziale, in quanto l’installatore può trovarsi in una situazione in cui i percorsi formativi che devono essere seguiti siano due, uno per ogni triennio di mancato aggiornamento.

La prossima scadenza del triennio è il 31/12/2019.

Dunque, nessuna conseguenza negativa definitiva per chi non partecipa al corso di aggiornamento professionale, ma solo una sospensione temporanea e facilmente risolvibile.

corso aggiornamento coordinatore della sicurezza

Il Decreto Legislativo 81/08 ha introdotto recentemente l’obbligo quinquennale di aggiornamento per coloro i quali siano già in possesso di un attestato di coordinatore della sicurezza nei cantieri temporanei e mobili; il corso avrà una durata di 40 ore e sarà necessario affinché i professionisti operanti nel settore possano continuare ad esercitare la propria funzione con il giusto grado di qualifica.

In questo articolo, dunque, abbiamo deciso di aprire una breve panoramica sulle questioni riguardanti la richiesta e la frequenza della formazione, su alcune delle sue clausole e soprattutto sulle sanzioni per il mancato aggiornamento dell’attestato.

L’obbligo, introdotto dal Decreto 81/08, ha lo scopo di permettere agli esperti di rimanere a conoscenza delle dinamiche teoriche e pratiche acquisite con la loro iniziale esperienza nel settore; il “double-check” necessita, quindi, di una formazione aggiuntiva e altamente specializzata, che agevoli la valutazione del livello e del grado di affidabilità di coloro che operano professionalmente in un ruolo tanto importante e ricco di responsabilità.

L’introduzione del Decreto: le cause

La necessità nasce dalla continua modifica delle norme che devono essere conosciute per agire con consapevolezza e competenza. A questo, si aggiunge l’obbligo di portare a termine il percorso formativo pensato appositamente per supplire alle carenze che molti esperti – già a lavoro da anni – hanno riscontrato nel loro agire professionale.

In caso di mancato completamento quinquennale, infatti, non sarà possibile assumere (o continuare a mantenere) il ruolo di Coordinatore per la Sicurezza nei cantieri temporanei e mobili. Tale clausola di aggiornamento, dunque, tocca da vicino tutti i responsabili di cantiere che operano sul territorio nazionale.

Chi sono i destinatari dell’aggiornamento, e in che modo è possibile portare a termine la formazione?

La novità ha immediatamente dato vita a corsi altamente specifici che consentono di sviluppare le giuste competenze tecniche e teoriche con cui mettere in regola la propria qualifica. La formazione, dunque, è rivolta a:

  • I professionisti che sono già in possesso dell’attestato di Coordinatore della Sicurezza nei Cantieri e che detengono una validità dell’attestato quinquennale;
  • I Coordinatori della Sicurezza in fase di progettazione o i coordinatori per la progettazione (CSP);
  • Infine, i coordinatori della sicurezza in fase di esecuzione o i coordinatori per l’esecuzione (CSE).

L’attestato si ottiene mediante la frequenza obbligatoria del corso, al termine del quale viene rilasciato il grado di qualifica rispettivo al ruolo occupato dal professionista. Gli obiettivi sono, naturalmente, preposti al miglioramento delle competenze, nelle tematiche di specifico interesse pratico.

Programma del corso di aggiornamento per Coordinatori della Sicurezza

Il Decreto Legislativo da cui è partita la nuova regolamentazione, inoltre, riguarda nello specifico: l’analisi dei contenuti minimi dei piani di sicurezza, l’analisi della normativa sui dispositivi di protezione individuale per i soggetti che operano professionalmente in un cantiere, e gli obblighi e le misure di prevenzione generali aggiornate secondo le direttive del confronto istituzionale in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Non mancheranno nozioni inerenti all’igiene ambientale e all’impatto dei rischi ecologici; a completare le specifiche formazioni quinquennali saranno inoltre le normative per l’organizzazione di un cantiere: dalla viabilità agli uffici, passando per i servizi igienici e la prevenzione contro gli infortuni.

Il corso CSP e CSE, inoltre, è obbligatorio e vincolante rispetto all’esecuzione del ruolo professionale di competenza. E’ di fondamentale importanza che gli interessati cerchino le tempistiche giuste con cui richiedere la formazione – online o in aula – per portare a compimento gli obiettivi richiesti dal corso.

Com’è possibile svolgere la formazione?

L’aggiornamento prevede una dilazione del periodo di formazione che può essere effettuato in diversi moduli nell’arco del quinquennio di riferimento; l’idea nasce dalla creazione di una dinamica lavorativa che permetta di interfacciarsi costantemente – e in maniera pragmatica – agli obiettivi dei corsisti. La valutazione delle 40 ore obbligatorie, inoltre, può essere portata a termine anche mediante la partecipazione attiva – e convalidata adeguatamente – a convegni o a seminari, il cui scopo è quello di creare una rete di networking per valorizzare e arricchire le competenze degli esperti. Se si opta per la seconda metodologia di formazione, è richiesta la tenuta del registro di presenza dei partecipanti da parte del soggetto che realizza l’iniziativa, senza alcun vincolo massimo del numero di interlocutori dell’incontro.

Cosa accade se il professionista non ottempera all’obbligo di aggiornamento?

Arriviamo al nucleo centrale del nostro articolo: molti professionisti hanno dovuto provvedere autonomamente alla propria modalità di aggiornamento preferita, anche in base alle necessità lavorative e formative. Qualora – a seguito di una mancata qualifica – il coordinatore volesse esercitare, sarà impedito nel ruolo precedentemente svolto. Questo si traduce nella normativa secondo cui egli non perderà l’abilitazione precedentemente ottenuta con il primo corso da 120 ore, ma vedrà sospesa la sua possibilità di esercitare concretamente fino a quando non avrà provveduto all’aggiornamento richiesto.

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Si legge infatti: “In caso di mancato completamento dell’aggiornamento del quinquennio previsto, i coordinatori della sicurezza, pur mantenendo il requisito derivato dalla regolare frequenza ai corsi, non potranno esercitare i propri compiti fintanto che non venga completato l’aggiornamento riferito al quinquennio appena concluso.”

La nuova data utile di inizio, inoltre, avrà origine dal giorno seguente all’espletamento dell’ultima richiesta lavorativa. In modo coerente alla regolamentazione del Decreto Legislativo, non potranno esercitare l’attività di coordinatore tutti i professionisti che – ai sensi dell’articolo 98 del medesimo Decreto – non abbiano completato l’aggiornamento stesso per il numero di ore mancante.

Corso di aggiornamento: come calcolare le tempistiche quinquennali?

Il quinquennio di ogni CSP-CSE parte dalla data di ultimazione del corso iniziale di 120 ore. Per quanti, al contrario, avessero già ottemperato a una prima formazione aggiuntiva, la tempistica di riferimento da cui partire per il conteggio del lasso annuale di formazione è il 15 Maggio 2008. Ciò significa nel concreto che, a partire da questa data, sarà necessario contare i quinquenni rispettivamente del 15 Maggio 2013, 15 Maggio 2018 ecc..

Come già detto, è possibile dilazionare le 40 ore di formazione – seppur attestate secondo la regolamentazione vigente – sia in modalità face-to-face sia attraverso appositi portali e-learning riconosciuti e accreditati. Ogni percorso tocca i medesimi argomenti utili alla valorizzazione e all’arricchimento del bagaglio conoscitivo del professionista. Una normativa da tenere a mente e da seguire con minuzia – passo dopo passo – per quanti siano interessati al mantenimento della propria qualifica operativa.

Corso di Aggiornamento Fonti Energie Rinnovabili FER

Il Corso FER Responsabile Tecnico Impianti rappresenta un percorso formativo in grado di abilitare gli operatori che vogliano rivestire il ruolo di tecnici che si occupano dell’installazione e manutenzione di impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Vediamo ora in cosa consiste il corso di abilitazione e quello di aggiornamento professionale, entrambi fondamentali per coloro che vogliono ricoprire questo ruolo lavorativo.

I requisiti per il corso di responsabile tecnico impianti FER

Per prendere parte al Corso FER Responsabile Tecnico Impianti è necessario avere una laurea in materie tecniche relative alla conoscenza della termoidraulica e all’installazione degli impianti, oppure un diploma di scuola superiore che riguardi il ramo dell’attività nella quale si intende operare.
Qualora non si abbia il diploma è possibile sfruttare l’attestato di formazione professionale che si consegue dopo quattro anni svolti a lavorare presso una delle imprese che operano nel settore dell’impiantistica che sfrutta le fonti di energia rinnovabile, quindi:

  • impianti fotovoltaici;
  • fototermoelettrici;
  • pompe di calore;
  • impianti solari e termici.

Per gli stranieri, oltre ai requisiti minimi che devono essere in possesso di un installatore italiano, è richiesta la conoscenza ottimale della lingua italiana, affinché le diverse nozioni possano essere comprese senza alcuna difficoltà durante lo svolgimento corso di formazione per i futuri responsabili installatori degli impianti FER.

corso fer elettrica pannello solare

Il corso FER Responsabile Tecnico Impianti: programma

Per quanto riguarda il programma base che permette ai corsisti di ottenere la qualifica per poter operare in qualità di responsabile tecnico impianti FER, questo è composto da 80 ore complessive, 20 delle quali teoriche e comuni, che riguardano l’analisi dei diversi tipi di impianti, nonché funzioni e altri dettagli comuni a tutte le svariate versioni.

Le altre 60 ore sono invece più specifiche, ovvero si focalizzano su una tipologia di impianto e sono suddivise a loro volta in lezioni teoriche, in cui gli argomenti vengono approfonditi con maggior precisione, nonché pratiche, permettendo al responsabile di essere in grado di operare in maniera corretta sull’impianto.

Al termine del percorso formativo, previo superamento di un esame finale, il corsista conseguirà l’attestato grazie al quale potrà svolgere le diverse mansioni che gli competono, ovvero installare e riparare i suddetti impianti.

Il corso di aggiornamento FER: quando seguirlo

Per quanto concerne il corso di aggiornamento FER, questo deve essere seguito da parte di tutti coloro che hanno già conseguito la qualifica per operare in qualità di responsabile tecnico abilitato alla manutenzione, progettazione e installazione degli impianti, trascorsi 3 anni dalla acquisizione della qualifica.
Il requisito minimo fondamentale per partecipare è proprio quello di essere tecnici che devono semplicemente rinnovare la loro qualifica secondo quanto previsto dalla legge.

Il corso è composto da 16 ore e può essere seguito sia in aula che on line, cioè in modalità e-learning, in entrambi i casi la legge prevede una presenza pari ad almeno l’80% della durata del corso.

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Gli argomenti che vengono affrontati durante il percorso formativo di aggiornamento FER riguardano una parte termica e una elettrica, che contraddistinguono le diverse tipologie degli impianti e che devono essere conosciute da parte del tecnico installatore, le nuove normative in merito agli impianti e alle loro caratteristiche, nonché una parte pratica che comprende l’analisi dei nuovi schemi degli impianti nonché le metodologie corrette per procedere all’installazione.
Durante il percorso di aggiornamento vengono analizzate anche tutte le problematiche che riguardano gli impianti, facendo quindi in modo che lo stesso installatore possa agire con interventi di riparazione ben precisi, in grado di risolvere i vari problemi riscontrati dai clienti, garantendo loro la massima soddisfazione possibile.
Al termine del corso di aggiornamento e superato l’esame finale, verrà conseguita la qualifica grazie alla quale il responsabile potrà continuare a operare in tale ambito.

La prossima scadenza del triennio è il 31/12/2019.

mancato aggiornamento coordinatore sicurezza

Il “Testo Unico per la Sicurezza del Lavoro”

Il “Testo Unico per la Sicurezza del Lavoro” ovvero, il D.lgs. 81/2008 è il testo fondamentale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il D.lgs. 81/2008 è stato pubblicato con la finalità di inserire in modo sistematico ed in un unico testo, tutte le norme che concernono la salvaguardia della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro.
Il “Testo Unico per la Sicurezza del Lavoro”, stabilisce le modalità attraverso cui si debbano obbligatoriamente mettere in atto delle azioni preventive e, più in generale, come e quali provvedimenti è necessario adottare per migliorare il livello di salute e sicurezza dei lavoratori.
Ad esempio, stabilisce l’obbligatorietà dell’adeguamento delle strutture e degli impianti, la valutazione dei rischi, i corsi di formazione per le professionalità coinvolte.
Riguardo ai destinatari, il testo chiarisce che i provvedimenti sono da applicare a qualsiasi azienda, sia essa privata o pubblica, e a tutti i lavoratori con contratto di lavoro subordinato, o autonomi.

Gli obblighi del datore di lavoro

Per prima cosa, il datore di lavoro ha l’obbligo di eseguire una valutazione dei possibili rischi presenti nell’ambiente lavorativo.
Successivamente e, sulla base di tale valutazione, dovrà mettere in pratica tutta una serie di azioni preventive e di protezione al fine di eliminare e comunque limitare i rischi.
Inoltre, sempre il datore di lavoro, dovrà assicurarsi che ogni lavoratore riceva un’adeguata formazione.

Le figure preposte: Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP)

Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP) è una figura necessaria per mantenere un ambiente lavorativo sicuro e sano.
Il compito del RSPP è quello di attuare tutti i processi volti a proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori e per prevenire tutte le situazioni che potrebbero essere per loro rischiose e/o pericolose.
Considerando il D.lgs. 81/2008 , il RSPP deve coordinare “l’insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori”, avvalendosi anche delle competenze di altre figure professionali.

I Compiti del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione

Compito dell’RSPP è quello di redigere insieme al datore di lavoro, al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza e al medico competente, il DVR (Documento della Valutazione dei Rischi).
Nel DVR, che dovrà essere conservato unitamente a tutta la documentazione obbligatoria, dovranno essere indicati tutti i rischi presenti sul luogo di lavoro e i relativi processi di prevenzione e protezione. Inoltre, il RSPP dovrà occuparsi della formazione dei lavoratori, fornendo loro tutte le conoscenze utili per la salvaguardia della loro salute e sicurezza.
Per tale motivo, incarico del RSPP è inoltre quello di redigere un piano di emergenze e di organizzare periodicamente delle riunioni di aggiornamento.

Requisiti per svolgere il compito di RSPP.

Le competenze e le conoscenze del RSPP devono essere adeguate al ruolo anche tenendo in considerazione i rischi e le peculiarità delle diverse attività lavorative dell’azienda.
Risguardo al titolo di studio, si richiede che l’RSPP abbia conseguito il diploma di istruzione secondaria.
Per ricoprire il ruolo inoltre il D.lgs. 81/2008 , impone che esso svolga un adeguata formazione ed un aggiornamento periodico.
Per tutelare la salute e la sicurezza del lavoratori infatti, è richiesto che l’RSPP frequenti dei corsi di formazione specifici, più un aggiornamento  di 40 ore ogni cinque anni.

Le figure preposte: Il Coordinatore della sicurezza nei cantieri temporanei e mobili.

La presenza del Coordinatore della sicurezza è necessaria in tutti i cantieri, siano essi mobili e/o temporanei.

I compiti del responsabile della sicurezza cantiere.

Sono previste due diverse attività, per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori nei cantieri edili.
Una prima fase (quella di progettazione) in cui compito del coordinatore della sicurezza  è la redazione di un fascicolo contenente tutte le norme di sicurezza necessarie per prevenire eventuali situazioni rischiose in cui potrebbero ritrovarsi i lavoratori.
Nella seconda fase invece (quella di esecuzione), il coordinatore per la sicurezza deve monitorare l’andamento del progetto, assicurandosi che sia l’azienda che i dipendenti stiano effettivamente applicando le regole previste nel piano di sicurezza.

Quali sono i requisiti professionali del responsabile sicurezza cantiere.

Il D. lgs. 81/08 stabilisce chiaramente quali sono i requisiti minimi di formazione e di esperienza lavorativa di cui il responsabile sicurezza cantiere deve essere in possesso.
Nello specifico, a seconda di quale sia il titolo di studio (laurea o diploma), è previsto un numero di anni di esperienza lavorativa differente.

Coordinatore della Sicurezza e RSPP: le differenze

Una prima differenza tra le due figure e la diversa obbligatorietà e specificità.
Mentre infatti l’RSPP deve essere sempre nominato, a prescindere di quale sia il settore di riferimento cui l’azienda opera, il coordinatore per la sicurezza è una figura obbligatoria solo in caso di cantieri edili.
Inoltre, rispetto all’RSPP il coordinatore della sicurezza deve necessariamente possedere un titolo di studio affine al settore in cui si troverà ad operare (laurea in ingegneria, architettura, scienze forestali o agrarie, diploma di geometra o di perito tecnico)

L’aggiornamento professionale del coordinatore per la sicurezza.

Così come per RSPP, è necessario che il responsabile sicurezza cantieri frequenti degli specifici corsi di formazione con rilascio di regolare attestato di frequenza.
Inoltre, è prevista anche l’obbligatorietà di aggiornamento.
I corsi di aggiornamento CSP e CSE (coordinatore della sicurezza in fase di progettazione, responsabile della sicurezza cantiere, coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione) hanno, per legge, una durata di 40 ore e, sono necessari per dimostrare che il professionista è ancora in grado di svolgere efficacemente il proprio ruolo.

Coordinatore per la Sicurezza nei Cantieri

Chi è il coordinatore della sicurezza?

Il coordinatore della sicurezza è di massima importanza per salvaguardare la sicurezza sul lavoro e la conformità di tutti i cantieri, provvisori o temporanei. Solitamente colui che è incaricato alla coordinazione della sicurezza nei cantieri mobili, si pone in un ruolo intermedio tra il committente ed il progettista.
Il coordinatore della sicurezza si occupa di pianificare, organizzare e gestire gli aspetti relativi alla sicurezza sul lavoro dei cantieri edili. Poiché sono previsti due fasi (quella di progettazione e quella di esecuzione per la sicurezza nei cantieri), a volte possono essere previste due figure diverse.

Il coordinatore della sicurezza: i riferimenti normativi.

I testi in cui è possibile trovare i riferimenti normativi del coordinatore della sicurezza sono sostanzialmente tre: il Decreto legislativo 626/94, il Decreto legislativo 494/96 e il Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (conosciuto anche con l’acronimo TUSL).
Ovviamente, tutti i corsi CSP e CSE (coordinatore sicurezza per la progettazione e del coordinatore per l’esecuzione dei lavori) sono disciplinati dal D. lgs. 81/08.
Il Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è infatti l’ultimo, in ordine cronologico, ad essere stato emanato dal legislatore e rappresenta, quindi, il riferimento normativo da prendere in considerazione quando si parla di salute e sicurezza del lavoro.

I compiti e le mansioni deputate al Coordinatore della sicurezza.

Il D. lgs. 81/08 nel “Titolo IV Cantieri temporanei e mobile – Capo I Misure per la salute e sicurezza nei cantieri temporanei e mobili” chiarisce il ruolo e le responsabilità del coordinatore sicurezza per la progettazione e del coordinatore per l’esecuzione dei lavori. Nello specifico, il compito del Coordinatore in materia di sicurezza per la progettazione, è quello di redigere il programma per la sicurezza e la progettazione.
Il coordinatore per la progettazione ha la responsabilità di predisporre un fascicolo che contenga tutte le specificità del progetto, al fine di prevenire eventuali rischi in cui potrebbero incorrere i lavoratori.
Il coordinatore per l’esecuzione dei lavori invece, attraverso un continuo monitoraggio, deve assicurarsi che sia imprese che lavoratori, applichino le regole cui è costituito il fascicolo del piano di sicurezza e coordinamento.

Quali sono i requisiti professionali che dovrebbe avere il Coordinatore per la Sicurezza nei Cantieri?

Il Coordinatore per la Sicurezza nei Cantieri ha un ruolo cruciale nella salvaguardia della salute dei lavoratori.
I riferimenti normativi, stabiliscono quali sono i requisiti minimi che devono essere posseduti per svolgere questo ruolo. I coordinatore per la sicurezza nei cantieri può aver conseguito la laurea magistrale in architettura o ingegneria o geologia.
Inoltre, è necessario che venga attestata, dal datore di lavoro o in alternativa dal committente, l’esperienza di almeno un anno in attività lavorative relative al settore edile e delle costruzioni. Nel caso in cui il titolo di studio fosse invece la laurea triennale in ingegneria o architettura, gli anni di esperienza lavorativa richiesta nel settore sono almeno due. Per i diplomati come geometra, perito industriale o perito agrario, la normativa sancisce che è necessaria invece un’esperienza lavorativa di almeno tre anni.

La formazione e l’aggiornamento del coordinatore deputato alla sicurezza nei cantieri.

Oltre allo specifico titolo di studio e alla comprovata esperienza nel settore edile e delle costruzioni, è necessario che il coordinatore deputato alla sicurezza nei cantieri frequenti un corso di formazione specifico per tutte le tematiche efferenti la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il corso di formazione deve rilasciare un attestato di frequenza e deve essere organizzato da enti autorizzati.
Sia per ottenere l’abilitazione al ruolo di coordinatore della sicurezza in fase di progettazione e sia per il ruolo di coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione è necessaria quindi una specifica formazione ed esperienza lavorativa. Questo è di fondamentale importanza poiché il coordinatore della sicurezza deve conoscere a fondo le caratteristiche, le difficoltà e le particolarità del mondo in cui andrà ad operare.

Inoltre, sempre il D.lgs. 81/08 introduce l’obbligo di aggiornamento quinquennale per i professionisti della sicurezza dei cantieri.
I corsi di aggiornamento, permettono di dare prova che le competenze e conoscenze che sono state conseguite a seguito dell’adeguata formazione e dell’esperienza sul campo, siano state mantenute nel tempo.
In sintesi, il corso di aggiornamento coordinatore per la sicurezza, prova che il professionista è ancora in grado di svolgere al meglio tutte le attività che sono previste da questo ruolo.

programma corso RSPP

Il corso di aggiornamento RSPP Modulo B di 40 ore Online, è obbligatorio per chi ricopre il ruolo di responsabile della sicurezza all’interno di un’azienda, trascorsi 5 anni dalla frequenza del corso base. Esso è suddiviso in diversi moduli, ognuno dei quali caratterizzato da un argomento specifico.
Ecco quali sono le diverse tematiche che vengono affrontate durante questo percorso formativo.

L’aspetto giuridico e normativo.

La prima parte del corso è dedicata interamente a tutte le normative che riguardano la sicurezza e la prevenzione dei rischi all’interno dell’impresa. Si porta il discente a conoscenza dei diversi obblighi e compiti che riguardano tale professione e che sono disciplinati dalla legge, offrendo quindi al responsabile quella panoramica generale grazie alla quale potrà identificare meglio il suo ruolo all’interno dell’impresa. Questo modulo, generalmente, viene suddiviso in due parti: la prima è dedicata alla lettura delle diverse normative che riguardano il ruolo mentre, la seconda, prevede la spiegazione accurata delle diverse terminologie utilizzate. In tal modo chi partecipa ai corsi avrà la sicurezza di comprendere, con maggior semplicità, cosa prevede la legge per coloro che rivestono questo particolare ruolo.

I sistemi di gestione e organizzazione del lavoro del responsabile RSPP.

Il secondo argomento fondamentale che viene trattato durante il percorso formativo è rappresentato dalla conoscenza dei sistemi di gestione dei rischi.
I corsisti vengono informati su come gestire, nel migliore dei modi, tutte le differenti situazioni di pericolo che si possono avere in ogni ambito lavorativo, trovando tempestivamente una soluzione per preservare l’integrità psico-fisica dei lavoratori. A questa parte del corso si aggiunge l’organizzazione del lavoro che deve essere svolto da parte del RSPP. L’organizzazione del lavoro deve essere tale da evitare che si creino situazioni di rischio o pericolo per i lavoratori. Pertanto, in questo caso, la parte teorica viene affiancata da quella pratica, rendendo il corso maggiormente semplice e allo stesso tempo in grado di offrire una panoramica generale di cui necessita il corsista, senza tralasciare alcun aspetto.

L’analisi delle fonti di rischio e l’intervento del responsabile RSPP.

L’argomento maggiormente pratico che viene affrontato durante questo percorso è sicuramente quello relativo all’analisi delle fonti di rischio. L’RSPP deve essere in grado di identificare le fonti di rischio all’interno di un qualsiasi ambiente di lavoro e comunicarle tempestivamente ai suoi superiori.
Si prendono in considerazione vari tipi di rischi ai quali possono andare incontro sia lavoratori in una condizione di salute ordinaria, sia categorie particolari, come le donne in gravidanza o persone che si avviano al pensionamento.

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Il corso di aggiornamento RSPP Modulo B di 40 ore Online prevede un’analisi complessiva delle metodologie che permettono di analizzare, in maniera concreta e oggettiva, ogni singolo tipo di rischio, facendo quindi in modo che lo stesso possa essere sottoposto a un corretto tipo di analisi e che metta in risalto l’eventuale pericolo che corre un lavoratore svolgendo quella determinata mansione, evitando quindi allarmismi oppure, di contro, rischi che sono frutto di un’analisi che sottovaluta quel potenziale problema.
L’RSPP imparerà quindi a svolgere delle analisi che si basano su fatti concreti e che prevedano delle situazioni che possono essere definite come realmente rischiose per gli stessi dipendenti di un’azienda.

Le tecniche di comunicazione del responsabile RSPP

Infine, come ultima parte del corso di aggiornamento RSPP Modulo B di 40 ore Online, vi è quella relativa alla comunicazione che vi deve essere sia fra superiori e lavoratori, sia fra lavoratori che operano all’interno di un’ impresa, ovvero i metodi che devono essere adottati per effettuare una comunicazione corretta ed efficace.
Il responsabile, in tal frangente, entrerà in possesso di nuove nozioni grazie alle quali potrà svolgere questa fase di lavoro in maniera impeccabile, offrendo ai dipendenti una valutazione dei rischi completa e comunicandola in maniera adeguata e precisa, prevenendo quindi errori e imprecisioni di ogni genere, che possano far scaturire situazioni di panico non giustificate.

Pertanto, anche in questa circostanza la partecipazione al corso diventa fondamentale per svolgere questo genere di procedura in modo adeguato, evitando di commettere errori difficili da affrontare e che possano avere un impatto negativo sugli stessi dipendenti.

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Questi sono i diversi argomenti che verranno trattati durante questo corso di formazione, ovvero l’aggiornamento RSPP Modulo B di 40 ore Online, che potrà essere seguito su piattaforma e-learning. Agatos Service, ente di formazione con esperienza pluriennale nel settore, offre un percorso formativo completo, nel rispetto delle prescrizioni di legge, per consentirti in poco tempo di acquisire il titolo per continuare a operare come RSPP.

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Se vi stiate chiedendo che differenze incontrerete tra i Moduli A, B, C durante il vostro corso RSPP sappiate che siete nel posto giusto. Sempre più persone che aspirano a diventare Responsabile dei Servizi di Prevenzione e Protezione si chiedono che temi affronteranno durante il corso di formazione che consta di tre moduli.

L’Accordo Stato Regioni del 7/7/2016 mette ordine alla normativa sulla formazione delle figure di RSPP e ASPP delineando le tematiche presenti nei tre moduli, sulla durata e sui contenuti minimi dei percorsi formativi dei moduli A e B. Dopo aver precisato i requisiti minimi per l’accesso alla formazione l’accordo elenca le tematiche che devono essere affrontate all’interno di ogni modulo. È possibile infatti accedere al corso se si è in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore, vi sono inoltre determinate classi di laurea che esonerano dalla frequenza dei corsi di formazione. Vediamo ora invece i temi che affrontano i tre moduli del corso.

Modulo A

Il modulo A vi permetterà di acquisire un’infarinatura generale su quella che è la normativa in tema di salute e sicurezza. Il modulo ha una durata di 28 ore durante le quali saranno esaminate le nozioni di pericolo, rischio, danno, prevenzione e protezione focalizzandosi in particolare su cosa dice il D.Lgs. 81/08 su queste tematiche. Questo modulo vi consentirà quindi di acquisire consapevolezza di come si sono evolute le normative sulla sicurezza e sul lavoro e cosa dicono oggi le direttive europee e le leggi italiane in materia. In particolare si analizzano anche i vari sistemi di prevenzione utilizzati nel pubblico che nel privato. In questo modulo verranno anche esaminate le varie tipologie di rischio e cosa dice la legislazione a riguardo. Il modulo A viene considerato come propedeutico per l’accesso agli altri moduli e vi darà quindi le conoscenze base per lo svolgimento della funzione di RSPP.

Modulo B

Il corso Modulo B invece analizza le tematiche della sicurezza e dei rischi presenti sul luogo di lavoro in tutti i settori produttivi. Il modulo ha una durata di 48 ore ed è propedeutico per specializzarsi in determinati settori quali agricoltura–pesca, attività estrattive-costruzioni, sanità residenziale, chimico-petrolchimico. Questi settori possono essere integrati infatti con determinati moduli di specializzazione. Nel modulo B si vedranno quali sono i rischi più comuni negli ambienti lavorativi, come valutarli e come elaborare i documenti di valutazione del rischio. Si parla quindi di una varietà importante di tematiche che vanno dai rischi da movimentazione da merci fino ad esempio ai rischi di natura psico-sociale. Alla fine del modulo sarete in grado di individuare i pericoli e valutare i rischi presenti all’interno degli ambienti di lavoro e ad individuare le misure di prevenzione e protezione migliori per fare fronte alle varie tipologie di rischio che si possono presentare.

Modulo C

Insieme ai moduli A e modulo B, il modulo C completa la formazione per il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Il modulo ha una durata di 24 ore e e si incentra sulle abilità relazionali e gestionali che questo tipo di figure professionali devono avere. All’interno del modulo si esamina quindi l’organizzazione e i sistemi di gestioni di sicurezza e si analizzano in particolare gli aspetti della comunicazione e relazionali associati sempre a queste tematiche. In ultima istanza il modulo affronta anche la questione del benessere organizzativo e i rischi di natura ergonomica che possono sorgere all’interno dei vari ambienti lavorativi. Questo modulo vi consentirà quindi di poter affinare le vostre abilità gestionali e relazioni e di saper realizzare una corretta informazione sul posto di lavoro.

Alla fine di ogni modulo verrà svolta una valutazione su quello che avete appreso. Anche quando avrete il titolo di RSPP non scordatevi che nel quinquennio dovrete partecipare a dei corsi di aggiornamento della durata totale di 40 ore. I corsi di aggiornamento sono infatti fondamentali per rimanere al passo con le nuove tecnologie e innovazioni che si stanno sviluppando in materia di sicurezza lavorativa. Vi ricordiamo infine che la normativa riguardante il RSPP si ritrova all’interno del D.Lgs. 81/08. Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione è una figura giuridica prevista dall’ordinamento italiano in materia di sicurezza sul lavoro, diventare un RSPP non può che aprirvi nuove porte per il vostro futuro professionale.

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    La figura del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, prevista come obbligatoria all’interno di un’azienda dal D.Lgs. 81/2008, è quella figura professionale che si occupa di avere le conoscenze adatte per garantire la sicurezza sul luogo di lavoro e applicarle ove necessario. L’incarico può essere ricoperto dal datore di lavoro o da un consulente esterno, a seconda del tipo di azienda e del numero di dipendenti, vi sono poi situazioni in cui sono richiesti anche i cosiddetti “ASPP“, Addetti al Servizio Prevenzione e Protezione.

    Quando è richiesto l’RSPP?

    La funzione di RSPP può essere esercitata anche dal datore di lavoro se si tratta di particolari tipi di aziende: artigiane o industriali con 30 lavoratori massimi, così come le agricole e zooteniche fino a 10 occupati, le ittiche con massimo 20 lavoratori e in altri settori fino a 200 dipendenti, possono far ricoprire la figura dell’RSPP al datore di lavoro, ma solo dopo che questo abbia frequentato un corso di formazione di almeno 16 ore, conseguendo quindi l’attestazione della conoscenza della sicurezza sui luoghi di lavoro e impegnandosi ad aggiornarsi periodicamente a riguardo.
    In questi casi, la scelta di nominare un dipendente come RSPP è facoltativa, mentre in tutti gli altri casi dovrà essere un consulente esterno a ricoprire tale ruolo.

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    Gli ASPP sono coloro che invece, sulla base dei piani elaborati dall’RSPP, che è incaricato d’individuare i fattori di rischio nell’azienda, svolgono il compito di tenere aggiornato l’RSPP e far rispettare le norme di sicurezza.

    Cosa è richiesto ad un RSPP? È necessario un corso?

    Tramite un corso formativo saranno conseguite le conoscenze necessarie per diventare un Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, ma quali sono gli effettivi incarichi e azioni che questa figura esegue?
    Innanzitutto l’RSPP è responsabile di trovare i fattori di rischio presenti sul luogo di lavoro in cui opera. L’analisi delle situazioni e dei luoghi è essenziale per determinare le norme di sicurezza da far adottare ai lavoratori. Se l’RSPP non coincide col datore di lavoro, le due figure devono collaborare nella valutazione dei rischi, nell’elaborare misure preventive e di protezione e per tutto ciò che concerne la sicurezza sul lavoro.

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    Conseguire un attestato è legalmente necessario per poter operare come responsabile della sicurezza, così come aggiornarsi periodicamente, ogni 5 anni.

    È possibile essere ASPP con un corso da RSPP?

    Aver conseguito conoscenze di un ruolo “superiore”, rende possibile anche lo svolgimento delle mansioni “inferiori”. In ogni caso, gli ASPP dovranno essere in possesso di uno specifico attestato, per garantire che sappiano svolgere la propria funzione e, nel caso, consigliare l’RSPP riguardo ulteriori misure di sicurezza o revisioni di quest’ultime.

    Quanto dura un corso e come è possibile frequentarlo?

    Un corso per RSPP dura fra le 16 e 48 ore a seconda del settore ATECO dell’azienda. Il corso base deve essere seguito necessariamente in aula, mentre l’aggiornamento può anche essere erogato on line, tramite piattaforma e-learning.

    Agatos Service, ente di formazione con esperienza pluriennale nel settore, offre percorsi formativi on line di Aggiornamento RSPP adatti alle vostre esigenze, per mantenere il titolo già acquisito e poter continuare a operare come responsabile della sicurezza.

    In conclusione

    Il corso RSPP è obbligatorio per legge?

    Chiunque debba ricoprire l’incarico di RSPP è obbligato a seguire un corso di formazione legalmente riconosciuto, sia egli il datore di lavoro o un consulente esterno.